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  • giovedì 13 Maggio 2010

In difesa dei voli africani

I media hanno raccontato lo schianto a Tripoli con numerosi errori e imprecisioni

Definire poco sicure tutte le compagnie aeree africane è una pericolosa generalizzazione

Lo schianto dell’Airbus A330 della Afriqiyah Airways avvenuto a pochi metri dalla pista dell’aeroporto di Tripoli (Libia) è stato seguito con attenzione dai media nella giornata di ieri. Le informazioni messe a disposizione dalle autorità sono state inizialmente carenti, così non sono mancati gli errori e le imprecisioni da parte dei mezzi di informazione, come spiega il pilota Patrick Smith nella propria rubrica Ask the Pilot su Salon.

Il modello dell’aeroplano che si è schiantato al suolo è stato, per esempio, paragonato all’Airbus che planò sulle acque del fiume Hudson a poche decine di metri dai grattacieli di Manhattan lo scorso gennaio 2009. Errore: quello dell’abile manovra sul fiume di New York era un Airbus A320, un velivolo piccolo per breve tratte, mentre l’aeroplano di Tripoli era un Aribus A330 per gli spostamenti lunghi e dunque anche più grande.

Questo è solamente il secondo incidente con un A330 ad aver causato vittime. L’altro era stato lo schianto del volo 447 dell’AirFrance un anno fa al largo delle coste del Brasile. L’aeroplano è entrato in servizio nel 1994 e ne sono stati costruiti oltre 600 modelli.

Altre tv hanno, invece, sostenuto che le linee aeree africane abbiano bassi livelli di sicurezza, tra i peggiori al mondo. Secondo il pilota di Salon chi afferma qualcosa del genere dovrebbe essere allontanato all’istante dallo studio televisivo in cui si trova, possibilmente con «del nastro adesivo attaccato alla bocca». Bollare come poco sicure tutte le compagnie aeree di un continente è una generalizzazione superficiale, che non aiuta a comprendere le effettive cause pregresse che possono poi portare a incidenti tragici come quello di ieri in Libia.

Statisticamente, i dati sugli incidenti in Africa sono i peggiori al mondo, questo è vero. Tuttavia, così facendo si dipinge con un pennello molto molto largo. Tanto per cominciare, l’Africa è un enorme continente e dipende molto dalla regione alla quale si bada. I principali colpevoli sono i paesi a occidente, centrali e sub-sahariani, non il nord. La Libia, faccio presente, è a poca distanza dalla Tunisia, patria della celebre Tunisair, una delle poche compagnie aeree del globo con un perfetto ruolino di sicurezza. Non ha mai registrato un solo incidente.

Le statistiche sulla sicurezza aerea in Africa sono inoltre falsate dalla presenza dei voli cargo. I servizi di trasporto in aereo delle merci sono gestiti spesso da piccole compagnie aeree, mal controllate, a volte ai margini della legalità e dotate di apparecchi datati e con scarsa manutenzione. Volare su un aeroplano della Tunisair o delle South African Airways è una cosa, viaggiare su un aeroplano cargo è un’avventura ben diversa.

Infine, ricorda Smith, la compagnia aerea dell’incidente di ieri, Afriqiyah Airways, è una piccola società nata nel 2001 per far concorrenza alla storica Libyan Arab Airlines. La compagnia non ha dunque molte statistiche di sicurezza all’attivo, conta una dozzina di aeromobili e fino a ora non era incappata in particolari problemi di sicurezza o in sanzioni da parte delle autorità del volo.

Ho incontrato e chiacchierato qualche volta con i piloti dell’Afriqiyah. Abbiamo parlato di aeroplani, del training, delle condizioni di lavoro, di tutte quelle cose di cui tendono a parlare i piloti. Gli equipaggi della Afriqiyah mi hanno sempre colpito per la loro competenza e la loro grande professionalità.