Tutto scorre, ma tutto rimane
«La vecchiaia, per tutti, è decisamente una novità, qualcosa che accade e non ci eri abituato»
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Quando si torna in un luogo dell’infanzia ci si ritrova imbozzolati nei ricordi. Da giovani non ci si fa troppo caso, la parabola della vita è in ascesa, si è carichi di energia, non si ha tempo né voglia di guardarsi indietro. Si è programmati per imparare, non per ricordare.
Quando si è in là con gli anni è molto diverso. Il tempo da vivere sembra meno importante di quello già vissuto – e oggettivamente: è molto più ridotto. La vita fa una specie di curva quasi naturale, è meno rettilinea e meno impetuosa, tende a riavvolgersi. A indugiare. Fa i cerchi, come il fiume quando si riposa e ristagna.
Non è una sensazione triste, devo dire. Anzi, a volerne cogliere l’essenza è una grande novità, questo avvertire che il tempo smette di correre e fa una larga ansa. La vecchiaia, per tutti, è decisamente una novità, qualcosa che accade e non ci eri abituato. E come tale ci si deve preparare a viverla, per viverla bene. Non come una sottrazione ma come un’aggiunta.
Scrivo questo Ok Boomer! da una casa di montagna che mi è molto cara, sei generazioni ci hanno dormito, e sei sono tante. I morti, qui dentro, sono più numerosi dei vivi, anche se vedi correre i bambini e i giovani preparano lo zaino per uscire in passeggiata. Mia madre, nei suoi ultimi anni, non ci voleva più salire. «Troppi ricordi», diceva. Si era stancata di ricordare.
Proust scriveva: gli odori. Ma nel mio caso sono soprattutto le voci a inseguirsi in queste stanze. Sento distintamente le voci di chi non c’è più, non so se esista una spiegazione scientifica di questo incredibile permanere delle singole voci umane: come se fosse un aspetto della fisionomia che non scompare. I nostri neuroni le trattengono, le assorbono e ce le restituiscono quando meno ce lo aspettiamo.
Quelle dei genitori, ovviamente, ma anche nonne e nonni, zie e zii, cugini, amici di famiglia. Inconfondibili nella memoria, suoni familiari come le canzoni, come la musica. Le risate, il timbro, certe battute, certe inflessioni.
A tavola – quella tavola, una lunga tavola di legno annerito dagli anni e dall’uso, direi larice, rimasta la stessa per sei generazioni, gli oggetti e le case ci sopravvivono di gran lunga – la voce di mia zia Lilly che, riempiendo i bicchieri di vino rosso, ricordava puntualmente la celebre battuta di sua madre, la matriarca: «L’acqua è dei perversi e il Diluvio lo dimostrò». Grandi risate, anche se tutti la sapevano a memoria.
Mia zia Dedé che a fine pasto, quando c’è da sparecchiare e lavare quanto è servito per una cena di dieci o dodici persone, chiama per burla una cameriera inesistente: «Marie! Marie!». Poi aggiunge: «Dimenticavo che Marie è in ferie. Ragazze, dobbiamo sparecchiare noi». Altre risate, le risate rituali e festose che accolgono, come le campane, le battute di famiglia.
Voci di donne, soprattutto, in una famiglia matriarcale per destino: una “fondatrice” che genera due figlie, e ciascuna genera a sua volta due sorelle (una era mia madre). A capotavola, lungo i decenni, sempre una donna. Le discussioni, le chiacchiere, le risate: con una dominanza femminile permanente.
Tutto scorre, ma tutto rimane. Questa casa è impregnata di voci di donne e di risate di donne. Basta ascoltare il suono della memoria che usa materiali remoti, però funziona adesso: proprio ora. Proprio in questo momento.
Chiedo scusa se non ho parlato di guerre o di politica. O di società. Ma oggi sono prigioniero di una casa e della mia famiglia. Chiedo scusa anche ai miei lettori giovani (che sono tanti) per queste considerazioni “da vecchio”. Toccherà anche a loro, tra molto tempo, scoprire che i ricordi sono una presenza. Hanno potenza fisica. Domattina, facendo lo zaino – in montagna cammino ancora, modestia a parte, quasi come un ragazzo – sentirò distintamente la voce di zia Lilly: «Due cose non devi mai dimenticare: l’impermeabile e la carta igienica». Martedì torno in pianura, dove le voci dei morti si disperdono più facilmente. Forse perché in pianura non c’è l’eco.
