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  • domenica 13 Giugno 2010

Gli mancava solo questo

Ma quindi davvero gli americani hanno imparato a giocare a pallone?

Dai Cosmos alla bancarotta degli anni Novanta, dal boom del 2000 alla consacrazione di questi anni

In principio furono i Cosmos. La squadra di calcio di New York, fondata nel 1970, che negli anni Ottanta mise insieme una squadra di campioni a fine carriera pagandoli una quantità smisurata di quattrini: da Pelè a Franz Beckenbauer, da Giorgio Chinaglia a Carlos Alberto, da Johan Cruyff a Vladislav Bogićević, da Johan Neeskens a François Vander Elst. Il campionato di calcio statunitense – la NASL – assomigliava a quello che oggi è il campionato del Qatar o degli Emirati Arabi: enormi quantità di denaro e squadre composte da calciatori poco più che dilettanti e quasi ex giocatori reduci da grandi carriere all’estero.

Nel 1984 la NASL affonda per bancarotta, e con lei anche i New York Cosmos. Per avere una nuova lega professionistica degna di questo nome bisogna attendere il 1993, con la nascita della Major League Soccer. Nel 1994 è la volta del campionato del mondo, che nelle intenzioni della FIFA e di molti appassionati americani avrebbe dovuto aprire al gioco del calcio un nuovo mercato, tanto grande quanto ricco. Il tentativo ebbe un successo piuttosto ridotto, specie per chi sperava che il campionato di calcio americano avrebbe potuto contendere i migliori giocatori alle squadre di calcio europee. La squadra nazionale però iniziò a diventare qualcosa di più serio e professionale di quanto fosse una volta.

Ai mondiali del 2002 la nazionale statunitense arrivò ai quarti di finale, dopo aver battuto il Portogallo nel girone eliminatorio. Nel marzo del 2006 fu eliminata al primo turno, ma fece soffrire l’Italia: nel corso dell’anno arrivò al quinto posto del ranking FIFA. Un anno dopo, ai mondiali under 20, hanno battuto il Brasile e l’Uruguay. Nel 2009 hanno disputato la Confederations Cup, eliminando la Spagna campione d’Europa e arrendendosi in finale al Brasile, in una partita che li aveva visti in vantaggio di due gol.
https://www.youtube.com/watch?v=FoEbwoik1Hc
E parliamo del calcio maschile. Tra le donne, il calcio è lo sport americano per eccellenza: la nazionale statunitense ha vinto due mondiali – nel 1991 e nel 1999 e tre medaglie d’oro alle Olimpiadi, nel 1996, nel 2004 e nel 2008. Ieri è andata come sappiamo: la nazionale statunitense ha fermato sul pari la nazionale inglese, ritenuta una delle squadre più forti e meglio attrezzate in vista della vittoria finale. Secondo Bill Saporito, su Time, noi europei faremo meglio ad abituarci.

Fatevene una ragione, voi nel mondo: gli Stati Uniti giocheranno, guarderanno, compreranno, organizzeranno e possiederanno il vostro sport, prima o poi. “L’America è sempre stata il centro dell’universo, che si parli di sport, di cultura o di politica”, dice Don Garber, presidente della MLS. “Dal momento che il calcio è diventato uno sport globale, mi sembra sensato che l’America salti sul carro”. Se si esclude il Sudafrica, l’America è stato il paese che ha venduto più biglietti per le partite dei mondiali. ESPN e Univision hanno speso 425 milioni di dollari per assicurarsi i diritti di trasmissioni delle partite – più di qualsiasi altro paese al mondo. Nel 2002 i diritti televisivi erano costati appena 40 milioni. “Il calcio sta per diventare un fenomeno quotidiano”, dice John Skipper, vice presidente esecutivo di ESPN. La sua società lo farà diventare un fenomeno quotidiano, trasmettendo ogni partita sulla ABC o su ESPN: e gli spazi pubblicitari sono già andati a ruba.

Anche prima di questi mondiali, il calcio aveva messo radici nella nostra cultura. L’arrivo di David Beckham nella MLS quasi tre anni fa ci ha dato titoli e grande attenzione, ma sarebbe successo a qualsiasi paese in cui lui e sua moglie avrebbero deciso di mettere piede. Ma quando Vanity Fair mette in copertina due stelle del calcio straniero – l’ivoriano Didier Drogba e il portoghese Cristiano Ronaldo – allora vuol dire che il calcio è diventato una cosa che conta. Lo scorso maggio, FOX ha fatto spostare la partita di baseball tra Yankees e Mets dal pomeriggio alla sera, per poter trasmettere in diretta la finale di Champions League tra Inter e Bayern Monaco. Il passatempo nazionale è stato spodestato dal passatempo planetario.