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  • Martedì 20 ottobre 2026

I gruppi dietro alle proteste degli ultimi giorni

Sono nati da poche settimane su Instagram e Telegram e hanno annunciato nuove manifestazioni

Un incendio durante la manifestazione di sabato a Milano
Un incendio durante la manifestazione di sabato a Milano (Stringer/Anadolu via Getty Images)
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Le manifestazioni di sabato 17 ottobre, che a Milano e in altre città sono finite in disordini e scontri con la polizia, non sono state organizzate da un unico gruppo: nei giorni precedenti erano circolati appelli e mobilitazioni su Telegram, TikTok e Instagram, diffusi da movimenti nati poche settimane prima, senza precisi riferimenti politici o legami con collettivi conosciuti, all’apparenza senza nemmeno referenti, con posizioni spesso lontane tra loro. I principali si chiamano Italia in Piazza e Movimento 17 ottobre.

L’account Instagram di Italia in Piazza è stato aperto il 4 ottobre proprio per convocare la manifestazione del 17. Nelle grafiche diffuse online la protesta viene descritta come una «riunione pacifica di cittadini» garantita dall’articolo 17 della Costituzione, che sancisce il diritto di riunirsi. Le richieste sono generiche – stipendi più alti, lavoro sicuro, prezzi più bassi, una sanità e una scuola migliori – e tutti gli appelli evitano qualsiasi tipo di appartenenza per richiamare più persone possibile: «Non importa chi siamo, in cosa ci identifichiamo, quale sia il nostro orientamento sessuale o quali divinità preghiamo: a unirci è il fatto che non lasceremo che ci rubino ciò che ci spetta di diritto», si legge.

In due settimane il gruppo ha aperto anche un profilo TikTok, un canale Telegram da oltre 4.300 iscritti e un sito che raccoglie segnalazioni. Telegram serve soprattutto a diffondere messaggi e a organizzare le proteste attraverso chat regionali, dove i partecipanti si scambiano informazioni pratiche. Tutte le chat sono amministrate da un ragazzo che si fa chiamare Andrea.

La sezione milanese di Italia in Piazza è stata aperta intorno al 10 ottobre. Il suo rappresentante si chiama Louis, ha 21 anni e studia Scienze dei beni culturali. In un’intervista all’agenzia AGI ha detto che gli iscritti al canale hanno tra i 13 e i 70 anni e che l’idea iniziale era di organizzare un presidio contro il carovita in piazza Duomo, poi dopo un confronto interno si è preferito fare un corteo nelle strade del centro.

Louis non riesce a spiegare come la situazione sia degenerata: all’AGI ha detto che la manifestazione era stata regolarmente comunicata alla questura e che lui stesso ha parlato a lungo con agenti in borghese, sabato, prima dell’arrivo di molti ragazzi di seconda generazione, a cui si riferisce con il termine dispregiativo “maranza”: «Intorno alle 15 sono arrivati i maranza e hanno iniziato a lanciare dei petardi belli grossi e la situazione ha iniziato a degenerare. Forse noi abbiamo esagerato con alcuni cori mandando a quel paese le forze dell’ordine, poi dalle 15 alle 16 l’aria è diventata molto pesante. I maranza erano lì per lo scontro e le bastonate, noi eravamo assolutamente pacifici».

Nelle chat di Italia in Piazza la maggior parte degli iscritti critica le violenze, considerate un danno per la protesta, ma c’è anche chi le rivendica. Gli amministratori hanno pubblicato nel gruppo un comunicato per condannare i disordini e i saccheggi, e ringraziare le persone che si sono mobilitate in modo pacifico. Nel comunicato, scritto nello stile tipico di una delibera della pubblica amministrazione, si legge che i disordini sono stati causati da gruppi isolati estranei alla mobilitazione, in contrasto con i principi del movimento.

