Una canzone di Lucio Dalla, di nuovo
Ma noi guardiamo il bicchiere mezzo pieno, facendo finta

Ma noi guardiamo il bicchiere mezzo pieno, facendo finta

«C’è chi grida trenta secondi dopo che il punto è stato fatto e poi emette versi o battute per sfidare il giocatore che andrà a battere. Non si tratta più di tifo, ma di una narcisistica necessità di apparire, di restare memorabili, spesso nel male»

«Evidentemente il mio corpo, in questa stagione più che nelle precedenti, entra più facilmente in risonanza con lo spettro di frequenze e il timbro tipici delle voci femminili»

Fu uno degli sperimentatori della voce più importanti dello scorso secolo, da solo e con gli Area: oggi avrebbe compiuto ottant'anni

«Si dice che nei momenti dell’addio non si piange chi non c’è più, ma la propria stessa morte. Il lutto si è trasformato in un happening, in un’occasione di socialità»

«Grande vantaggio sentirsi e vedersi tra simili, specie nei momenti difficili, ma appena ne esci, e torni a essere solo la molecola di una grande folla, capisci che la partita è aperta a molte, molte, molte più soluzioni di quelle che puoi immaginare; e di quante puoi illuderti di controllare»

Fu prodotta da Wandrè, partigiano e liutaio emiliano i cui strumenti furono apprezzati in Italia e all'estero, fino a Bob Dylan e Frank Zappa

Un po' di numeri dalle classifiche dell'anno appena finito, per farsi un'idea e trovare sorprese e conferme

Calcutta è l'ultimo a portare avanti una tradizione che si consolidò sulla Radiotelevisione svizzera in italiano grazie ai concerti di Pino Daniele, Francesco Guccini, Lucio Dalla e molti altri

«Mi inchino a tutti loro, ai morti ma non santi, ai nonni contadini e operai, ai comunisti, agli anarchici, ai mazziniani, ai loggionisti innamorati, ai contadini ribelli, agli analfabeti puntigliosi, ai parroci sbalorditi e agli ufficiali di anagrafe presi alla sprovvista: dovevano fronteggiare la sovversione fattasi Nome»

«E dunque spesso rimugino su quanto leggera, forse vacua, sia la mia pretesa di uscire ogni mattina. Un poco mi sento in colpa. A volte penso che, nel cumulo di ore spese, lungo la vita, a cazzeggiare in giro per la strada, avrei potuto scrivere l’Iliade, ammesso di avere un talento omerico»

«Quando iniziano le vacanze ci convinciamo che in un periodo di venti giorni bisogna effettuare letture mirate, selezionate, efficaci, soddisfacenti, nostre, più che in ogni altro momento dell’anno. Dobbiamo godere, come se fosse facile farlo con i libri. Di più, dobbiamo rimediare: in quelle due-tre settimane contiamo generalmente di finire una buona volta "Guerra e pace", leggere i diari di Sylvia Plath, un paio di Bolaño, Marina Cvetaeva ritradotta da Serena Vitale, tre scrittrici irlandesi da tenere d’occhio, quattro gialli e il capolavoro inedito di un cugino. E va bene che d’estate il tempo si dilata, ma c’è un limite»

Poi nel 1879 il re Umberto I cambiò il nome in “Savoia”, dopo che l'anarchico Giovanni Passannante – nato a Salvia – aveva tentato di ucciderlo: in paese la questione è ancora aperta, e se ne parla molto in vista delle elezioni comunali di giugno

Anime perse e anime vendute

E quanta musica nelle nostre automobili

Guardare le rose per un po’, sentirsi un filo d’erba e poi combinare qualcosa



