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  • Giovedì 7 maggio 2026

L’Iran deve ancora rispondere alla proposta degli Stati Uniti

È molto vaga e rimanderebbe i negoziati sulle questioni più complicate; intanto Israele ha bombardato di nuovo Beirut

Alcune donne a una manifestazione di sostegno per il regime iraniano a Teheran, il 4 maggio 2026. (AP Photo/Vahid Salemi)
Alcune donne a una manifestazione di sostegno per il regime iraniano a Teheran, il 4 maggio 2026. (AP Photo/Vahid Salemi)

L’Iran sta valutando una proposta di accordo molto vaga presentata dagli Stati Uniti: metterebbe fine alla guerra, ma rimanda al futuro le trattative su tutte le questioni più complicate, inclusa la graduale rimozione dei blocchi dello stretto di Hormuz, e quindi non sarebbe risolutiva. Mercoledì Israele ha bombardato Beirut, la capitale del Libano, per la prima volta dall’inizio del cessate il fuoco, lo scorso 16 aprile.

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Cos’è successo stanotte

– Diversi giornali, tra cui CNN e il Wall Street Journal, hanno confermato l’esistenza di una nuova proposta di pace che gli Stati Uniti hanno inviato all’Iran per mettere fine alla guerra.

Axios, che è solitamente molto bene informato sui negoziati tra i due paesi, è stato il primo a parlare della proposta, e anche quello che ha dato più dettagli. Il documento è un memorandum non vincolante, che prevede di mettere fine alla guerra subito, e di iniziare un periodo di 30 giorni di negoziati tra Iran e Stati Uniti. Durante questo periodo verrebbero discusse tutte le principali questioni lasciate in sospeso, compresa la sospensione del programma nucleare iraniano e la riapertura progressiva dello stretto di Hormuz.

– Il ministero degli Esteri iraniano ha confermato di avere ricevuto una proposta statunitense. Il portavoce del ministero, Esmaeil Baqaei, ha detto che l’Iran sta valutando la proposta e che «riferirà le proprie impressioni al Pakistan», che fin dall’inizio della guerra è stato il paese che si è impegnato di più per mediare tra Iran e Stati Uniti.

– Ci sono stati nuovi attacchi in Libano. Israele ha bombardato Beirut, per la prima volta dall’entrata in vigore del cessate il fuoco lo scorso 16 aprile. L’esercito israeliano ha detto che quattro soldati sono stati feriti, uno in modo molto grave, da un drone di Hezbollah nel sud del Libano.

Israele ha colpito Beirut per la prima volta dopo settimane

È stato colpito Dahieh, un quartiere a sud della capitale libanese dove Hezbollah, gruppo politico e militare alleato dell’Iran, è più presente: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che l’obiettivo era uccidere un comandante della Forza Radwan, un corpo per operazioni speciali di Hezbollah. 

L’esercito israeliano ha detto che il comandante si chiama Malek Balou: una fonte vicina a Hezbollah ha detto ad AFP che è stato ucciso, ma non si sa se ci siano altri morti o feriti. L’agenzia di stampa statale libanese ha detto che l’attacco è stato compiuto con degli aerei, mentre i media israeliani hanno detto che a sparare sono state delle navi della marina. Hezbollah non ha commentato. 

Soccorritori fra le macerie del palazzo colpito dall’attacco israeliano (AP Photo/Hassan Ammar)

È il primo attacco israeliano su Beirut da settimane: lo scorso 16 aprile era entrato in vigore un cessate il fuoco con il governo libanese e da allora c’erano stati reciproci attacchi tra Israele ed Hezbollah soprattutto nel sud, dove l’esercito israeliano ha occupato un grosso pezzo di territorio. 

Gli Stati Uniti hanno sparato contro una petroliera iraniana

Il CENTCOM, il comando interforze in Medio Oriente, ha detto che si trovava nel golfo dell’Oman (quindi fuori dal golfo Persico e dallo stretto di Hormuz) e stava provando a forzare il blocco navale statunitense sulle coste iraniane. Dato che non si era fermata nonostante gli avvisi, un aereo della Marina ha disabilitato il suo timone sparandole contro con un cannone. 

La petroliera si chiama M/T Hasna ed era scarica. 

Netanyahu dice che c’è «pieno coordinamento» con gli Stati Uniti

Sostiene che il governo israeliano fosse a conoscenza dell’accordo proposto all’Iran, anche se ore fa una fonte anonima aveva riferito a Reuters il contrario. 

