Tu sei la stella, tu sei l’amore
«Se ti cali serenamente in questo clima, in Romagna puoi essere felice»
- Condividi
- X
- Regala il Post

L’intelligenza artificiale non esisteva, quando è nata la Riviera Romagnola. Ma è come se. I padri e i nonni fondatori, attingendo a non si sa quali accensioni neuronali, hanno messo insieme uno dei più giganteschi fake della storia umana. Dai nomi delle strade all’architettura degli alberghi (se vi capita vi prego di sostare, in silente ammirazione, davanti all’Hotel Gambrinus & Strand sul lungomare di Cervia: sembra fatto di glassa e marzapane), tutto assomiglia a un artificio giocoso, un’invenzione popolare che ha fatto a meno di tenere conto dei secoli passati e di tutte le seccature connesse, tipo le stratificazioni culturali, i vincoli architettonici e i tabù estetici.
L’estetica, per altro, è un vizio borghese. E la Romagna è del popolo, e per il popolo. Il solo luogo al mondo nel quale, volendo o dovendo, puoi dormire in un albergo a una stella senza fare prima l’antitetanica. Non so se esista ancora l’hotel Alga a Punta Marina (Lidi ravennati), ma ne ho un ricordo mitologico, a partire dal nome. E di altri bivacchi giovanili in pensioni-monade nelle quali la vigorosa gestora e le modeste mura erano una cosa sola (Donatella? Marisa? Cinzia? Marinella?) ricordo soprattutto quei lettini di ferro con comodino di ferro, e abat-jour lillipuziana, e bagno di un metro quadrato con tendina di plastica, che riducevano l’idea di vacanza al mare a una dimensione quasi monastica. Poi, fuori, ti aspetta un Luna Park lungo ottanta chilometri, il baccano, la promiscuità, i giovani animatori che sulla spiaggia cercano di trascinare milioni di vecchie e vecchi bagnanti in una Macarena che non udivi più da decenni: non si butta via niente, in Romagna.
Se ti cali serenamente in questo clima, e accogli con un sorriso di resa le porzioni di cibo pantagrueliche che si materializzano uscendo da cucine piccolissime nei ristorantini sulla spiaggia, e le caraffe di Pignoletto e di Trebbiano ti fanno finalmente dimenticare tutte le fisime da carta dei vini, e nuoti verso il largo per quei quattro-cinquecento metri che fanno scendere la temperatura del mare da “brodo caldo” a “brodo tiepido”, in Romagna puoi essere felice. Se poi ti avventuri sul brucomela o sul risciò con tuo nipote, entusiasta di vivere in quella giostra senza confini, e torni dopo anni in un cinema all’aperto per vedere Minions & Monsters (bellissimo!) in mezzo a centinaia di bambini, in una palude di popcorn rovesciati e ghiaccioli liquefatti, beh non puoi non ammettere che ne valeva la pena.
Avrai poi tempo, nelle calette mediterranee, di stordirti di luce e di solitudine. O di aderire al cliché proto-radical chic immortalato dall’epigramma di Stefano Benni: “Tutti nudi a Filicudi/ a mangiare pesci crudi”. Qui, tra la pensione Marinella e l’albergo Donatella, se sei capace di lasciarti andare naufraghi dolcemente nel mare della civiltà di massa. E perfino la piadina, che mi è sempre sembrata materiale fonoassorbente spacciato per commestibile (ennesimo geniale fake dei romagnoli), all’improvviso ti sembra buonissima. Con patate e salsiccia non è dietetica, ma in fondo anche la dieta è un vizio borghese.
