Che faccia fare?

Che faccia fare? Era il titolo e l’idea di un bellissimo monologo di Lella Costa. In televisione è un problema sempre attualissimo. Una volta era il trasparente pensiero di quelli che si affacciavano alle spalle dei giornalisti in collegamento dalla strada. Ora che si appare in tv con maggior facilità, alle spalle di quei giornalisti c’è gente che passa e se ne frega: ma invece negli studi dei talkshow è affascinante seguire l’ansia da che-faccia-fare degli ospiti che vengono inquadrati mentre parla qualcun altro. Ce ne sono alcuni che tengono lo sguardo fisso sui monitor invece che su chi sta parlando, per il gusto di guardarsi in tv o per accorgersi in tempo di essere inquadrati e fare la faccia giusta, secondo loro. Certi distolgono improvvisamente lo sguardo e fingono allora di guardare altrove, certi annuiscono in modi artificiosi. Ci sono poi quelli che a Ballarò o Annozero fanno acrobazie espressive seguendo i comici: che faccio, rido per far vedere che sono spiritoso, o mi indigno se sfottono la mia parte? Il soggetto più affascinante è il ministro Fitto, ancora in una sua sperimentazione e ricerca: quando Berlusconi ha chiamato in diretta a Ballarò faceva su e giù con la testa come i cagnolini sul pianale di certe vecchie 124, ma poi non aveva la faccia giusta per sdegnarsi adeguatamente con l’intervento di Floris. Il giorno dopo era a Exit e non riuscia a star dietro alle parole di Colaninno, critiche col governo ma anche no. Che faccia fare?


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