Ora Renzi

kmhn124l

Non tento l’analisi della sconfitta o mezza vittoria del PD, non ho titoli per analizzare niente, però mi preme dire una cosa da elettore del centro sinistra.

Di solito voto SEL, quindi diciamo che più o meno (questo più o meno è importante, non ho tessere in tasca) è quello il mio punto di partenza. Ora, a elezioni concluse (e non prima, nessuno è veggente) mi sento di dire che è arrivato il momento di Renzi, e se dovessero esserci nuove primarie o un nuovo congresso a cui fosse possibile votare, lo voterei e lo voterò.

Da elettore di Sel mi sembra di avere condizionato il PD e di avergli impedito di andare dove da non so più quanto tempo smania per andare. Il PD a ogni elezione apre sempre un po’ di più al centro moderato, all’elettorato deluso dallo schieramento opposto, al voto dei liberali/liberisti illuminati, e insomma punta a un suo ceto di riferimento, che è un ceto piuttosto colto e moderno, sufficientemente esperto di politica da conoscere i meccanismi dell’alternanza bipartitica e capace di usare il voto come premio o come punizione per chi ha governato e chi ha fatto opposizione. Solo che nel voler raggiungere questo elettore raffinato e un po’ anglosassone, tentenna, ha paura, esita. Non vuole mollare da quell’altra parte, quella della sinistra un po’ settaria, e si porta dietro Sel, che a questo punto è una specie di zavorra (dopo gli ultimi risultati elettorali: una zavorra molto leggera).

Non c’è dubbio che la presenza di Sel dentro questa coalizione sia stato il tentativo di accontentare un po’ tutti, e in questa campagna elettorale in cui sfacciatamente il PD puntava a un accordo con la Lista Civica di Monti (che poi civica era fino a un certo punto) a cui proponeva un giorno sì e l’altro pure future alleanze di governo, Sel e l’area di sinistra cui Sel fa riferimento erano una specie di fastidio, che costringeva Bersani a un balletto: tutto al centro un giorno, tutto a sinistra il giorno dopo. Se vuoi accaparrarti un certo tipo di voto, e parlo di quello cosiddetto più a sinistra del Pd, almeno in Italia, devi rinunciare a un altro tipo di voto. Quindi forse, avendo io votato Bersani alle ultime primarie (una volta escluso Vendola, chiaramente), ho probabilmente danneggiato tutti e due i partiti: ho zavorrato il PD a sinistra, e ho vincolato Sel a uno schieramento in cui non può decollare.

Dal mio punto di vista Sel-oriented non riesco a capire lo sforzo di correre incontro ai moderati che ormai da vent’anni il PD compie senza successo: a ogni elezione in cui ha proposto questo schema, o ha perso o ha vinto di stretta misura. E a me, faziosamente, pare invece di ricordare che quando ha proposto candidati di una sinistra più radicale (Pisapia, Vendola) ha vinto abbastanza facile anche in aree tradizionalmente di destra, riuscendo a catalizzare i voti di tutta l’area che vagheggiava un’offerta politica percepita come “davvero” alternativa. Lo stesso mi pare sia accaduto alla sinistra francese, che ha puntato con decisione su un candidato che gli elettori pecepivano come radicale, e cioè Hollande, e ha vinto le elezioni. Questa analisi, sentimentale e poco attendibile (ho messo insieme ceci e patate: regioni e comuni italiani con governo francese), parte però da un dato incontestabile: quando il PD ha candidato Pisapia e Vendola lo ha fatto quasi controvoglia (alla ricandidatura di Vendola in Puglia si era manifestamente opposto), a dimostrazione dell’unica cosa che qui mi interessa sostenere: il PD va già nella direzione di Renzi da molto tempo, e lo fa con ostinazione. Solo che lo fa senza coraggio, e prova sempre a tenere un piede in due scarpe. Perché lo faccia non lo so, non partecipo molto ai dibattiti interni al PD: a guardare da fuori sembra che dentro lo stesso PD ci sia una sinistra ancora più a sinistra di Vendola, e che questa sia abbastanza in alto nei vertici del partito e un po’ scollata dagli elettori a cui ormai da tempo il PD si appella quando si va alle urne: questo provoca campagne elettorali schizofreniche, in cui molti elettori tipo me, si confondono. E magari altri elettori ancora più confusi di me, nella confusione votano movimento cinque stelle.

