Due settimane fa le forze di polizia non erano riuscite a prevedere i disordini avvenuti a Milano, Bologna e Torino, soprattutto perché non avevano saputo intercettare le iniziative che attraverso i social avevano permesso a gruppi di giovani (molti minorenni) di riunirsi. Da allora il ministero dell’Interno ha detto di aver potenziato molto i controlli proprio sui social. In molte città si sono poi riuniti più volte i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunioni a cui partecipano i sindaci e i dirigenti delle forze di polizia locali.
Ieri si è riunito anche il comitato nazionale, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per fare il punto della situazione con i prefetti e i questori. Piantedosi tra le varie cose ha detto che queste manifestazioni sono complicate da gestire perché «c’è questo modo di attivazione delle piazze molto insidioso», facendo appunto riferimento alle rapide comunicazioni via social. Ci sarà comunque molta polizia nei luoghi coinvolti dalle manifestazioni.
I piani per la sicurezza variano da città a città, ma si sa che c’è molta attenzione su Milano, Bologna, Torino, Genova, Roma, Padova, Firenze e Napoli. A Milano ci sono presidi delle forze dell’ordine e dei militari in piazza Duomo, anche se non è previsto che il corteo passi dal centro. A Roma gli ingressi alla stazione Termini saranno contingentati, a Torino il prefetto ha vietato ai manifestanti di indossare caschi, passamontagna e mascherine.