*****
Spostiamoci un poco più a ovest, a Bologna. E indietro nel tempo di oltre trent’anni. Qui, nel ’92 del secolo scorso, il Comune aveva aperto i bandi per le case popolari alle coppie omosessuali, con grande scandalo dei cattolici tradizionalisti e della destra in genere. C’era a Bologna un fascistone, Berselli (tuttora in attività, ma politicamente rimpiazzato da un fascistino, Bignami), che si arrabbiò moltissimo. Definì Bologna “la città più culattona del mondo”, dando l’idea di non essere un fine dicitore. A quei tempi la redazione di Cuore era a Bologna, in via Castiglione. In quel frangente, un po’ nevrastenico e dunque anche un po’ comico, scelsi di scrivere una fanta-intervista a Francesco Guccini, nella quale si immaginava che il Maestrone avesse deciso di fare un clamoroso coming out. Essendo molto amante delle burle, Guccini mi disse di gradire l’idea. Di quel pezzo di satira (come di tante altre cose) mi ero completamente dimenticato: ringrazio Riccardo Congiu del Post che lo ha recuperato e me lo segnala. In memoria di un grande artista che fu anche molto spiritoso, caratteristica non riscontrabile in molti grandi artisti. Eccolo qui, quel pezzo, 34 anni dopo.
“BOLOGNA – Ormai non resta che confessare, sperando nella clemenza delle autorità statali ed ecclesiastiche. Prima le implacabili accuse del Santo Padre e del cardinal Biffi sui costumi sessuali sfrenati della città; oggi la raffinata ma vigorosa polemica del deputato nazi-skin Filippo Berselli (detto “esprit de finesse”) che ha definito Bologna “la città più culattona del mondo”. Ormai la città è sola di fronte alle proprie responsabilità: e i nervi cominciano a saltare.
È un insospettabile – il popolare cantautore Francesco Guccini – a decidere, per primo, di dare l’esempio, confessando pubblicamente le sue colpe. Ci riceve nella sua sfarzosa abitazione di via Paolo Fabbri 43, tra i cimeli equivoci raccolti lungo una vita di depravazione: tavoli, sedie, libri, addirittura quadri, insomma i classici simboli del mondo gay.
“Non potevo più sopportare il peso del rimorso – esordisce Francesco con la caratteristica voce effeminata – e per questo ho deciso di gettare la maschera. Sono gay da sempre. Ho avuto questa casa dal Comune vent’anni fa grazie a un assessore omosessuale, su suggerimento del sindaco transessuale. L’ho ristrutturata su progetto di un architetto feticista. E ho deciso di raccontare queste cose a te perché sei un notissimo busone, altrimenti non saresti venuto ad abitare a Bologna”.
Dunque per tutti questi anni, tu hai mentito…
“Sì, ho mentito. E non sai quanto mi è costato fingere. Il mio modello artistico è sempre stato Mirelle Mathieu, ma nonostante i miei sforzi mi sono subito reso conto che non sarei mai riuscito ad assomigliarle…”
Ma tu che sei un omosessuale di cultura, come ti spieghi che proprio Bologna sia diventata la capitale di noi pervertiti?
“So dirti che, nell’antichità, la città si chiamava Bologno. Ma attraverso i secoli la sodomia diventò una pratica così diffusa da portare al cambiamento di nome. Fu il dottor Balanzone, un noto travestito locale, a dare il colpo di grazia al buon nome della città inventando il tortellino, erroneamente considerato l’immagine dell’ombelico femminile: in realtà, se osservato attentamente, si vede benissimo che è un ombelico maschile”.
Hai altri pesi di cui liberarti? Approfittane…
“Anche se temo moltissimo il giudizio di Berselli, non posso continuare a tenermi dentro quest’altro, terribile segreto: sono anche ebreo. Guccini viene dallo yiddish Guk-shahn, che vuol dire ‘ubriacone depravato’. Ecco, ora ti ho detto tutto”.
Guccini si è sfogato. Quello che mi saluta dall’uscio di casa è un uomo nuovo, diverso: come direbbe il cardinale Oddi, “c’è un tempo per sbagliare e uno per rimediare”.
Vedendolo rasserenato, gli stringo la mano accorgendomi che è anche negro e lo invito a riflettere sulla generosità della vita: “Sarai anche omosessuale, ebreo e negro. Ma, rispetto a me, hai almeno la fortuna di non essere comunista”.
