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  • Sabato 21 marzo 2026

Gli Stati Uniti hanno tolto le sanzioni a parte del petrolio dell’Iran

Solo quello già caricato sulle petroliere e solo per un mese, ma è un segno di quanto la crisi energetica sia grave

L'attacco a una infrastruttura petrolifera a Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, 14 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)
L'attacco a una infrastruttura petrolifera a Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, 14 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)

Siamo nel ventiduesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno eliminato le sanzioni a parte del petrolio dell’Iran, segno di quanto la crisi energetica sia grave. L’Iran intanto continua a colpire gli impianti energetici dei paesi del Golfo, mentre Israele ha bombardato la capitale iraniana Teheran e quella libanese Beirut. Il Post segue le notizie con questo liveblog.

Liveblog

Un po’ di foto dal ventunesimo giorno di guerra

Due ragazzini libanesi sfollati spostano la loro tenda in una posizione migliore: a Beirut oggi sta piovendo (AP Photo/Hussein Malla)


I funerali a Teheran del portavoce dei Guardiani della rivoluzione, Ali Mohammad Naeini, ucciso ieri in un attacco isrealiano (AP Photo/Vahid Salemi)


Fedeli iraniani riuniti in preghiera nella moschea intitolata alla prima guida suprema dell’Iran, il leader della rivoluzione Ruhollah Khomeini (AP Photo/Vahid Salemi)


Un poliziotto israeliano ispeziona un asilo nido colpito da un attacco iraniano a Rishon LeZion, a sud di Tel Aviv (AP Photo/Maya Levin)


I familiari del sergente Benjamin Pennington, ucciso in un attacco su una base statunitense in Arabia Saudita, ricevono la sua salma a Fort Knox. È successo ieri, venerdì 20 marzo (AP Photo/Jon Cherry)

Israele non ne vuole sapere di rallentare la guerra

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha detto che nella prossima settimana i bombardamenti di Stati Uniti e Israele «aumenteranno significativamente».

Le sue dichiarazioni sono in contraddizione diretta con quello che Trump ha scritto ieri sul suo social Truth, dove aveva parlato della possibilità di «rallentare» le operazioni militari.

Israel Katz nel gennaio 2026 (AP Photo/Thanassis Stavrakis, File)

Israel Katz nel gennaio 2026 (AP Photo/Thanassis Stavrakis, File)

È stato ucciso un ufficiale durante un attacco vicino alla sede dell’intelligence irachena, a Baghdad

E un altro agente è rimasto ferito. L’ha comunicato il servizio dell’intelligence dell’Iraq: non è chiaro dove sia avvenuto precisamente l’attacco, visto che in una comunicazione di poco precedente l’agenzia aveva detto che a essere stata colpita era proprio la sua sede.

C’è stato un attacco contro il sito nucleare iraniano di Natanz

L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha detto anche che non sarebbe stata segnalata nessuna perdita di materiali radioattivi. Al momento non ci sono altre informazioni.

Natanz è uno dei principali siti nucleari dell’Iran, ed era già stato bombardato dagli Stati Uniti insieme agli impianti di Fordo e Isfahan nei primi giorni della guerra. Allora l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite (AIEA) aveva confermato che non erano stati rilevati danni ai siti nucleari iraniani.

Prima ancora, i siti erano stati bombardati a giugno del 2025 durante la guerra dei 12 giorni. 

L’esercito israeliano ha negato di essere stato lui a colpire il sito, e l’esercito statunitense non ha ancora commentato l’attacco.  

Quattro miliziani di Hezbollah sono stati uccisi in uno scontro di terra con l’esercito israeliano nel sud del Libano

L’ha comunicato l’esercito israeliano con un post su Telegram: è successo durante un’operazione militare di terra. Non è stato specificato il luogo, ma solo la zona: il sud del Libano. L’esercito ha anche fatto sapere che l’aeronautica militare ha colpito «diverse sedi utilizzate dai terroristi di Hezbollah a Beirut». 

In Italia i prezzi dei carburanti si stanno abbassando, dopo la riduzione delle accise decisa dal governo

Per cercare di compensare l’aumento dei prezzi del carburante causato dalla guerra in Medio Oriente, mercoledì sera il Consiglio dei ministri aveva approvato, tra le altre misure, la riduzione per 20 giorni delle accise sui carburanti, cioè le imposte di importo fisso su ogni litro di carburante venduto. 