Dopo il 17 ottobre è comparso un secondo gruppo, il Movimento 17 ottobre, diverso da Italia in Piazza nei toni e negli obiettivi, con un profilo più vicino ai cosiddetti collettivi antagonisti e alla sinistra radicale. Il Movimento ha annunciato una «mobilitazione permanente ogni sabato, fino alla caduta di questo governo ladro». Gli amministratori si firmano con la sigla M1710 e non si sa chi siano. Il logo è una M bianca su sfondo nero, cerchiata e con all’interno i numeri 17 e 10.

Martedì sulla pagina Instagram da oltre settemila follower è stato pubblicato una specie di manifesto: «Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli. Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere. Siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare. Il nostro nome è una data, non un organigramma, perché una data appartiene a tutte e a tutti e nessuno può farne la propria proprietà». Nel testo il Movimento dice di non fidarsi delle istituzioni, del governo, dei partiti e dei sindacati.

Nelle chat del gruppo Telegram, che ha oltre 3.500 iscritti, convivono posizioni molto diverse: alcuni sostengono che le vetrine rotte aiutino il governo di Giorgia Meloni, altri rispondono che le devastazioni sono parte della «lotta di classe» o che conviene colpire solo le banche. Diversi iscritti hanno proposto di spostarsi su Signal, un’applicazione di messaggistica cifrata, per evitare che le comunicazioni vengano lette dalle forze dell’ordine. Gli amministratori hanno diffuso Safer in the street, una guida su come comportarsi in caso di arresto, lacrimogeni o cariche della polizia.

Tra chi ha rilanciato gli appelli ad andare in piazza c’è anche Rinascenza, un movimento fondato nel 2020 da Alessandro Porto, con posizioni che mescolano temi di destra e di sinistra. Porto dice di essere favorevole al riconoscimento delle coppie omosessuali e all’espulsione degli immigrati irregolari e di chi commette reati. Dice anche di essere europeista, ma critico verso l’Unione Europea attuale. L’elemento più caratterizzante di Rinascenza è la componente complottista e spirituale, con riferimenti al cosiddetto Deep State, alla distopia, ai «poteri occulti» e alle élite che cospirerebbero contro il popolo.

A Roma invece molte delle comunicazioni sulla manifestazione di sabato sono state rilanciate dal Fronte Rivoluzionario Italiano, un gruppo nato e cresciuto soprattutto su Telegram per opporsi alle banche e che per questo predica l’uso del contante e promuove uno sciopero bancario per «prosciugare le riserve bancarie del paese e quindi colpire i veri pilastri dei poteri politici». Dias, uno degli esponenti, ha detto al Quotidiano Nazionale che chi incitava agli scontri o alla violenza è stato allontanato dalle chat e che le responsabilità di tutti i danni alle attività commerciali «sono attribuibili unicamente e solamente allo Stato italiano».

Attorno a questi gruppi se ne sono mossi altri più piccoli, meno organizzati, senza un coordinamento evidente. I ragazzi che hanno rotto le vetrine sabato e domenica a Milano, molti dei quali minorenni, sembrano passare poco dai canali di Italia in Piazza o del Movimento 17 ottobre, di cui sfruttano le mobilitazioni. Si organizzano soprattutto condividendo video su TikTok o in gruppi più piccoli legati alle scuole o ai quartieri. Alcuni di loro hanno raccontato ai giornalisti di essere andati a manifestare dopo aver visto video di coetanei che si lamentavano di non avere prospettive, altri hanno detto di essere tornati in centro domenica dopo aver visto dei video che invitavano a tornare in piazza Duomo come il giorno prima.

Il Movimento 17 ottobre ha convocato nuove manifestazioni per sabato 24 ottobre alle 15 in otto città. Italia in Piazza invece non ha ancora deciso se tornare a protestare fin da subito oppure se aspettare il 29 e il 30 ottobre. In un sito chiamato Mappa della rivolta, messo online nei giorni scorsi, c’è una mappa aggiornata di tutte le proteste in programma.