Mi avvio lungo il viale alberato. Dalle finestre chiuse, escono soffocati ma inequivocabili i rantoli e i gemiti delle coppie irregolari”.
*****
La mia benevola ricostruzione del percorso politico e umano di Gigi Di Maio ha suscitato reazioni contrastanti. Delle numerose mail arrivate, ne ho scelte tre che mi sembra riassumano bene i termini del contrasto.
“Ho digerito poco il giudizio un po’ apologetico su Gigi Di Maio. Niente di personale, però credo che il messaggio che veicola la sua carriera è che si possa arrivare anche senza averne le competenze. Ha studiato dopo? Ottimo, e sicuramente una quota di rispetto ci vuole. Però il sistema progressivo e valoriale che mi sembra anche alla base del Post è che le competenze e la formazione si ottengano prima, in modo da capire poi come agire e comportarsi una volta che si amministra il potere, di qualsiasi genere e grado. Chi arriva oggi (leggasi Tajani) ha competenze e capacità sotto media sia prima che dopo? Ok, parliamone, evidenziamolo. Ma resta il fatto che il grillismo ha sdoganato ancora più del berlusconismo l’idea che si possa fare a meno di tutto ciò che serve, e che a ogni livello la preparazione e la formazione contino meno di zero. Uno vale uno è la negazione di ogni ideale educativo. Gigi è semplicemente uno che si è in parte ravveduto e ha fatto carriera per conto suo. Quello che però ha contribuito a fare prima (e con coinvolgimento diretto e impattante) ha avvelenato i pozzi politici per decenni”.
Alberto Mella
“Mi è capitato di fare considerazioni sul percorso evolutivo di Di Maio molto simili alle sue con amici vari. Ho ricevuto risposte infastidite, come se fosse difficile se non impossibile accettare che una persona, che di cazzate ne ha dette e fatte più d’una, potesse migliorare ed evolvere. Le argomentazioni spaziavano dal ‘dopo tutto quello che ha fatto ha anche il coraggio di parlare’ ad analisi più o meno complottiste sulle ragioni oscure che lo hanno portato a ricoprire un ruolo che non merita (compreso il giudizio sullo sfascio delle istituzioni europee che nominano un personaggio del genere in un ruolo così delicato).
Mi trovo sempre più frequentemente a pensare che siamo così orgogliosamente ancorati alle nostre convinzioni e giudizi che il prendere in considerazione un dato di realtà, o la piccola fatica di mettersi in una posizione di osservazione, non so se dire cognitivamente o psicologicamente, risulta troppo faticoso. Rischiamo, direi un po’ tutti, di essere in base alle circostanze e alle nostre convinzioni un po’ stupidi ed incapaci di elaborare la realtà in modo adeguato. Faccio una considerazione da boomer: trovo questo limite il vero e più grande pericolo di questo giovane secolo che ci sta chiedendo una grande capacità di elaborazione della realtà. Mi ritrovo a pensare che le classi del futuro saranno suddivise tra chi avrà allenato se stesso a questo esercizio di realtà e chi non lo avrà fatto e sarà perduto nella distonia social. Tornando a Di Maio, al netto del rancore per le cose al limite dell’imperdonabile che ha fatto, forse sotto sotto dà fastidio (come dava fastidio 2500 anni fa) che si sia girato e sia uscito dalla caverna di Platone”.
Raffaele
“Mentirei se dicessi di sapere esattamente quale sia stato l’impatto di Di Maio sulla politica italiana. Certo, anche a 16 anni ero scettico rispetto ai toni di quel Movimento 5 Stelle, e vedendolo poi allearsi con la Lega vedevo confermati i miei peggiori presentimenti. Una cosa però che non ho mai capito era come l’assenza di un titolo di studio testimoniasse incompetenza. Poteva tranquillamente essere incompetente, ma per le cose che diceva, non per un percorso di vita diverso. Dopotutto, i politici devono essere innanzitutto bravi a costruirsi un entourage valido, più che essere filosofi o una sorta di Umberto Eco. Vederlo prendere sul serio questo impegno mi conforta, e mi fa pensare che forse c’è speranza per tutti, anche per me, di poter diventare una persona seria”.