Il danno prodotto da questa schizofrenia del PD durante queste ultime elezioni è stato notevole e ha colpito un po’ tutti: ha colpito lo stesso PD, che non avendo dato il segnale di rinnovamento che si aspettavano i suoi elettori è stato punito, ha danneggiato Monti (sul cui successo il PD puntava ancora più di quanto puntasse Monti stesso) perché la probabile alleanza di governo con Bersani si portava dietro il problema di quella con Vendola, e ha colpito Sel che è risultata omologata al PD.

Nella mia regione (la Sicilia) SEL ha secondo me pagato moltissimo: penso ad esempio alla vicenda MUOS e ai movimenti (su cui non mi sbilancio) che a vario titolo si occupano di questioni ecologiche molto dibattute sull’isola (la Sicilia è piena di industrie pesanti), che avrebbero potuto avere in Sel un interlocutore, e che quando l’hanno visto apparentarsi al PD (in Sicilia il PD – forse non tutti lo sanno – è stato per almeno metà legislatura al governo con Raffaele Lombardo) l’hanno prontamente sostituito con il Movimento Cinque Stelle, che infatti ha raccattato a sinistra moltissimi voti: il disoccupato cronico siciliano o il movimentista di Addio Pizzo non era affatto facile, a questo giro, convincerlo a votare una coalizione con il PD.

Da lettore de ilpost.it e da ammiratore di molti tra i suoi blogger, tra cui Costa e Sofri, mi rendo conto di come spesso le politiche sociali ed economiche del PD renziano possano risultare convincenti e perfino più a “sinistra” dello stesso Vendola, ma continuo a pensare che in parecchie aree d’Italia (tra cui la mia) il ceto elettorale a cui fa riferimento il PD renziano sia una comunità sparuta, mentre quello più numeroso e bisognoso di rappresentanza non riesca a identificarsi (non rifiuto affatto l’idea che non ci riesca per limiti suoi) con quell’offerta. Ecco perché, pur non rimproverando nulla a questa coalizione, che nelle condizioni in cui era ha giocato la partita per come poteva (Bersani ha indetto le primarie, ha fatto decidere alla base i candidati, è cioè venuto incontro come poteva a certe richieste di cambiamento e a certi mal di pancia) ritengo che sia il momento di dare ascolto a Cacciari.

Il professore lo dice da dieci anni: il PD deve diventare quella cosa lì che dice di volere essere, e smetterla di tentennare, e per questo compito, la figura di Renzi è l’ideale: difficile immaginarne una migliore. E l’ala sinistra della coalizione, quella di Sel, deve accettare di farsi da parte, rischiando di restare fuori dal parlamento a tempo indeterminato, e provando a riprendersi il ceto e l’elettorato che le competono. Ci riuscirà, non ci riuscirà, ci metterà una vita: sono tutte obiezioni secondarie rispetto all’esigenza di chiarezza venuta fuori da queste elezioni. Del resto io ho ben compreso i motivi per cui Vendola e Sel non stanno dentro al PD. Però fatico a comprendere perché a ogni elezione ci si rimetta insieme. Più me lo chiedo, e più vedo che l’unico motivo è la convenienza elettorale. E non mi piace.

Renzi al PD può aiutare ad accelerare verso la chiarezza: in pratica io mi sono convinto che perché Sel faccia Sel, c’è bisogno che il PD faccia il PD fino in fondo.