*****
L’elogio delle spiagge libere francesi, sebbene platealmente viziato dalla mia francofilia (domani è il 14 luglio! Vive la République!) ha ottenuto ampio riscontro tra i lettori. E un politico aggiungerebbe: ampio consenso. Il concetto di bene pubblico, qui in Italia, non gode di uguale fortuna: si sa del resto che la storia dei due paesi, e dei due popoli, è davvero molto differente. Per consolazione di tutti sono arrivate anche diverse mail che segnalano (in Toscana, Sicilia, Sardegna) ampie zone di litorale rimaste pubbliche, libere dall’assedio degli stabilimenti balneari. Le ho messe in chiusura, per chiudere nel segno speranzoso del “si può fare”. In ogni caso, buon mare a tutti quanti. E buona montagna, naturalmente.
“Questo tema dell’Italia povera pubblicamente e privatamente ricca mi è sempre parso decisivo e politicamente discriminante. Pure io ho sempre avvertito quella sensazione passando il confine, anche a Chiasso o nel Tirolo. E mi è sempre parsa come la vera tara del nostro paese. Tullio De Mauro sosteneva che nelle case dei docenti europei non si vedono quelle sterminate biblioteche presenti invece presso i nostri professori. Ci sono solo i libri fondamentali, gli altri sono nei dipartimenti universitari, a disposizione di tutti. Ecco anche la biblioteca, come la spiaggia, è un sintomo della nostra immaturità civica. Personalmente mi rallegro, proprio come individuo, quando vedo questo spazio pubblico ben tenuto ed efficiente. Come nella biblioteca del mare a Riva Trigoso in Liguria”.
Mauro Antelli
“Anche a me capita di andare in Francia, nientemeno che a Cannes, almeno una volta all’anno per lavoro. E ogni volta noto ‘con triste meraviglia’, come direbbe Montale, che al centro di Cannes, proprio sulla Croisette, c’è un’enorme spiaggia libera tenuta come un giardino zen, mentre le due o tre spiagge attrezzate per i Vip sono ai margini, laterali, defilate. E così mi è capitato di avere qualche minuto libero fra un appuntamento e l’altro, levarmi le mie belle scarpe da donna in carriera, camminare sulla sabbia a piedi nudi e immergerli nel mare di fine settembre, e pensare che in fondo la ricchezza è proprio questa roba qui. Tu pensa se fossi stata al Forte dei Marmi…”.
Ilaria Guasco
“Sono nata all’Isola d’Elba e vi ho lavorato come guida turistica per potermi mantenere agli studi. Parte della mia famiglia vive ancora sull’isola e ci torno spesso e molto volentieri. Ho visto, nel corso dei miei 65 anni di vita, ridurre sempre di più lo spazio dedicato alla spiaggia libera (non solo all’Elba) e di conseguenza l’avanzare dei così detti ‘bagni riservati’. È una cosa che mi ha sempre mandato in bestia, vedere metri e metri di spiaggia occupati da ombrelloni e lettini aperti ma spesso in buona parte vuoti. La mia proposta: ben venga l’affitto di ombrelloni e lettini, ma solo dopo essere stati noleggiati il gestore dovrebbe sistemarli dove trova posto sulla spiaggia lasciata libera per tutti!”.
Anna Maria Pedelini
“Ho soggiornato a Grimaldi (inferiore) per anni, ‘svalicavo’ in Francia appena possibile alla ricerca di spiagge libere (con annesse docce). Il confronto tra Mentone e Ventimiglia era (ed è) impietoso, a cominciare dal cartello di benvenuto che ti saluta in francese, e mi ha spesso indotto a ringraziare mentalmente il vecchio Cavour per aver ceduto Nizza ai cugini. Sul concetto francese di cosa pubblica = di tutti versus quello italiano di cosa pubblica = di nessuno, mi torna in mente un’estate passata ad Annecy. Ore 6:30, scendo a correre nel parco sul lungolago, posto da fiaba. Tempo mezz’ora e arrivano due pulmini, da cui scende una squadra di ragazzini in età da scuola media. Armati di sacco e apposito attrezzo iniziano a pattugliare i prati alla ricerca di rifiuti. Rifiuti molto teorici, perché non avevo mai visto un parco cittadino così pulito”.
