A che punto è il Sudafrica

Il paese è pronto per ospitare i Mondiali di calcio, ma i problemi da affrontare a evento finito saranno molti

Corruzione, violenza, malasanità, disoccupazione e bassi livelli di istruzione affliggono il Sudafrica

Tra meno di una settimana iniziano i primi mondiali giocati in Africa della storia:  il prossimo 11 giugno lo stadio Soccer City di Soweto, quartiere della capitale sudafricana Johannesburg, ospiterà la partita inaugurale. L’Economist di questa settimana fa un bilancio preventivo delle condizioni politiche ed economiche del paese in questa vigilia, cominciando col congratularsi per lo sforzo per l’allestimento. Nel corso degli ultimi quattro anni lo stato si è dato molto da fare per preparare i mondiali e smentire le previsioni degli scettici, che prospettavano un fallimento della macchina organizzativa.

Con dieci stadi spettacolari nuovi o restaurati, aeroporti nuovi o rinnovati, centinaia di chilometri di nuove autostrade e vie cittadine, e il primo treno ad alta velocità del continente pronto e funzionante (da pochissimo), il Sud Africa va giustamente fiero degli obiettivi raggiunti. E non si sta preparando solamente per la Coppa del Mondo.

I numerosi investimenti da miliardi di dollari per preparare l’evento sportivo hanno infatti attirato numerose compagnie private, banche e società finanziarie. Il Sudafrica è la più importante economia dell’Africa, la 24esima del mondo, e il paese realizza da solo il 40% circa del prodotto interno lordo dell’intera area subsahariana.

Ed è anche una delle democrazie più compiute del continente, regolata da una costituzione moderna e progressista, conquistata dopo decenni di divisioni e contrasti tra la popolazione.  L’unico stato africano a essere membro del G20 ha anche un seggio, biennale, presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

La crisi economica non ha colpito più di tanto il Sudafrica, che come altri paesi del continente può fare affidamento su una economia resa stabile dalle grandi risorse minerarie. Da qui, l’editoriale dell’Economist comincia però a elencare i problemi del Sudafrica. Livelli altissimi di corruzione nel settore pubblico. Il più alto tasso di disoccupazione del mondo: un sudafricano su tre non lavora. Uno su otto è sieropositivo. Gli ospedali pubblici sono definiti “trappole mortali” dallo stesso ministro della Salute. L’80% delle scuole è ritenuto inadeguato. Altissima diffusione di abuso di droghe e alcool. Infrastrutture fatiscenti. Strade pericolossisme.

Grazie alle leggi per favorire l’integrazione dei neri, una piccola borghesia di africani di colore sta emergendo, eppure il 40% della popolazione vive ancora con meno di due dollari al giorno. Tragicamente, dalla fine dell’apartheid le diseguaglianze in Sudafrica sono aumentate. […] Appena 16 anni fa, l’African National Congress (ANC) ereditò un paese potenzialmente in bancarotta, pervaso dai contrasti razziali e scosso dalla povertà. Nonostante vi siano stati dei miglioramenti, coloro che vivono da disoccupati nelle baracche nei quartieri per neri hanno bisogno di qualcosa di più. Molti giovani sono sull’orlo della disperazione. Le proteste violente si stanno diffondendo.

Sorprendendo numerosi analisti politici, critici nei confronti della sua leadership, il controverso presidente sudafricano Zuma sta facendo meglio del previsto per il paese, sostiene l’Economist. Compatibilmente con la situazione, Zuma ha provato ad affrontare i problemi legati alla corruzione, al crimine, alla povertà e agli scarsi livelli di istruzione. Il suo partito è però diviso al proprio interno e Zuma non propone al momento una visione più ampia sui problemi del paese.

Deve mostrare che può cambiare le cose. C’è chi dubita persino che possa arrivare alla fine dei cinque anni del mandato. Adesso che si intonano gli inni e i giocatori scendono in campo, il Sudafrica può godersi questa soddisfazione. Ma poi ci sarà da lavorare parecchio.

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