Il PD fatto a fette

Forse sarebbe stato meglio che Veltroni non avesse dovuto fare ieri una conferenza stampa per difendersi dall’attacco portatogli da Vendola dalle colonne di Oggi appoggiandosi strumentalmente alle posizioni dell’Unità. Forse sarebbe stato meglio che il Pd in quanto tale, senza aspettare il diretto interessato, suo primo segretario, avesse risposto al leader di Sel che i democratici non sono disposti a farsi tagliare a fette: da una parte quelli buoni e “di sinistra”, potabili per un’alleanza (per parafrasare Vendola) «sulle posizioni dell’Unità», e dall’altra quelli che in realtà sarebbero solo una variante della destra (la cultura e il loden come unica differenza rispetto a Bossi e a Berlusconi).
Non è solo che Veltroni «non è di destra» (D’Alema) e che «nel Pd si discute liberamente e Veltroni è all’interno di questa dialettica» (Migliavacca). Ci mancherebbe altro. Bersani dovrebbe mettere in chiaro che il suo partito non è terreno di conquista, e spedire qualcuno della sua segreteria, prima che in piazza con Landini, a rispondere al numero due di Vendola, Migliore, che ancora ieri pronosticava una scissione dem nell’eventualità che il Pd dovesse cambiare linea.

È curioso che di tante virtù dei partiti del passato venga trascurata proprio quella secondo la quale è il partito nel suo insieme che va difeso dalle aggressioni esterne. Anche perché Bersani sa bene che la virulenza di alcune posizioni sedicenti “di sinistra”, a cavallo tra Sel e Fiom, oggi sulla Tav e domani sull’eventuale accordo sul mercato del lavoro, non risparmieranno neanche lui.