Andrea
“Frequento da una ventina di anni Ceriale, provincia di Savona, dove le
spiagge libere erano abbastanza numerose. Da qualche anno a questa parte tre di queste sono state dimezzate per creare quelle che chiamano ‘spiagge attrezzate’; un’altra piccola spiaggia molto tranquilla viene ogni anno erosa dal vicino stabilimento balneare: quest’anno altri due metri in
meno. Lo scorso anno ho chiesto lumi al Comune e alla capitaneria di
porto ma non ho risolto niente. Non capisco il potere di questa lobby balneare. Non si potrebbe tentare un referendum?”.
Gianna Masoero
“Ricordando la canzone di Paolo Conte ‘Bartali’ con i francesi che si incazzano e gli italiani che sghignazzano, le chiedo: non sarà che in Francia (sintetizzo) lo Stato funziona meglio perché i francesi ogni tanto si incazzano di brutto mentre gli italiani si fermano allo sghignazzo?”.
Arrigo Arrigoni
“Si dovrebbe fare come qui a La Palma (Canarie, dove vivo adesso) che nelle spiagge più grandi, se vuoi affittare un lettino, lo estraggono dalla rimessa e te lo portano dove vuoi per 3€ al giorno. In tutte le altre spiagge sei libero di metterti dove vuoi e andarti a bere qualcosa al chiringuito che apre, se va bene, alle 13”.
Fernanda
“Vivo a Lanzarote da oltre dieci anni. Esiste qui una Ley de Costas che, se non erro, è nazionale, che impedisce il proliferare di stabilimenti balneari, ma anche semplicemente di chiringuitos, i famosi chioschi da spiaggia. È così in tutte le Canarie, e quindi, se anche solo vuoi impiantare una attività di affitto di ombrelloni e lettini, devi attendere l’ok del Demanio Costiero (non so esattamente come si chiami qui). Siamo arrivati all’eccesso di pretendere la demolizione di due alberghi in riva al mare, costruiti prima dell’instaurazione della legge. In sostanza: alle Canarie non esistono spiagge private e non esistono alberghi con accesso diretto, e soprattutto riservato, al mare”.
Zeno
“Lungo il litorale tra Piombino e Follonica c’è un parco naturale che prende vari nomi… Sterpaia, Mortelliccio, Carbonifera. Spiaggia libera con qualche stabilimento, parcheggi adeguati, servizi igienici, anche una spiaggia per cani. Un posto bello che frequento da molti anni e che è tenuto bene soprattutto dalla gente che ci va. Certo non ha il glamour de la Pampelonne, ma solo per dire che anche in Italia si sanno fare certe cose, se si vuole!”.
Stefano
“Mi chiamo Daniele, ho 40 anni e seguo da tempo la sua newsletter, avvicinandomi sempre di più alla boomertà. Sono di origine sarda e nonostante ami tantissimo il mare e ci abbia passato centinaia di giornate in tutte le stagioni e condizioni atmosferiche non sono mai stato in un lido balneare, come credo la maggior parte dei miei corregionali. In Sardegna circa l’80% delle spiagge è libero: non si paga per fare il bagno, nemmeno nelle località più rinomate. E posso assicurare che, salvo dopo forti mareggiate, gli arenili sono generalmente puliti e ben tenuti.
Alle concessioni private viene riservata una quota massima compresa tra il 10% e il 20% della superficie totale, a seconda delle specificità costiere. In Emilia Romagna (dove vivo) si dice spesso che i lidi offrono ospitalità e servizi. È vero, ma quando mi trovo in Sardegna noto che anche chi è abituato ai servizi degli stabilimenti, se ha la possibilità di scegliere, molto spesso preferisce la spiaggia libera. I pochi lidi presenti raramente sono pieni. I servizi dovrebbero rappresentare un valore aggiunto, non l’unica alternativa praticabile”.
Daniele
“In Toscana ci sono stupende spiagge libere, come la Feniglia (con qualche piccolo e discreto stabilimento) e anche siti termali liberi”.
Maria Teresa
“Mi sento in obbligo di indicarle una stupenda eccezione: la Maremma Grossetana. Frequento questa terra da circa 50 anni e ogni anno che passa la trovo più bella. Consideri che nel tratto di spiaggia che va da Castiglione della Pescaia a Marina di Grosseto, lungo 12 km, sono presenti solo 3 insediamenti che chiamare stabilimenti balneari è un’esagerazione. Due di questi punti di aggregazione sono destinati agli appassionati di Kite Surf e uno è destinato ai nostri amici a 4 zampe e ai loro padroni. I 12 km di spiaggia hanno alle spalle circa 800 metri di pineta incontaminata. Gli ingressi alla spiaggia sono contingentati (solo 3 su 12 Km) e tutta la spiaggia è costellata di cassonetti per la raccolta differenziata”.