Venerdì sera si sono iniziati a vedere i primi cali dei prezzi dei carburanti dai distributori. Ne abbiamo scritto qui:

L’Iran ha minacciato attacchi contro attrazioni turistiche all’estero

Il portavoce dell’esercito iraniano, il generale Abolfazl Shekarchi, ha minacciato che potrebbero esserci attacchi in «parchi, aree ricreative e destinazioni turistiche» al di fuori del paese. 

Al momento non si è capito a cosa si riferisca l’esercito e non ci sono informazioni al riguardo. Potrebbe essere anche una minaccia che non ha una reale concretezza. Tuttavia dal suo insediamento nel 1979 il regime iraniano ha avuto una lunga storia di attacchi terroristici all’estero, soprattutto quelli compiuti finanziando milizie e organizzazioni terroristiche in Medio Oriente, come la milizia libanese Hezbollah. 

Sono di nuovo aumentati gli attacchi iraniani con i droni

Da quasi una settimana in media gli attacchi dell’Iran con i droni si sono intensificati, e ieri sono stati 80. Siamo comunque molto lontani dai picchi dell’inizio della guerra. Sono invece nuovamente diminuiti i lanci di missili, che come giovedì sono stati 25 (la metà rispetto a quelli di mercoledì). 

Qui un grafico che mostra i dati:

L’Iran ha minacciato gli Emirati Arabi Uniti per delle isolette contese

L’esercito iraniano ha detto che se gli Emirati permetteranno agli Stati Uniti di usare il proprio territorio per attaccare le isolette di Abu Musa e Tunb Grande, l’Iran attaccherà «pesantemente» la città di Ras Al Khaimah, sulla punta settentrionale della costa emiratina.

Qui serve un passo indietro.

Abu Musa e Tunb Grande (insieme a Tunb Piccola) sono tre isolette nel golfo Persico, contese tra Iran ed Emirati ma amministrate dall’Iran. Se ne parla perché sta circolando l’ipotesi che gli Stati Uniti vogliano occuparle con le proprie truppe di terra. Occupare quelle isolette, che sono proprio all’imbocco dello stretto di Hormuz, consentirebbe agli Stati Uniti di avere una base di appoggio per proteggere le petroliere e le altre navi che passano per lo stretto.

Secondo i giornali statunitensi starebbero già inviando nella regione mezzi e uomini specializzati in sbarchi. Ci sono due ipotesi su quale potrebbe essere il loro utilizzo.

Una è che vogliano invadere l’isola di Kharg, già bombardata nei giorni scorsi. Sarebbe un inasprimento notevole, perché Kharg è fondamentale per le esportazioni di petrolio iraniano. Un’invasione porterebbe a grosse ritorsioni, e concretizzerebbe uno scenario a lungo escluso dagli Stati Uniti, ovvero un’invasione di terra.

Di qui l’altra ipotesi: usare il piccolo arcipelago conteso sarebbe un modo per trovare un punto d’appoggio nella regione senza toccare le infrastrutture petrolifere iraniane.

Ne parlavano ieri Eugenio Cau e Daniele Raineri nell’ultima puntata speciale di Globo.

📩 Da Costa a Costa — «Le cose vanno come la settimana scorsa, ma peggio»

Francesco Costa nella newsletter di questa settimana di Da Costa a Costa ha scritto della guerra in Medio Oriente e di come la situazione, di fatto, stia progressivamente peggiorando, soprattutto alla luce del fatto che la gestione della crisi energetica potrebbe diventare un problema enorme anche per gli Stati Uniti.

I toni di Trump e della sua amministrazione sono sempre provocatori e intransigenti, ma le loro decisioni tradiscono in realtà una certa disperazione su come sta andando questa guerra: prima fra tutte l’aver annunciato che saranno allentate le sanzioni sul petrolio iraniano, con la speranza che l’Iran permetta di riaprire lo stretto di Hormuz.

Da Costa a Costa si legge gratuitamente qui, dove ci si può anche iscrivere per riceverla tutte le settimane.

La Svizzera non venderà più armi agli Stati Uniti

Lo ha fatto invocando la sua storica politica di neutralità nelle questioni di politica estera e soprattutto nelle guerre. Il divieto, ha detto il governo, proseguirà per la durata del conflitto in Medio Oriente.

Gli Stati Uniti sono il secondo importatore di armi prodotte dalla Svizzera, dopo la Germania: nel 2025 avevano acquistato materiale per 94,2 milioni di franchi, circa 102 milioni di euro: è una somma piccola considerato quanto sono enormi i budget militari. Tutti i contratti già firmati saranno comunque rispettati. 