Finora in realtà i due governi si sono mostrati distanti e scoordinati varie volte. 

Netanyahu, 12 aprile 2026 (Photo by Kobi Gideon – GPO/Anadolu via Getty Images)

Avevano obiettivi diversi in primo luogo, e in alcune occasioni si è visto molto chiaramente. Per esempio, era stato Trump a fare pressione su Netanyahu per interrompere i bombardamenti sul Libano per favorire i negoziati con l’Iran. Ed era stato sempre Trump a dire di non poter rivelare con chi stava trattando del regime iraniano per timore che Israele lo uccidesse.

Netanyahu ha detto che Iran e Stati Uniti si sono accordati per «rimuovere» l’uranio arricchito dall’Iran, come detto poco fa da Trump.

Trump ha detto che si prenderà l’uranio arricchito iraniano

Durante un evento che non aveva a che fare con la guerra, ha risposto ad alcune domande in modo breve, come fa abitualmente. 

Sulle scorte di uranio arricchito iraniano – uno dei punti più complessi nei negoziati – ha detto: «Ce lo prenderemo», senza specificare come. 

Donald Trump e JD Vance, di spalle, 6 maggio 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Si stima che l’Iran ne conservi 400 chilogrammi, e che siano stoccati nei siti nucleari di Natanz e Isfahan. L’uranio arricchito viene usato sia nei reattori nucleari sia, con percentuali di arricchimento più alte, per fabbricare armi atomiche. Israele e Stati Uniti hanno più volte definito la rimozione dell’uranio arricchito iraniano un obiettivo della guerra.

Due delle fonti anonime che hanno riferito ad Axios del memorandum attualmente in discussione tra Stati Uniti e Iran hanno detto che l’Iran sarebbe ora disponibile a consegnare le scorte e che potrebbero essere spedite negli Stati Uniti: finora il regime aveva sempre negato categoricamente questa disponibilità.

Cosa sappiamo su questo memorandum

Cioè quello che Iran e Stati Uniti, secondo alcune fonti vicine alle trattative, sarebbero vicini ad approvare: per il momento se ne sa molto poco.

• Intanto, si parla di un memorandum d’intesa, cioè di un accordo diplomatico che ha un valore politico ma non è vincolante. 

• Fonti di Axios hanno detto che si tratta di un documento di una pagina con 14 punti, proposto da Jared Kushner e Steve Witkoff per gli Stati Uniti, e negoziato con una delegazione iraniana non meglio specificata. 

• Sembra un documento preliminare e vago: stando a quanto ha scritto Trump stamattina, dovrebbe «mettere fine» alla guerra, ma secondo le fonti vicine alle trattative non include dettagli.

Jared Kushner, sinistra, e Steve Witkoff, 12 aprile 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin, Pool)

• Quelli dovrebbero essere decisi nei 30 giorni successivi alla firma del memorandum, attraverso dei negoziati che dovrebbero portare a un accordo di pace più completo. Si svolgerebbero a Islamabad o a Ginevra.

• L’accordo finale dovrebbe includere, in teoria, la riapertura dello stretto di Hormuz sia da parte dell’Iran che degli Stati Uniti, limitazioni al programma nucleare iraniano e la sospensione delle sanzioni statunitensi sull’Iran. Fonti di Axios hanno detto che gli Stati Uniti potrebbero riavviare la guerra se non si trovasse un accordo. 

•  I media iraniani hanno detto che l’Iran darà la propria risposta attraverso il Pakistan, lo stato dove è stato organizzato l’unico incontro di persona finora.

E Israele? Non ha commentato. È l’alleato statunitense nella guerra ma finora non ha partecipato ai negoziati con l’Iran (ne sta conducendo di separati con il Libano). Una fonte israeliana ha detto a Reuters che il governo non è stato informato di questo accordo, e che anzi, Israele sarebbe pronto a ricominciare i bombardamenti. 

Forse Iran e Stati Uniti sono vicini a un accordo

Secondo fonti statunitensi e pakistane di vari media, rimaste anonime, Iran e Stati Uniti sono vicini ad approvare un memorandum di una pagina per mettere fine alla guerra. Sarebbe comunque un documento preliminare e generico, a cui nei successivi 30 giorni dovrebbero seguire trattative sui temi specifici come la riapertura dello stretto di Hormuz, la rimozione delle sanzioni statunitensi sull’Iran e lo sviluppo del programma nucleare del paese.