Riccardo, studente di sociologia, 24 anni
Parecchi lettori mi hanno scritto lamentandosi per la mia segnalazione di un articolo di Lucio Caracciolo disponibile solo a pagamento (per gli abbonati di Repubblica). Confesso di essere disorientato, nella giungla dei contenuti “linkabili”, da quell’uomo del Novecento che sono. La tentazione di segnalare qualcosa che si ritiene interessante rischia di far omettere la sua raggiungibilità e il suo costo. Sarò più cauto, ma non escludo di ricaderci, lasciando ovviamente al lettore la libertà di acquistare oppure no ciò che mi capita di segnalare. Quel pezzo mi era sembrato prezioso, per questo l’ho indicato.
*****
Un esempio consolante di efficienza e di semplificazione apre queste Zanzare di mezzo agosto:
VERDELLINO, VIA LIBERA
ALLA NUOVA CASA ANZIANI.
SARÀ ACCANTO AL CIMITERO
Lo segnala Nicola dall’Eco di Bergamo. Continua, purtroppo, la lunga catena di fatti di cronaca nera nei quali è molto difficile farsi un’idea delle ragioni e dei torti. Sulla Provincia di Como, Michele si è imbattuto in questa vicenda:
CANTÙ, VIOLENZA CONTRO PUBBLICO UFFICIALE
IN STATO DI UBRIACHEZZA: FERMATO UN 52ENNE
Se anche i pubblici ufficiali alzano il gomito, dove andremo a finire? Viene dal Tirreno, notato da Alessio, questo titolo di non immediata interpretazione:
LIVORNO, LO RAGGIUNGE IN TERRAZZA MASCAGNI
E LO ACCOLTELLA ALLA SCHIENA: PRESO
Il titolista intendeva forse sottolineare la buona mira dell’accoltellatore? Finiamo con una delle categorie predilette, la minacciosa presenza del mondo animale attorno a noi. È una locandina del Tirreno, la segnala Fabrizio:
CINGHIALI SCATENATI
ALL’INGRESSO DELLA SPIAGGIA GIOIELLO
Avranno voluto entrare senza pagare l’ingresso? Molestavano le bagnanti? Divoravano i Mottarelli dopo avere scardinato il frigo? Non lo sapremo mai.
*****
Anche i più petulanti e precisini dei siti meteo allargano le braccia di fronte all’anticiclone africano. Le previsioni sono così vaghe da sembrare più che altro speranze da sussurrare a bassa voce: dicono che fino a Ferragosto (compreso) dobbiamo patire questa canicola micidiale. Il temporale di Ferragosto, quello che si diceva “rompere l’estate”, non è alle viste. Magari qualche giorno dopo, così che almeno la terza decade del mese sia più clemente.
Ho lamentato, in una delle mie Amache recenti, il totale silenzio del governo Meloni sulla questione climatica, che come ampiamente assodato è strettamente connessa alle attività umane. Ma forse è meglio così, sarebbero capaci di dire che l’anticiclone africano l’ha lasciato entrare Sánchez. Se uno è fazioso, lo è fino al ridicolo: e questo sembra il caso.
Dovessi andare in Spagna, credo che mi farei fare una maglietta con la scritta “Io con Meloni non c’entro niente”, confidando nella clemenza dei controllori all’arrivo in aeroporto. Rinnegare Schengen è tal quale rinnegare l’Europa, dunque preferisco di gran lunga rinnegare il governo del mio Paese, se non altro per una questione di scala: l’Europa è molto più dell’Italia. Nel frattempo: qualche giorno di fuga in montagna, e due settimane di interruzione dell’Amaca, mi daranno l’idea che è Ferragosto anche per me. In alto i cuori.




