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  • martedì 1 giugno 2010

Sugli abusi, gli USA stanno col Vaticano?

La Corte Suprema potrebbe considerare il Vaticano uno stato sovrano, concedendo l'immunità al Papa

Sarebbe un errore gigantesco e una vergogna, scrive Christopher Hitchens su Slate

Tutti i resoconti e le analisi dei casi di pedofilia nella chiesa cattolica venuti fuori negli ultimi mesi e negli ultimi anni finiscono inevitabilmente per avvitarsi – e lì diventare particolarmente divisivi e controversi – quando si arriva attorno al ruolo del Vaticano. Si arriva alla strategia di copertura e insabbiamento che la Chiesa ha messo in piedi in molti di questi casi e a quanto queste decisioni siano state prese in alto nella scala gerarchica. Complica ulteriormente la situazione il fatto che l’attuale capo dello stato vaticano e della Chiesa cattolica, Joseph Ratzinger, prima di diventare papa ha presieduto la congregazione per la dottrina della fede. E quindi le eventuali responsabilità di Ratzinger durante il suo precedente incarico oggi sono le eventuali responsabilità del capo della Chiesa cattolica e capo del Vaticano. Ma il Vaticano è uno stato come gli altri, uno stato sovrano? La questione non è chiara, eppure è fondamentale: il ruolo di capo di stato infatti potrebbe garantire – e garantisce, di fatto – a Ratzinger un’immunità diplomatica che il ruolo di leader religioso ovviamente non basta ad assicurargli.

La decisione sul dare o meno l’immunità diplomatica a Ratzinger è in mano alle magistrature dei governi del mondo e ai loro stati: alcuni potranno decidere di perseguirlo, altri potranno considerarlo immune. Christopher Hitchens su Slate si occupa della decisione del governo americano, e di come l’attuale composizione della Corte suprema possa condizionarla. Hitchens, polemista di lungo e agguerrito curriculum anticlericale, comincia il suo ragionamento raccontando di una delle ultime decisioni di Elena Kagan da consulente legale della Casa Bianca, prima di essere nominata giudice della Corte suprema: dare assistenza legale alla Corte stessa perché la legislazione degli Stati Uniti sia adottato lo stesso punto di vista.

Ci sono un sacco di affascinanti considerazioni da fare. Bisognerebbe ricordare, intanto, che la maggioranza dei giudici della Corte suprema è di religione cattolica. E presto avremo una Corte senza alcun protestante e senza alcun “difensore della laicità”: una Corte che dovrà esprimersi su questioni centrali per le credenze religiose dei suoi membri, che sono naturalmente portati a considerare Joseph Ratzinger il vicario di Cristo in terra. Tenteranno di uscirne proclamandolo soltanto capo di un governo straniero, sperando che questo possa alleviare le loro coscienze?

Anche dovessero decidere così, dice Hitchens, questo non cancellerà la terribile domanda sulle responsabilità del Vaticano nella distruzione di così tante infanzie e nella protezione di così tanti criminali incalliti. Inoltre, si tratterebbe di una decisione clamorosamente contraddittoria rispetto a molti altri precedenti legislativi statunitensi. Hitchens fa un esempio piuttosto eloquente.

Ogni anno il Congresso impegna il Dipartimento di Stato a stilare un rapporto sulla situazione dei diritti umani in tutti i paesi con cui gli Stati Uniti intrattengono relazioni ufficiali. Nonostante questo, non esiste alcun rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani in Vaticano. Interpellato sulle ragioni di questa lacuna, il Dipartimento di Stato ha detto che in materia di diritti umani il Vaticano non viene considerato uno stato.

Hitchens prosegue ricordando che il Vaticano fa parte delle Nazioni Unite solo in qualità di osservatore. Quindi se la Corte Suprema dovesse stabilire che il Vaticano è uno stato sovrano, allora non può che essere soggetto alle leggi internazionali sul trattamento dei bambini, e quindi renderne conto. Come farà la Casa Bianca a tirarsi fuori da questo dilemma?

Tutta la vicenda prende inizio da una sentenza del 1976 della Corte d’appello, che effettivamente conferisce l’immunità al capo del Vaticano. Una sentenza a suo modo illuminante.

Il caso riguarda una vittima di abusi in Oregon. Il prete colpevole venne trasferito in varie parrocchie, dall’Irlanda a Chicago, e mai denunciato. Alcuni avevano chiesto alla Corte di considerare i preti come impiegati del Vaticano, e di considerare quindi il Vaticano responsabile delle loro azioni. La risposta della Chiesa a quest’accusa fu assurda: dissero che il Papa esercita solo un’autorità morale, e non un controllo materiale e concreto. La prima cosa che salta all’occhio è che questo è in palese contraddizione con la pretesa del Vaticano di essere uno stato sovrano.

Inoltre, ricorda Hitchens, il Vaticano non ha affatto rinunciato a esercitare il proprio potere concreto e materiale nei casi di preti che hanno espresso posizioni distanti dalla dottrina classica su questioni come l’aborto o il divorzio. Tutt’altro.

È stato lo stesso Ratzinger a invitare il vescovo negazionista Williamson a riconciliarsi con la Chiesa pur di ingraziarsi l’ala più reazionaria del cattolicesimo. È stato il Vaticano a fornire riparo e soccorso al cardinale Low a seguito della sua disastrosa condotta a Boston. E ora improvvisamente scopriamo che la Chiesa non è realmente responsabile per le azioni di chi ha fatto giuramento di obbedienza ai suoi superiori? Non sta in piedi. Stato o non stato, la Chiesa è una corporazione internazionale molto gerarchica e disciplinata, che non garantisce nessuna autonomia alle sue branche e può essere ritenuta responsabile dei disastri dei suoi membri esattamente come faremo con la British Petroleum.

Secondo Hitchens sarebbe una disgrazia se la Corte suprema dovesse ribaltare quella sentenza, considerando il Vaticano uno stato sovrano.

Dov’erano i difensori della legge di questa nazione, le sue forze dell’ordine, quando tutto questo succedeva? Non pensavano che il loro dovere supremo fosse fare gli interessi dei più deboli e vulnerabili? Oggi l’olimpo del sistema legislativo americano si occupa di questa vicenda, ma lo fa schierandosi dalla parte di un’istituzione che si è irreparabilmente macchiata di crimini. Elena Kagan e i suoi colleghi della Corte dovrebbero vergognarsene, e così anche il Presidente, che parla così spesso di diritti umani e uguaglianza davanti alla legge.

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