Playboy ha 60 anni
Una raccolta di copertine e la storia di un giornale leggendario per una ragione, per quanto sia-stato-anche-altro-eccetera

Una raccolta di copertine e la storia di un giornale leggendario per una ragione, per quanto sia-stato-anche-altro-eccetera

Tra le donne papabili c'è solo Margaret Atwood, mentre il più probabile vincitore sembra uno scrittore keniano: ma c'è anche un italiano

A meno di non fare un inventario, è difficile raccontare che cosa contenga “Why write?”, l’antologia di Philip Roth uscita il 12 settembre negli Usa e non ancora in Italia [Continua]

Perché è importante e perché fece scandalo il romanzo più famoso di Bret Easton Ellis, reso ancora più famoso dall’omonimo film con Christian Bale

E come è stato raccontato? Se lo chiede, e lo ha chiesto in giro, Jill Abramson, direttrice del New York Times

«Ecco cosa c’è di universale, in Noodles. Non rifiuta di vendicarsi, ma vuole farlo a modo suo. E il suo “modo di vedere le cose” sono il silenzio e l’assunzione di responsabilità. Mi sembra che non ci sia niente di più universale della conquista di una simile consapevolezza. Questo mi ha insegnato Noodles. Il suo desiderio di riscatto, pur con tutte le ferite autoinflitte e impossibili da rimarginare, è alla base del meccanismo di identificazione che tanto mi ha stravolto dopo la prima visione del film. La ricerca della salvezza, l’accettazione del proprio destino, malgrado la paura e il dolore. L’innocenza si perde una volta sola – Dominic è già morto, per sempre –, e l’immobilità non impedisce al destino di bussare».

«Che noia essere Golia se c’è David tra le scatole. Che brutto tiro, poter essere il migliore, come è successo a George Foreman, quando tra i piedi ti trovi Mohammed Ali, il più grande di tutti i tempi.»

«L’uomo fotografato in copertina era longilineo, con un berretto in testa e dalla pelle di un colore catramoso e lucido, ma un colore sospetto, in qualche modo inquietante. Indossava un giubbotto scuro e una camicia di lana chiusa fino all’ultimo bottone, come un proletario americano dell’epoca. La data di quel numero di "ABC" rimandava a un giorno di molti anni fa, un’altra epoca del mondo: 18 marzo 1962. In Italia governava Amintore Fanfani, mentre il presidente degli Stati Uniti era John Fitzgerald Kennedy. Il titolo era: “Trasformato in negro dall’azione di un farmaco. Renato Proni inizia un drammatico viaggio nell’America razzista”»

Nel 1966 lo scrittore invitò 540 persone a un ballo in maschera dove si mescolarono per la prima volta artisti, politici e celebrità

Le cose da sapere su una cultura “che ora sta iniziando a tramontare", nell'ebook di Tiziano Bonini
