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  • sabato 24 giugno 2017

Brexit un anno dopo, in cinque grafici

In 12 mesi l'economia britannica ha rallentato, l'inflazione è salita moltissimo, e sempre meno europei si sono trasferiti nel Regno Unito

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(JUSTIN TALLIS/AFP/Getty Images)

Un anno fa, il 24 giugno 2016, nel Regno Unito arrivavano i risultati del referendum del giorno precedente, in cui bisognava scegliere se lasciare o meno l’Unione Europea. Vinse la prima opzione, con circa il 52 per cento delle preferenze. Un anno dopo, il processo di Brexit è ancora all’inizio: i negoziati tra Regno Unito e Unione Europea sono ufficialmente cominciati solamente la settimana scorsa e ancora non è chiaro se ci sarà una “soft Brexit” – morbida, per cui le conseguenze dell’uscita dal Regno Unito saranno minime – oppure una “hard Brexit”, a seguito della quale invece la separazione sarà più profonda.

In compenso, nell’ultimo anno la vita pubblica britannica è stata molto vivace: Theresa May ha preso il posto di David Cameron, che si dimise dopo Brexit. A inizio giugno ci sono state elezioni anticipate volute da May per aumentare la maggioranza del suo partito, il Partito Conservatore. È successo il contrario: il Partito Conservatore ha vinto ma ha perso la maggioranza, soprattutto perché è andato molto bene il Partito Laburista di Jeremy Corbyn. E anche l’economia – come ampiamente previsto da diversi esperti appena dopo il referendum – ha subìto delle conseguenze negative, rallentando.

L’edizione europea di Politico ha scelto alcuni numeri – e grafici – per provare a capire come se la passa in generale il Regno Unito un anno dopo il referendum su Brexit.

Il Partito Conservatore ha 13 seggi in meno

Politico ha scritto che il nome di Theresa May è ora diventato sinonimo della condizione di “essere appesi a un filo”. La sua situazione è piuttosto complicata. Quando ad aprile decise di indire le elezioni anticipate le motivò con la necessità di dare al paese una nuova e più stabile leadership in vista dell’inizio dei negoziati per Brexit. May però non ha vinto le elezioni come sperava, e ora per mantenere la maggioranza dovrà allearsi col DUP, gli unionisti nordirlandesi, con cui sta trattando da alcune settimane. Sono però in pochi a credere che potrà davvero governare per i prossimi cinque anni e la domanda più frequente è: “Quanto durerà Theresa May?“.

Per avere la maggioranza al governo britannico servono 326 seggi su 650: I Conservatori sono passati da averne 331 ad averne 318. Politico ha scritto che in pratica il Regno Unito è passato “da +17 a -8”. +17 era la maggioranza che aveva a disposizione May, ottenuta tenendo conto dei parlamentari che non votano per prassi e dei partiti che si astenevano; -8 è il numero di seggi che dopo le elezioni mancavano ai Conservatori per arrivare ai 326 seggi.

Il rallentamento dell’economia del Regno Unito

Gli economisti avevano previsto che dopo la vittoria di Brexit la crescita economica del Regno Unito sarebbe rallentata. All’inizio sembrò che i loro timori fossero eccessivi, e invece il rallentamento c’è stato. Secondo i dati di Eurostat, a febbraio il Regno Unito è stato sostituito dalla Germania nel primo posto della classifica dei paesi del G7 con la più rapida crescita economica; a maggio la crescita economica del Regno Unito è stata simile a quella dell’Italia, che tra i paesi del G7 è all’ultimo posto.

Il grafico mostra quanto sia cresciuto il PIL di Regno Unito, Francia, Grecia, Germania e dell’Eurozona nei primi tre mesi del 2017 rispetto ai precedenti tre mesi (gli ultimi tre del 2016).

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L’inflazione da 0,5 a 2,9 er cento

Dal referendum su Brexit la sterlina ha perso valore e i prezzi per importare cose nel Regno Unito sono di conseguenza aumentati (anche se un’inflazione piuttosto alta non è sempre un fattore negativo). Nel giugno del 2016 l’inflazione era allo 0,5 per cento; il mese scorso è arrivata al 2,9 per cento: il massimo degli ultimi quattro anni. Il grafico mostra la variazione annuale dell’inflazione dal giugno 2016 al maggio 2017.

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Meno immigrati dall’Europa

Nei mesi prima del referendum, il numero di cittadini dei paesi dell’Unione Europea che avevano scelto di trasferirsi nel Regno Unito era ai massimi storici. Nei mesi successivi quel numero è diminuito e secondo le stime dell’ufficio nazionale di statistica britannico (ONS) continuerà a diminuire anche nei prossimi mesi, in particolar modo per quanto riguarda le persone provenienti da paesi dell’est Europa. Politico ha anche sottolineato uno speculare aumento di cittadini europei che hanno scelto di emigrare dal Regno Unito: dal giugno 2016 a oggi sono aumentati del 24 per cento.

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E la Scozia?

Una storia a parte da Brexit in poi è quella della Scozia. Nel 2014 fece un referendum per l’indipendenza dal Regno Unito in cui i “No” vinsero con il 55 per cento dei voti; alle elezioni del 2015 lo SNP – il partito indipendentista scozzese, di centrosinistra e anti-Brexit – prese 56 seggi scozzesi su 59. Al referendum di un anno fa su Brexit gli scozzesi votarono in maggioranza per restare nell’Unione Europea e quindi, dopo la vittoria di Brexit, l’SNP iniziò a chiedere un nuovo referendum per l’indipendenza: l’obiettivo finale era uscire dal Regno Unito (a sua volta uscito dall’Unione Europea) e restare nell’Unione Europea. Solo che alla recenti elezioni il SNP è andato peggio del previsto e ha preso solo 35 seggi, 21 in meno rispetto all’anno passato. In Scozia sono invece andati molto bene i Conservatori, che hanno preso 13 seggi: 12 in più rispetto al 2015. Sono seggi determinanti per permettere a May di provare a governare.

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