Carlo Maggioni
“Da pugliese (dove il privato impera) sono stata piacevolmente sorpresa dalla Sicilia. L’anno scorso nella zona di Siracusa, Ragusa e Catania abbiamo trovato quasi tutte spiagge libere, pulite ed attrezzate. Sono stata felice, si può fare”.
Francesca
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Con il caldo, si sa, le Zanzare proliferano. Settimana molto proficua. Cominciamo dal Piccolo, dove Nicoletta si è imbattuta in un caso quasi ammirevole di ottimismo finanziario. E Dio sa se ce n’è bisogno:
EX ALBERGO IMPIEGATI DI MONFALCONE, IL GESTORE:
“C’ERA UN BUCO DA 6,5 MILIARDI, MA LO AMPLIEREMO”
Mario si è imbattuto, sulle pagine milanesi di Repubblica, nell’ennesimo episodio di malagiustizia, ancora una volta dovuto alla diffusa difficoltà di mettere bene in ordine gli eventi quando si confeziona un titolo di giornale:
BAMBINA MOLESTATA ALLA FERMATA DEL TRAM
INTERVIENE IL PADRE, ARRESTATO DAI CARABINIERI
Una locandina dell’Eco di Bergamo, fotografata da Alberto, fa pensare che certi nomi di luogo dovrebbero mettere in guardia chi li frequenta:
GIOVANE SCIVOLA NELL’OGLIO E ANNEGA
Un refuso della Stampa, segnalato sia da Paola sia da Claudio, getta una luce sinistra sul rapporto tra noi umani e quelli che i giornali chiamano “amici a quattro zampe”:
IL SISTEMA DI DISTRUZIONE DEI GATTI
FA ARRIVARE DAL CIELO UNA FAMIGLIA DI FELINI
Si trattava della distribuzione, almeno speriamo. Ci auguriamo anche che i gatti siano dotati di paracadute. Nel frattempo l’evoluzione tecnologica, ormai incontrollabile, partorisce soluzioni davvero diaboliche, così come Venezia Today titola, e Giuliano segnala:
NUTRIE INCONTENIBILI, IN VENETO
ABBATTIMENTI PIÙ RAPIDI CON GLI SMARTPHONE
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Fa caldo, ma ormai siamo stufi anche di dirlo. Ognuno mette in atto i suoi progetti di fuga, più o meno brevi, guadagnando quota, mettendo i piedi nel mare o sistemando la sua tana urbana come una trincea. Frigorifero ben fornito di cibi freschi, condizionatore a temperatura ragionevole, uscire di casa solo di mattina presto o la sera tardi. Non agitarsi e non maledire la sorte aiuta a respirare. È una guerra di trincea, si aspetta che il nemico si stanchi, di certo non riuscirà a stanarci. Nemmeno a scoraggiarci.
Le turbolenze a Repubblica, il giornale sul quale scrivo quasi da una vita, non sono certo una novità. A luglio, certo, uno non se lo aspetterebbe, che si dimetta il direttore. Con questo caldo… Certe cose dovrebbero succedere a ottobre, quando la stagione nuova è già ricominciata, come la scuola, e uno è psicologicamente più disposto a reagire.
Ci si telefona: hai sentito? Che succederà ora? Che si sa dell’editore greco? Sarà vero che è in ottimi rapporti con Pier Silvio? Il tono, ormai, è quello di un’emergenza permanente, così permanente che nessuno la vive più come tale. «I quotidiani ormai sono come una zattera alla deriva – mi dice un amico giornalista molto cinico – l’importante è che non ci siano episodi di antropofagia tra i superstiti a bordo, come tra i naufraghi del Medusa. Cerchiamo di naufragare con eleganza, se possibile».
Mi torna in mente lo spaventoso quadro di Géricault esposto al Louvre, i naufraghi laceri e disperati sotto una luce plumbea. È auspicabile che il futuro dei giornali, e dei giornalisti, sia un poco meno drammatico, e con qualche comfort in più in caso di naufragio. Per sapere come andrà a finire, chiederò lumi anche a Charlie. Nel frattempo, molti auguri al nuovo direttore ad interim Stefano Cappellini: in fin dei conti tutta la vita è ad interim, e bisogna farsene una ragione. Tout passe, tout casse, tout lasse, dicono i francesi. Et tout se remplace. Dunque, senza esitazioni o dubbi: in alto i cuori.




