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  • mercoledì 5 maggio 2010

Hudson, abbiamo un problema

«Il pilota non riuscì a tenere a bada a sufficienza la velocità dell'aeromobile prima dell'impatto»

Le procedure e gli equipaggiamenti per evacuare i passeggeri dei voli di linea in caso di ammaraggio vanno rivisti. Sono queste le conclusioni della commissione che ha analizzato l’incidente dello scorso gennaio 2009 che indusse i piloti del volo 1549 a compiere una spettacolare planata di emergenza sulle acque del fiume Hudson. La complessa manovra andò a buon fine e tutti i passeggeri furono tratti in salvo a pochi passi dai grattacieli di Manhattan, ma secondo la commissione con i dovuti accorgimenti si sarebbero potuti evitare molti rischi.

L’indagine ha richiesto quasi 15 mesi di tempo per essere portata a termine. Nel rapporto la commissione mette in evidenza la professionalità e le capacità dei piloti del volo 1549, che affrontarono con prontezza la perdita di potenza dei motori causata dall’impatto con uno stormo di uccelli. La decisione di far rotta verso l’Hudson invece di ritornare all’aeroporto La Guardia si rivelò, secondo il report, una scelta azzeccata per aumentare le probabilità di sopravvivenza dei passeggeri a bordo e dell’equipaggio, 155 persone in tutto.

Ma la commissione non ha risparmiato qualche critica sulla gestione dell’incidente da parte di Sullenberger [il pilota, ndr]. Gli esperti indicano che il pilota non riuscì a tenere a bada a sufficienza la velocità dell’aeromobile prima dell’impatto, condizione che causò una repentina perdita di quota dell’aereo da 70 tonnellate e che gli fece toccare l’acqua con una tale forza da rompere parte della carlinga, causando l’entrata dell’acqua nella cabina.

Già qualche mese la figura eroica di Sullenberger era stata severamente messa in dubbio da un libro assai discusso del giornalista William Langewiesche. Nel rapporto pubblicato adesso le critiche non mancano anche per la società produttrice dell’aeroplano, Airbus, e per le autorità europee accusate di non aver fornito sufficienti istruzioni sulle procedure da mettere in atto nel caso di un ammaraggio. Secondo la commissione, se i soccorsi non fossero giunti rapidamente sul posto per recuperare i passeggeri che si erano raccolti sulle ali dell’aeroplano e su alcuni gommoni di salvataggio, la probabilità di salvare tutti sarebbe diminuita sensibilmente.

In realtà, molti esperti sostengono che la tenuta dell’aeroplano si sia rivelata fondamentale per evitare una tragedia. L’aeromobile ha sostanzialmente retto all’urto, proteggendo i passeggeri durante la rapida planata, l’impatto sull’acqua e nei minuti a mollo in attesa dell’arrivo dei soccorritori.

Il rapporto elenca oltre una dozzina di raccomandazioni, dal trovare nuovi sistemi per rendere i motori più resistenti agli impatti contro gli uccelli all’aiutare i piloti a fronteggiare meglio i danni gravi ai propulsori. In molte di queste aree, autorità e produttori stanno già lavorando per trovare nuove soluzioni. […] La commissione suggerisce inoltre l’adozione di giubbotti salvagente più semplici da utilizzare e un maggior numero di gommoni a bordo dei voli commerciali, anche quando per l’intero viaggio non sono previsti passaggi sull’acqua.

Del resto, secondo una recente stima, oltre 170 dei principali aeroporti negli Stati Uniti, e circa il 75% delle rotte di approccio dei più grandi aeroporti del mondo si trovano a poca distanza da fiumi, laghi e aree costiere. Giubbotti salvagente, cuscini dei sedili galleggianti e istruzioni chiare su come utilizzarli non dovrebbero dunque mancare mai.

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