• Mondo
  • venerdì 14 Maggio 2010

Il Vaticano in tribunale

Tre uomini del Kentucky hanno fatto causa al Vaticano per aver promosso un atteggiamento omertoso dei vescovi statunitensi sui casi di pedofilia

Jeffrey Lena, avvocato della Santa Sede per gli Stati Uniti, risponde che il Vaticano non può essere ritenuto diretto responsabile del comportamento dei vescovi

Finora sono state questioni “interne”, dal punto di vista delle conseguenze pratiche. Ma rischia di arrivare il momento in cui il Vaticano dovrà difendersi a processo sulle vicende di abusi sessuali. Lo racconta oggi Ashby Jones sul Wall Street Journal, facendo il punto della vicenda: la Chiesa Cattolica potrebbe essere accusata in un tribunale statunitense di aver ordinato ai vescovi americani di coprire le prove degli abusi sessuali su minori. Nei documenti processuali attesi per la prossima settimana, il Vaticano produrrà una panoramica complessiva su come intende difendersi dalle accuse e scongiurare il processo.

“Quelle accuse sono false”, dice Jeffrey Lena, avvocato della Santa Sede per gli Stati Uniti. “I nostri documenti sono tesi a dimostrarlo”.

L’accusa al Vaticano fu mossa per la prima volta nel 2004: la causa fu depositata a Louisville, Kentucky, da parte di tre uomini che dissero di aver subito abusi da preti cattolici in Kentucky quando erano bambini. Per anni il caso del Kentucky è rimasto in sospeso perché i giudici dovevano stabilire se fosse possibile aprire un processo negli Stati Uniti contro il Vaticano, considerato uno stato sovrano. Nella causa, per la quale è stato richiesto lo status di class-action in nome di altre vittime presunte, si accusa il Vaticano di aver istruito i vescovi degli Stati Uniti a mantenere il segreto nel caso venissero a conoscenza di casi comprovati di abusi o di accuse di abusi rivolte a preti della loro diocesi.

Questa politica, secondo l’accusa, ha fatto sì che si creasse un clima di tolleranza verso gli abusi. William McMurry, l’avvocato che rappresenta le vittime nel caso del Kentucky, sostiene:”È tempo che la responsabilità ricada dove dovrebbe, sulle spalle dei vertici della Chiesa, che hanno sistematicamente ordinato ai vescovi di rimanere in silenzio di fronte a comportamenti criminali”. Lena controbatte che se alcuni vescovi sicuramente hanno commesso l’errore di non muovere le opportune segnalazioni, la Santa Sede non può essere considerata responsabile.

Il Vaticano, secondo l’avvocato Lena (qui intervistato dalla Stampa), imposterà la sua difesa sul fatto che i vescovi americani non siano suoi dipendenti e che la Santa Sede non abbia mai vietato di denunciare gli abusi alle autorità. Gli argomenti chiave, spiega, saranno due. Come primo passo la difesa dimostrerà che Crimen Sollicitationis, (il documento privato emesso dal Vaticano nel 1962 per volere di Pio XI, e diretto a tutti i vescovi), non vietava in nessun modo di denunciare gli abusi sessuali alle autorità civili. L’accusa sostiene che il documento istruisse i vescovi a tacere i casi di abusi, ma Lena ribatte che  la Santa Sede non stabilì mai l’obbligo di non denunciare. Il Vaticano contesterà anche l’affermazione dell’accusa secondo cui la Santa Sede è il “datore di lavoro” dei vescovi (e quindi dell’arcivescovo di Louisville) ed è quindi resposabile della loro condotta. Per la difesa non c’è questo tipo di rapporto tra Vaticano e vertici delle diocesi.

Spiega Lena che benché i vescovi facciano riferimento diretto al Papa, non possono essere considerati dipendenti della Santa Sede: “Il Papa non paga salari né paga i premi di assicurazione delle diocesi. Un vescovo prende decisioni indipendenti dal Vaticano su dove mandare i suoi sacerdoti, su chi assumere, e su altre cose necessarie a governare la sua diocesi. L’amministrazione quotidiana della diocesi è quasi esclusivamente nelle mani dei vescovi.”

Il processo incombe in un periodo di nuove accuse mosse alla Chiesa Cattolica, e parallelamente a un’altra causa del genere intentata in Wisconsin; i vertici della Chiesa, incluso Papa Benedetto XVI all’epoca in cui era Cardinale, sono stati recentemente accusati di non aver saputo trattare con trasparenza e rapidità i casi emersi negli Stati Uniti ed in Europa.

Il Vaticano ha negato di aver agito scorrettamente nei casi in cui è stato accusato di non aver sanzionato tempestivamente i preti colpevoli. Ha ammesso gli abusi e ha porto le sue scuse per i casi avvenuti. Benedetto XVI martedì ha esortato la Chiesa ad assumersi la responsabilità della crisi,  individuando in essa “un profondo bisogno” di ”imparare il perdono ed anche la necessita’ della giustizia”, e sottolineando che ”il perdono non sostituisce la giustizia”. Lena nega che il discorso fosse un invito a lasciar cadere ogni proposito di muovere una causa contro il Vaticano. La Santa Sede, dice, non “non è assolutamente coinvolta negli atti terribili commessi da alcuni sacerdoti di Louisville” e il tentativo di stabilire un legame tra quei crimini ed il Vaticano è privo di basi. Se Lena fallisse nel far sì che il giudice federale John Heyburn rigetti il caso, il processo avrebbe inizio. Dice Joseph Della Penna, un professore della Villanova University School of Law: “Per quanto ne so, una causa contro il Vaticano non è mai arrivata così avanti”.