Il governo svizzero ha anche ribadito che da diversi anni aveva vietato anche l’esportazione di armi verso Israele o l’Iran, e che questa settimana ha negato l’autorizzazione a volare sullo spazio aereo svizzero a due aerei da ricognizione statunitensi. 

C’è stato un grosso incendio nella sede diplomatica statunitense a Baghdad

C’è stato un grosso incendio nel centro logistico della sede diplomatica statunitense a Baghdad, in Iraq. È un edificio distaccato dall’ambasciata, e si trova vicino all’aeroporto. Secondo fonti di BBC il centro è stato colpito da tre attacchi, probabilmente con droni. Gli Stati Uniti non hanno confermato e non ci sono notizie certe di danni o di feriti. 

L’ambasciata statunitense era già stata attaccata più volte nei giorni scorsi. Gli attacchi erano stati rivendicati da milizie sciite irachene filoiraniane.

L’Iran ha lanciato missili contro la base di Diego Garcia, e questa è una sorpresa

Secondo varie fonti statunitensi che hanno parlato con i media, l’Iran ha lanciato due missili balistici contro la base militare Diego Garcia, nell’oceano Indiano, che è gestita in maniera congiunta da Stati Uniti e Regno Unito. Nessuno dei due missili ha raggiunto l’obiettivo: uno ha mancato il bersaglio e l’altro potrebbe essere stato intercettato (non è chiaro se ci sia stato l’impatto con l’intercettore oppure se anche il secondo missile abbia mancato il bersaglio).

In ogni caso il lancio è molto rilevante, perché mostra che l’Iran ha a disposizione missili di gittata molto più ampia di quanto ritenuto inizialmente. La base di Diego Garcia si trova a quasi 4.000 chilometri dall’Iran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva detto il mese scorso che l’Iran aveva missili che potevano arrivare a 2.000 chilometri di distanza. Alcuni analisti sostenevano che il paese avesse missili con gittata anche maggiore, ma finora non era stata provata nella pratica.

Continuano gli attacchi

Nel frattempo nella notte sono proseguiti gli attacchi dell’Iran contro Israele e contro i paesi arabi del Golfo: sono stati intercettati droni in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, mentre il governo del Kuwait ha detto che i suoi sistemi di difesa aerea hanno intercettato missili e droni.

L’esercito israeliano nel contempo ha annunciato di avere lanciato nuovi attacchi contro Teheran.

Gli Stati Uniti hanno sospeso le sanzioni sul petrolio iraniano, infine

Lo ha detto il segretario al Tesoro Scott Bessent, confermando una decisione di cui si parlava da qualche giorno. Lo scopo è immettere altro petrolio nel mercato, la previsione iniziale è di 140 milioni di barili, nel tentativo di abbassarne il prezzo.

Non è chiaro se funzionerà: la sospensione riguarda il petrolio iraniano che è già in mare (caricato sulle navi entro il 20 marzo), e che quindi è già stato venduto. Durerà fino al 19 aprile. L’Iran vendeva il suo petrolio anche prima, soprattutto sui mercati asiatici. Aggirava le sanzioni occidentali usando la cosiddetta “flotta fantasma”, cioè navi non regolari.

Scott Bessent (AP Photo/Emma Da Silva)

La scelta evidenzia però le molte difficoltà dell’amministrazione Trump nel gestire la crisi energetica generata dalla guerra, che aveva molto probabilmente sottovalutato: sta causando un aumento dei prezzi della benzina a lungo termine anche negli Stati Uniti, e questo è un problema politico in vista delle elezioni di metà mandato. 

Ora Trump dice che potrebbe “rallentare” le operazioni militari

Lo ha scritto sul suo social Truth ma, come molte delle cose contraddittorie che dice sulla guerra in corso, va preso con molte cautele: «Ci stiamo avvicinando molto al raggiungimento dei nostri obiettivi, e stiamo considerando di rallentare i nostri grandi sforzi militari in Medio Oriente».

Ha poi elencato gli obiettivi, che sono l’annientamento delle capacità militari e di difesa dell’Iran, la distruzione del suo programma nucleare per impedire al paese di costruire una bomba atomica, e la garanzia della sicurezza per i paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti.

Ha aggiunto anche che in futuro lo stretto di Hormuz dovrà essere sorvegliato, se necessario, «da altre nazioni che lo usano, non dagli Stati Uniti». Ha di fatto detto che dovranno essere i paesi che comprano petrolio e gas dal Golfo Persico a occuparsi della sicurezza delle navi che passano nello stretto. «Se ce lo chiedono, aiuteremo questi paesi nello stretto di Hormuz, ma non dovrebbe essere necessario una volta sradicata la minaccia dell’Iran», ha detto.