Secondo il giornalista Barak Ravid di Axios, Iran e Stati Uniti non sono mai stati così vicini a un accordo. Gli Stati Uniti si aspettano una risposta dell’Iran nelle prossime 48 ore. I negoziati potrebbero quindi svolgersi a Islamabad (Pakistan) o a Ginevra (Svizzera). Nei 30 giorni di negoziati, sia l’Iran sia gli Stati Uniti dovrebbero iniziare a rimuovere i rispettivi blocchi nello stretto di Hormuz.

Il memorandum sarebbe in discussione fra il genero di Trump, Jared Kushner, l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, e diversi funzionari del regime iraniano (non sappiamo chi).

(Annabelle Gordon/UPI/Bloomberg)

Trump ha fatto qualche allusione su Truth. Non ha fatto riferimenti a una proposta ma ha scritto: «Supponendo che l’Iran accetti di dare quello che è stato concordato, cosa che forse è una grande supposizione, la già leggendaria operazione Epic Fury sarà finita» e lo stretto di Hormuz sarà riaperto. Epic Fury è il nome dato dagli Stati Uniti all’operazione militare in Iran iniziata il 28 febbraio.

Trump ha aggiunto che se l’Iran non dovesse accettare riprenderanno i bombardamenti: una minaccia che però ha già fatto varie volte, senza poi concretizzarla.

(Dal profilo Truth di Donald Trump)

Nello stretto di Hormuz la situazione non migliora

Nello stretto di Hormuz la situazione sembra essere sostanzialmente invariata rispetto agli ultimi giorni, con pochi movimenti di navi segnalati dai principali servizi che tracciano il traffico marittimo.

Martedì il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha detto che ci sono circa 1.500 imbarcazioni bloccate nello stretto, con a bordo nel complesso circa 22.500 persone. Molte di loro sono bloccate da settimane, con scorte carenti di cibo e acqua e difficoltà a comunicare con i loro cari.

(MarineTraffic)

Allo stress psicologico si aggiungono le ansie per eventuali attacchi contro le imbarcazioni. La società di navigazione CMA-CGM ha confermato che una delle sue navi, la San Antonio, ha subìto un attacco martedì mentre provava a transitare nello stretto di Hormuz. Alcune persone a bordo sono state ferite e trasferite a terra per ricevere le cure, mentre si stanno ancora valutando i danni alla nave.

Il prezzo del petrolio non è diminuito molto

Dopo l’annuncio di Trump sulla sospensione di Project Freedom il prezzo del petrolio è rimasto intorno ai 108 dollari al barile, senza particolari oscillazioni.

Gli Stati Uniti hanno cambiato idea nel giro di poche ore

L’annuncio di Trump della sospensione del piano Project Freedom è stato fatto solo poche ore dopo che sia il segretario di Stato Marco Rubio che il segretario alla Difesa Pete Hegseth ne avevano lodato l’efficacia. 

Rubio aveva affermato che gli Stati Uniti avevano concluso le operazioni militari contro l’Iran ed erano concentrati solo sulla nuova missione per guidare le navi nello Stretto di Hormuz. Prima di lui, anche Hegseth aveva insistito sul carattere puramente difensivo della missione, segnalando un cambio di tattica da parte degli Stati Uniti. 

Il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Per ora l’Iran non ha commentato l’annuncio di Trump

Non ci sono state dichiarazioni ufficiali da parte di membri del regime, mentre il principale negoziatore iraniano, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, è arrivato in Cina, che è uno dei principali importatori di petrolio dall’Iran e ha quindi enormi interessi nella riapertura dello Stretto di Hormuz.

La visita di Araghchi arriva peraltro pochi giorni prima di quella dello stesso Trump in Cina, che è prevista per il 14 maggio. Di cosa pensa la Cina della guerra in corso in Medio Oriente e dei suo interessi abbiamo parlato nella puntata di Globo del 29 aprile, con Simone Pieranni:

Il piano “Project Freedom” è stato messo in pausa, alla fine

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto di aver messo in pausa il piano “Project Freedom”, l’operazione per guidare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz. Era stata annunciata solamente domenica sera, e già lunedì aveva causato la ripresa degli attacchi iraniani contro i paesi del Golfo Persico, e gli Stati Uniti avevano a loro volta attaccato alcune piccole navi militari iraniane: erano stati i primi attacchi da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, nella notte tra il 7 e l’8 aprile.

