Sarà il campionato dei poveracci?

E allora aveva ragione Ambrosini, cribbio!

Ve lo ricordate Ambrosini quando, dopo aver vinto la Champions ad Atene nel 2007 contro il Liverpool, se n’era andato in giro per le strade di Milano sul pullman scoperto imbracciando uno stendardo con scritto “Lo scudetto mettilo nel …” irridendo gli interisti che in quella stagione avevano vinto il campionato?

Beh a questo punto ci tocca ammetterlo, aveva ragione Ambrosini! E ci tocca ammetterlo dopo aver visto quello che sta succedendo in Lega calcio fra le grandi squadre e quelle medio-piccole del campionato.

Finalmente i nodi sono venuti al pettine. Il nostro è un campionato a doppia velocità in cui 3 squadre (che però sembrano essere diventate 5) guardano più all’Europa che al nostro campionato mentre tutte le altre invece privilegiano lo scudetto alla Champions.

Riassunto per chi si fosse perso le puntate precedenti: venerdì scorso il Consiglio di Lega (di cui fanno parte 10 società fra cui quelle che a questo punto possiamo chiamare le “cinque sorelle” Inter, Milan, Juventus, Roma e Napoli) ha bloccato i criteri di distribuzione di 200 milioni di euro dei quasi 1.000 dei diritti televisivi. L’oggetto del contendere è il concetto di tifoso/sostenitore in base al quale bisognava ripartire questi 200 milioni. C’era da da fare un’indagine demoscopica che avrebbe dovuto stabilire i bacini d’utenza e il numero di tifosi di ogni società.

L’Assemblea, di cui fanno parte tutte le società, la settimana precedente aveva messo sotto le “cinque sorelle” con una votazione 15 a 5 dando incarico al Consiglio di Lega di eseguire la delibera. Ma quei mattacchioni delle grandi società, che in Consiglio sapevano di avere 5 voti su 10, hanno bloccato la delibera. Ora si torna in Assemblea il 3 maggio e potrebbe succedere di tutto. Anche che il famoso 15 a 5 si ribalti in qualche modo.

Intanto le grandi società hanno fatto i loro passi. “Ah, sono così le cose?” hanno detto. “E allora per iniziare congeliamo qualsiasi trattativa di mercato con le medio-piccole”. E che non sembri un ricatto degno della guerra dei Roses, aggiungo io!

Le grandi hanno il potere, hanno i soldi ma non hanno i numeri. Le medio-piccole, per il momento, non hanno i soldi (e infatti cercano di mungere il più possibile i diritti televisivi), hanno pochissimo potere e, per il momento, hanno i numeri ma non è detto che, da qui a martedì prossimo, possano perdere anche quelli. Qualche presidente per un terzino a buon prezzo per la prossima stagione sarebbe disposto a rivedere il proprio voto in Assemblea. Vedremo.

Il dato di fatto della vicenda è che la spaccatura esistente fra società grandi da un lato e medio-piccole dall’altro è finalmente saltato fuori. Il calcio italiano è così. C’è poco da fare. Fino a qualche tempo fa la divisione era fra società di A e quelle di B e abbiamo visto com’è andata a finire. Ora è fra società grandi e medio-piccole e il rischio è che vada a finire come ha detto Ghirardi, presidente del Parma: “Alla fine le grandi si facciano il loro campionato europeo e vorrà dire che le altre 15 faranno un campionato italiano dei poveracci”.