In realtà, la crisi di approvvigionamento globale di petrolio e gas naturale causata dal blocco dello stretto di Hormuz sta creando problemi anche negli Stati Uniti, dove per esempio nelle ultime settimane è aumentato molto il prezzo della benzina.

Israele ha ordinato una nuova evacuazione di varie zone di Beirut

L’esercito israeliano ha emesso nuovi ordini di evacuazione per i quartieri meridionali della capitale libanese, presumibilmente in vista di un nuovo attacco.

Ha detto che devono essere evacuati sette quartieri: Haret Hreik, Ghobeiry, Laylaki, Haddad, Borj el-Brajneh, Tawhidat al-Ghadir e Shiyah. Da giorni Israele sta bombardando con grande intensità il Libano, e in particolare i quartieri del sud di Beirut, dove ritiene che ci siano basi di Hezbollah, il potente gruppo politico e militare alleato dell’Iran.

99 navi hanno attraversato lo stretto di Hormuz dall’inizio della guerra

Sono tutte navi iraniane o di paesi non ostili o alleati dell’Iran, come India, Cina, Pakistan e Iraq. Prima del 28 febbraio, il giorno dell’inizio della guerra, dallo stretto passavano 138 navi al giorno, mentre ora solo una media di cinque. 

È chiaro che tutte le navi che passano hanno ricevuto un’autorizzazione da parte dell’Iran, anche perché sono più di 20 quelle che in questi giorni hanno provato ad attraversare lo stretto e sono state attaccate. 

Una foto dello stretto di Hormuz nel 2012 (AP Photo/Kamran Jebreili)

Una foto dello stretto di Hormuz nel 2012 (AP Photo/Kamran Jebreili)

Diverse agenzie che si occupano di tracciare il traffico marittimo inoltre hanno notato che le navi che in queste settimane hanno attraversato lo stretto indenni hanno seguito un percorso diverso da quello usato prima dell’inizio della guerra: invece che passare in mezzo allo stretto, fanno un giro più lungo, in cui passano fra l’isola di Qeshm e la piccola isola di Larak. 

È un percorso che le obbliga a entrare nelle acque territoriali iraniane e che sembra fatto apposta per permettere alle autorità iraniane di controllare a vista ogni nave che passa. Potrebbe anche indicare che in altri punti dello stretto l’Iran abbia messo delle mine, o che abbia detto di averlo fatto, obbligando così le navi a passare dall’unica rotta autorizzata. 

«Non voglio un cessate il fuoco», ha detto Trump

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta parlando della guerra contro l’Iran con un gruppo di giornalisti fuori dalla Casa Bianca. Come in molte altre occasioni ha detto che sta vincendo la guerra e ha aggiunto di non volere un cessate il fuoco con l’Iran, perché «non fai un cessate il fuoco quando stai letteralmente annientando la parte avversa». Finora neanche l’Iran ha dato segno pubblicamente di voler negoziare un cessate il fuoco con gli Stati Uniti.

Trump ha ribadito che Stati Uniti e Israele hanno gli stessi obiettivi e che Israele sarà pronto per finire la guerra quando lo saranno gli Stati Uniti. È un commento che arriva dopo giorni in cui sembrava che i due paesi non fossero più allineati sugli obiettivi da colpire, e soprattutto in un contesto in cui sembra sempre più evidente che dalla guerra vogliano due cose diverse

Donald Trump mentre parla con i giornalisti insieme al segretario di Stato Marco Rubio, il 20 marzo del 2026, prima di salire su un aereo che lo sta portando in Florida (AP Photo/Alex Brandon)

Si è anche nuovamente lamentato del fatto che nessun paese ha risposto alla sua richiesta di mandare navi militari nello stretto di Hormuz per scortare quelle commerciali. L’ha definita una «semplice manovra militare» per cui però servono molte navi e ha ribadito che gli stati membri della NATO non stanno «avendo il coraggio» di collaborare. Ha inoltre citato la Cina e il Giappone, dicendo che «sarebbe bello» se decidessero di unirsi alla missione. Molti analisti e l’IMO (l’agenzia dell’ONU che si occupa del commercio marittimo internazionale) hanno in realtà definito l’idea di scortare le navi commerciali attraverso lo stretto senza prima trovare un accordo con l’Iran una mossa azzardata. 

Trump ha infine definito «molto tardiva» la decisione del Regno Unito di permettere agli Stati Uniti di usare le sue basi militari per bombardare i siti missilistici iraniani, annunciata poche ore fa.