Trump ha detto di aver deciso di sospendere il piano per «un breve periodo di tempo» per permettere i negoziati con l’Iran e vedere «se un accordo possa essere finalizzato e firmato o meno». Ha detto che la sospensione è stata decisa anche su richiesta del Pakistan, che sta facendo da mediatore tra Stati Uniti e Iran.

Cos’è successo martedì

• Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha sostenuto che sia conclusa l’operazione Epic Fury, ossia la fase offensiva della guerra che era iniziata coi bombardamenti insieme a Israele, e che ora la priorità sia il piano Project Freedom per sbloccare lo stretto di Hormuz. 

• Prima di lui, anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva insistito sul carattere difensivo della nuova operazione, cosa che segnala un cambio di tattica

• Il governo statunitense ha detto che considera ancora in vigore il cessate il fuoco con l’Iran, dopo gli attacchi iraniani ricominciati ieri e continuati oggi contro gli Emirati Arabi Uniti.

• Donald Trump si è tenuto vago, rifiutandosi di dire se consideri gli attacchi una violazione del cessate il fuoco e parlandone al tempo stesso come di una «scaramuccia».

• Trump è anche tornato a prendersela con il papa, che gli ha risposto: abbiamo spiegato tutto in questo articolo

• L’Iran ha detto di avere introdotto un nuovo sistema per regolare i passaggi nello stretto: sempre Rubio ha definito inaccettabile che il regime lo controlli. 

• Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che da oggi è in visita in Cina, spinge per trattare, mentre il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha detto che l’Iran non ha «nemmeno iniziato» con le ritorsioni. Sul dualismo e sugli scontri interni al regime avevamo fatto questo articolo.

• Ah, a un certo punto, durante la conferenza stampa di oggi al Pentagono, si è parlato di delfini kamikaze.

Il prezzo del petrolio è diminuito ulteriormente

Aveva iniziato a calare già stamattina ed è dovuto alla tenuta del cessate il fuoco. La quotazione Brent, di riferimento per i mercati europeo e mediorientale, è sui 110 dollari al barile. Il WTI, quella di riferimento per gli Stati Uniti, è sui 102 dollari al barile. Prima della guerra era intorno ai 70.

L'andamento della quotazione Brent nelle ultime 24 ore

L’andamento della quotazione Brent nelle ultime 24 ore (dal sito di CNBC)

L’Iraq si è offerto di mediare tra Iran e Stati Uniti

Va premesso che un mediatore ufficiale c’è già: è il Pakistan, che ha ospitato il primo e finora unico incontro di negoziati (risultato infruttuoso). 

L’Iraq si è proposto con una telefonata tra Ali al Zaidi, che è il primo ministro incaricato, e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. La settimana scorsa al Zaidi aveva parlato al telefono con Donald Trump, ricevendone le congratulazioni per la nomina. 

Una guardia di confine iraqena, al varco di Rabia–Yarubiyah, sulla frontiera con la Siria, il 4 maggio

Una guardia di confine irachena, al varco di Rabia–Yarubiyah, sulla frontiera con la Siria, il 4 maggio (AP Photo/Farid Abdulwahed)

Ali al Zaidi, un uomo d’affari senza esperienza in politica, a fine aprile è stato indicato come primo ministro dalla coalizione sciita che aveva vinto le elezioni dello scorso novembre. La situazione era rimasta bloccata perché le forze politiche non riuscivano a mettersi d’accordo: Trump si era infilato nello stallo, riuscendo a ostacolare la nomina di un politico a lui sgradito, Nuri al Maliki, che era già stato primo ministro per due mandati molto movimentati tra il 2006 e il 2014.

Papa Leone ha risposto a Trump

Parlando con alcuni giornalisti a Roma ha commentato le frasi di Trump, che lo aveva accusato di essere favorevole all’idea che l’Iran abbia un’arma nucleare, dicendo che da anni la Chiesa si oppone a «tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio». Ha poi aggiunto: «Se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo, lo faccia con la verità».

Abbiamo ricapitolato le nuove critiche di Trump al papa, e le reazioni che hanno suscitato, in questo articolo:

Da “Epic Fury” a “Project Freedom”

L’enfasi con cui Marco Rubio, e Pete Hegseth prima di lui, hanno insistito sul carattere difensivo dell’operazione statunitense per guidare le navi bloccate attraverso lo stretto di Hormuz segnala un possibile cambio di tattica. 

