• Mondo
  • venerdì 4 Giugno 2010

Mavi Marmara, la versione degli aggressori

L'intervista del Jerusalem Post al soldato israeliano che ha partecipato all'assalto della Mavi Marmara

"S. ha fatto un lavoro notevole. Ha controllato la situazione ed è riuscito a uccidere sei terroristi"

Il quotidiano israeliano Jerusalem Post ha intervistato uno dei soldati speciali che lunedì scorso ha partecipato all’attacco della Mavi Marmara, la nave di aiuti umanitari diretta a Gaza, in cui sono morte nove persone. Il soldato, rimasto anonimo e idenficato con la lettera S., ha dato al giornale una versione dei fatti ben precisa, che si distanzia dalla maggior parte di quelle circolate nei giorni scorsi che il Post ha riassunto in questo articolo.

Il Jerusalem Post riassume così il racconto degli avvenimenti di S, dal momento in cui si è calato dall’elicottero Black Hawk con la fune in poi.

Guardandosi intorno, ha visto i suoi tre comandanti a terra, feriti — uno da un colpo di pistola allo stomaco, un altro con un colpo al ginocchio. Il terzo era incosciente, aveva il cranio fratturato dal colpo di una sbarra di metallo.

Come prossimo nella gerarchia militare, S., che è stato nel corpo speciale della marina israeliana per tre anni e mezzo, ha preso immediatamente il comando.

Ha spinto i feriti contro il lato del ponte, formando intorno a loro un perimetro di soldati per potere iniziare a soccorrerli. Ha poi ordinato ai suoi uomini di formare un secondo perimetro, e ha tirato fuori la sua Glock 9mm per tenere lontani gli assalitori e proteggere i feriti.

Gli assalitori erano già riusciti a sottrarre due pistole ai soldati, e stavano sparando ripetutamente contro di loro. Dovendo affrontare più di una decina di uomini, e ormai certi che la loro vita fosse in pericolo, lui e i suoi soldati hanno aperto il fuoco. S, da solo, ha ucciso sei persone. I suoi compagni altre tre.

I “terroristi”, come li chiama S., si sono disposti in gruppi da venti coprendo diverse zone del ponte, e indossavano tutti maschere antigas e giubbotti antiproiettili. Secondo l’esercito, oltre alle sbarre di metallo, i coltelli e le molotov, avrebbero avuto anche armi da fuoco, che sarebbero poi state gettate in mare. Secondo S., quelli sulla nave non sarebbero stati semplici civili, ma uomini ben addestrati tra cui probabilmente diversi ex militari: secondo le parole del soldato, gli uomini sulla nave non avrebbero battuto ciglio di fronte alle granate stordenti lanciate dagli israeliani. Come, appunto, solo un soldato ben addestrato potrebbe fare.

I soldati hanno inoltre dichiarato che, a differenza di quanto detto nei giorni scorsi, avrebbero iniziato a usare le armi solo un minuto e mezzo dopo essere saliti sulla nave, e solo a causa delle violenze ricevute.

L’esercito israeliano sta ora considerando di dare una medaglia al valore a S., a cui arrivano anche i complimenti da uno dei suoi comandanti, il tenente colonnello T.:

S. ha fatto un lavoro notevole. Ha controllato la situazione ed è riuscito a uccidere sei terroristi.