Al sicuro, e in giro per sempre

Mi colpiscono due frasi scritte da Mark Zuckerberg sul suo profilo Facebook che IlPost ha riportato in occasione dell’ennesimo cambio di rotta dell’azienda californiana.

Pensando al futuro di Internet, credo che una piattaforma per comunicare basata sulla privacy sia ancora più importante delle attuali piattaforme aperte. Oggi vediamo già che i messaggi privati, le storie che si cancellano da sole e i piccoli gruppi di conversazione sono le aree che crescono più velocemente nella comunicazione online. […]

Si tratta di un punto di vista interessante. L’orizzonte di Mark nel sostenere questo, l’apparente scoperta di una sorta di riflusso intimista verso il privato, è un percorso iniziato da Facebook tempo fa quando, sull’onda delle polemiche sulle fake news e sul loro utilizzo intenzionale da parte di alcuni, la piattaforma aveva improvvisamente deciso di togliere centralità alle news (dopo aver preso atto che distinguere informazioni buone e cattive era assai arduo) per dare priorità alle relazioni più intime.

Non c’è nulla di filosofico in questo, non riguarda le nuove forme di futuro. La frase è interessante perché Zuckerberg, una volta sfrondata la retorica calvinista dai suoi misurati post, si mostra per il mercante d’auto di talento che è. Ha scoperto che quest’anno si venderanno molte decappottabili e, semplicemente, si rivolge al nuovo inatteso mercato. Fuori piove? Non importa: decappottabili per tutti se questo è quello che vuole la gente.

Nessuno del resto glielo chiedeva, nessuno si aspettava da lui indicazioni sociologiche sul futuro della comunicazione digitale; ugualmente una simile assenza di imbarazzo colpisce. Le piattaforme aperte – mi spiace per Zuck – sono la ragione ultima per cui da sempre esiste Internet (Internet, un social network che incredibilmente c’era anche prima di Facebook) una scommessa non necessariamente vincente, anzi complicata e stancante, ma l’unico contesto di novità degli ultimi trent’anni. Neutralità, parità di accesso per tutti, identico trattamento per i pacchetti trasmessi sono stati i capisaldi di una scommessa sul mondo nuovo nel quale la connessione fra i cervelli era il disegno complessivo. Oggi Zuck ci informa che le sue priorità sono altre e certo, non era complicato immaginarlo.

Credo che in futuro la comunicazione virerà sempre più verso servizi privati e criptati, dove le persone possono stare tranquille sul fatto che ciò che si dicono rimane al sicuro e che i loro messaggi e contenuti non resteranno in giro per sempre.

La comunicazione in futuro, se tutto andrà bene – e davvero non è detto che succeda – vivrà di un nuovo equilibrio fra comunicazione privata e criptata (PGP è stato inventato e rilasciato liberamente quando Mark Zuckerberg aveva 7 anni), magari sottratta per quanto possibile al commerciante di turno, ed esposizione pubblica, questa sì nella libera disponibilità di chiunque, figlia – si spera – di valutazioni meno casuali di quello odierne. Se questo accadrà non solo Zuck ma anche noi potremo starcene contemporaneamente “al sicuro” e “in giro per sempre”.