Elogio di Pio d’Emilia

Non so quanti siano gli ascoltatori di Sky. Chi è abbonato, però, presumibilmente guarda Sky Tg24. E nelle ultime settimane ha conosciuto un signore che si chiama Pio d’Emilia. Pio d’Emilia vive in Giappone e fa il giornalista, se girate per la rete trovate i suoi blog, e collabora con un po’ di testate. E da laggiù fa anche il corrispondente di Sky.

Dopo il terremoto dell’11 marzo ha iniziato a girare per il Paese con una videocamera, credo da solo, per raccontare quello che era successo e quello che stava succedendo. Pio d’Emilia non ha il fisico dei giornalisti tipici di Sky che sembrano tutti fratelli e sorelle maggiori di modelli di Abercrombie. Ha capelli e barba bianchi, un paio di occhiali tondi, realizza video a volte un po’ sbilenchi. È arrivato, in queste settimane, dove gli altri non sono arrivati, anche in luoghi dove non si erano ancora visti i soccorsi. Ha raccontato il terrore e l’orrore senza troppa retorica però con il fiatone di chi arriva nei posti ed è veramente emozionato.

Qualche giorno fa ha passato la barriera dei venti chilometri dalla centrale di Fukushima, si è spinto fino a sette, otto chilometri. Era completamente avvolto in una tuta bianca il cui cappuccio gli tagliava quasi a metà la faccia nelle riprese, gli occhiali erano un po’ storti. C’era un vento micidiale e intorno a lui non un’anima viva. C’era Pio d’Emilia, tutto bianco, che si riprendeva da solo, e intorno la desolazione. Sembrava un film, qualcosa tipo The day after o L’ultima spiaggia. Mai il terrore nucleare era stato raccontato così, con poche immagini e poche parole. Poi Pio d’Emilia è tornato indietro e alcuni tecnici lo hanno controllato con il contatore per vedere se non si fosse esposto troppo alle radiazioni. Era tutto a posto e lui era molto sollevato, nella sua tuta bianca.