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  • lunedì 17 Maggio 2010

“Non lavorano per noi”

Per il Vaticano i vescovi hanno ampi margini di autonomia e non sono controllati direttamente da Roma

La causa legale in discussione negli Stati Uniti potrebbe portare a una class action contro la Santa Sede

Nella giornata di oggi il Vaticano dovrà difendersi in un’aula di tribunale degli Stati Uniti dall’accusa di non aver preso provvedimenti nei confronti dei vescovi coinvolti nei casi di pedofilia. Gli avvocati della Santa Sede, spiega l’Associated Press, orienteranno la loro difesa su un punto chiave: i vescovi non sono come dei comuni impiegati, hanno ampi margini di autonomia e non sono controllati direttamente da Roma. Una linea già seguita in altri casi, ma che potrebbe rivelarsi insufficiente davanti alla determinazione dell’avvocato William McMurry, che sta seguendo le vittime del caso.

L’accusa cercherà di dimostrare che il documento riservato “Crimen Sollicitations”, emesso dal Vaticano nel 1962, escludeva sostanzialmente la possibilità per i vescovi di denunciare gli abusi sessuali alle autorità giudiziarie, invitando gli alti prelati a risolvere internamente questo genere di problemi. Secondo McMurry, che ha istituito il caso a Louisville (Kentucky), il documento costituirebbe la “pistola fumante”, la prova indubitabile della volontà del Vaticano di insabbiare:

“È la prova di una politica “scritta” che richiede che non sia fatto alcun cenno da parte di un vescovo nel caso di abusi sessuali da parte di un prete. Poiché il nostro caso, a differenza di altri, vuole far rispondere il Vaticano per le mancate denunce da parte dei vescovi verso le autorità civili, qualsiasi politica che mette un bavaglio a un vescovo diventa materiale rilevante.”

Jeffrey Lena, l’avvocato della Santa Sede per gli Stati Uniti, contesta le tesi e le accuse di McMurry. Per il legale non ci sono prove tali per dimostrare che il documento “Crimen Sollicitationis” fosse conosciuto dai responsabili dell’arcidiocesi, ma se anche così fosse il testo non obbliga in alcun modo gli alti prelati a nascondere i casi di abusi e pedofilia alle autorità civili.

Il Vaticano è chiamato a difendersi in una azione legale avviata nel 2004 da tre uomini che affermano di aver subito abusi da alcuni preti quando erano adolescenti. La vicenda non è un caso isolato e McMurry sta cercando di raccogliere altre testimonianze, utili per dar vita a una class action contro la Santa Sede. In passato l’avvocato si era già occupato di 243 vittime di abusi sessuali nell’arcidiocesi di Louisville, che avevano infine spuntato un risarcimento di circa 25 milioni di dollari.

La Santa Sede porterà avanti una difesa già sperimentata in casi simili:

Il Vaticano dovrebbe sostenere che i vescovi non sono suoi impiegati poiché non sono pagati da Roma, non agiscono per conto di Roma e non sono controllati giorno per giorno dal papa – elementi che in tribunale vengono utilizzati per decidere se i datori di lavoro siano o meno responsabili per le azioni dei loro impiegati. [Lena] sostiene che cercherà di convincere la corte a non utilizzare la natura religiosa del rapporto tra vescovi e papa come una base per una causa civile, poiché ciò porterebbe la corte in una complessa analisi della dottrina religiosa in piedi dal tempo degli apostoli.

McMurry non condivide questa visione: il papa sceglie, disciplina e rimuove i vescovi, cosa che implica un certo controllo da parte di Roma sulle arcidiocesi. Inoltre, se un vescovo vuole spendere più di 5 milioni di dollari deve ottenere un esplicito permesso dalla Santa Sede, via libera che serve anche nel caso di un permesso sabbatico trimestrale. I rapporti tra Vaticano e vescovi sarebbero dunque più stretti di quanto sostenuto da Lena.