Rubio ha parlato di una nuova fase della guerra, dicendo che l’operazione Epic Fury, cioè i bombardamenti statunitensi che hanno dato inizio alla guerra, è finita e che adesso è in corso l’operazione Project Freedom, ossia il piano per guidare le navi bloccate annunciato da Trump domenica sera. 

Marco Rubio durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, il 5 maggio

Marco Rubio durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, il 5 maggio (AP Photo/Mark Schiefelbein)

La tattica dell’amministrazione Trump sembra quella di considerare ferma la guerra – facendo capire di non volerla ricominciare, se non costretti – per concentrarsi sull’obiettivo di riaprire lo stretto.

Rubio ha insistito che il regime iraniano dovrebbe accettare le condizioni poste dagli Stati Uniti, per una soluzione diplomatica del conflitto, e significativamente ha citato la ripresa degli attacchi statunitensi come l’ultima delle minacce, se questo non avverrà: «L’alternativa è un maggiore isolamento, il collasso economico e in definitiva la sconfitta totale».

Marco Rubio dice che la nuova operazione degli Stati Uniti a Hormuz è difensiva

Il segretario di Stato statunitense lo ha detto riferendosi all’ultimo piano di Trump per guidare le navi bloccate oltre lo stretto di Hormuz. 

Rubio ha detto, a proposito delle forze statunitensi, che «non spareremo a meno che non ci spareranno per primi. Risponderemo solo se attaccati». Ha definito inaccettabile che il regime iraniano possa decidere chi può o non può passare dallo stretto, dicendo che le navi commerciali «sono in balia di questa pirateria». 

Rubio sta parlando alla Casa Bianca e la conferenza stampa si può seguire qui:

L’Iran dice di avere introdotto un nuovo sistema per regolare i passaggi dallo stretto

Lo sostengono i media iraniani, secondo cui le imbarcazioni intenzionate a passare riceveranno via email le indicazioni con la rotta da seguire, una volta ottenuta l’autorizzazione del regime. 

Un cartellone di propaganda a Teheran, il 2 maggio: mostra Trump imbavagliato dallo stretto di Hormuz

Agenti di sicurezza iraniani davanti a un cartellone propagandistico, a Teheran, il 2 maggio (Fatemeh Bahrami/Anadolu via Getty Images)

L’annuncio è funzionale ad affermare di controllare lo stretto di Hormuz, cosa che sostengono anche gli Stati Uniti. Va preso con cautela: sia perché il traffico marittimo è fermo, sia perché l’Iran ce l’ha già un sistema di questo tipo, che prevede l’imposizione di un pedaggio.

Intanto le forze armate iraniane sono tornate a minacciare che attaccheranno le navi che rifiutano di seguire le indicazioni. 

Cos’è questa storia dei delfini kamikaze

Durante la conferenza stampa di questo pomeriggio al Pentagono, c’è stato un momento piuttosto surreale in cui Pete Hegseth (il segretario alla Difesa) e Dan Caine (il capo di stato maggiore congiunto) si sono messi a parlare di «delfini kamikaze». Davvero.

La storia arriva da un articolo del Wall Street Journal della settimana scorsa, in cui un funzionario iraniano sosteneva che il regime fosse pronto a usare nuove armi per attaccare le navi statunitensi, inclusi delfini addestrati per trasportare mine subacquee. Non ci sono prove che il regime usi i delfini a questo scopo, e la storia non è stata confermata. 

«Non posso confermare né smentire se noi abbiamo delfini kamikaze, ma posso confermare che loro non ce li hanno», ha detto Hegseth riferendosi all’Iran. Da quando è uscita l’ipotesi dei delfini, che è circolata molto sui social, i media iraniani l’hanno smentita.

Ci ha ironizzato anche la propaganda digitale iraniana, che avevamo raccontato in questo articolo, con un post come quello qui sotto, con l’immagine di una specie di delfino da combattimento generata con l’intelligenza artificiale. 

BBC News ha spiegato che le forze armate statunitensi hanno effettivamente un Marine Mammal Program, ossia un programma di addestramento dei mammiferi marini, in cui viene insegnato loro a riconoscere e riportare in superficie oggetti sommersi, come appunto le mine.