Il non caso della Cancellieri

Il Ministro della Giustizia ha ricevuto la notizia di una detenuta a rischio e ha segnalato il caso al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Intervento legittimo e condotta corretta.
Scorretto, se non illegittimo, sarebbe stato il contrario. Ovvero, restare indifferenti dinanzi ad un dovere di intervenire. Scorretto, se non illegittimo, è il comportamento di quel Ministro della Giustizia che per omissione tradisce l’obbligo di agire per ciò che è di sua competenza.
Luca Sofri, giustamente, domanda: «Se a Giulia Ligresti fosse capitato qualcosa di brutto e il ministro fosse stato informato del rischio, cosa avremmo pensato?».

Ma c’è altro. Il cosiddetto “caso della Cancellieri” (che caso non è) è noto grazie a una telefonata intercettata dalla procura di Torino. Ebbene si tratta di una telefonata che non avremo mai dovuto conoscere. E questo perché si tratta di un’intercettazione telefonica penalmente irrilevante. Intercettazione che, per tale ragione, non doveva neanche essere trascritta e che tantomeno doveva essere pubblicata sui mass media.
Forse qualcuno se l’è dimenticato. Ma l’intercettazione è un mezzo di ricerca della prova e non un mezzo di ricerca dello sputtanamento! Forse qualcuno fa finta di non sapere. Ma l’intercettazione serve al processo e non alla vendita dei giornali.

Un’ultima cosa. In un paese appena civilizzato, ci si indigna per altro. Ci si indigna perché Jonella Ligresti ha patteggiato solo a 3 anni e 4 mesi, quando, per aver causato tanti danni al sistema finanziario e per aver rovinato tanti azionisti, la pena doveva essere ben più alta. Ci si indigna perché un ministro della Giustizia non fa l’impossibile per arginare la vergogna che si consuma nelle aule di tribunale e nelle carceri. Già le carceri. Luoghi di tortura dove si patisce ogni giorno il reato di maltrattamenti. Maltrattamenti ben conosciuti sia dalla Cancellieri che dal Dap. Ora, la Cancellieri non riesce a interrompere tali maltrattamenti? Bè, allora, e solo allora, si deve dimettere e non per un intervento legittimo.