• Live
  • Mondo
  • Venerdì 8 maggio 2026

L’Iran non ha ancora risposto alla proposta degli Stati Uniti

Nel frattempo continuano gli scontri nello Stretto di Hormuz, tra le navi iraniane e quelle statunitensi

Un F/A-18 dell'aviazione statunitense (AP/Bullit Marquez)
Un F/A-18 dell'aviazione statunitense (AP/Bullit Marquez)

Venerdì ci sono stati nuovi scontri sporadici nello stretto di Hormuz, tra le navi iraniane e quelle statunitensi. L’amministrazione Trump ha cercato di minimizzare, sostenendo che il cessate il fuoco stia reggendo. L’Iran non ha ancora risposto alla proposta, molto vaga, presentata mercoledì dagli Stati Uniti: metterebbe fine alla guerra, ma rimandando al futuro le trattative su tutte le questioni più complicate, inclusa la graduale rimozione dei rispettivi blocchi dello stretto.

Liveblog

Non è ancora arrivata la risposta dell’Iran alla proposta statunitense

Gli Stati Uniti avevano detto che si attendevano una risposta entro 48 ore, cioè per venerdì sera: al momento la risposta dell’Iran non è arrivata, anche se il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei ha detto che il regime sta valutando.

La proposta per finire la guerra è molto vaga e non risolutiva, e rimanda tutte le questioni più complicate a negoziati successivi (tra cui soprattutto la graduale rimozione dei blocchi dello stretto di Hormuz). Di cosa contiene la proposta abbiamo scritto in questo articolo: 

L’Iran ha detto di aver sequestrato una petroliera che trasportava petrolio iraniano (avete letto bene)

L’agenzia di stampa pubblica IRNA ha detto che la Marina iraniana ha sequestrato una petroliera nello stretto di Hormuz che stava «approfittando della situazione nella regione per danneggiare e ostacolare le esportazioni di petrolio e gli interessi della nazione iraniana». È un sequestro insolito poiché la nave è di proprietà cinese ed è sanzionata dagli Stati Uniti perché è considerata appartenere alla cosiddetta “flotta fantasma” che l’Iran usa per esportare il suo petrolio e aggirare le sanzioni. Al momento del sequestro infatti la nave stava trasportando proprio petrolio iraniano. 

Secondo i dati della società TankerTrackers la nave ha trasportato petrolio iraniano almeno 16 volte dal 2021: metà dei carichi proveniva da porti iraniani e l’altra metà consisteva in trasferimenti di petrolio da nave a nave.

La società di monitoraggio marittimo Windward ha provato a dare una spiegazione al New York Times, dicendo: «Data la storia consolidata della nave all’interno dell’ecosistema commerciale iraniano, questo sequestro sembra essere una mossa di facciata, probabilmente intesa a proiettare un’autorità regionale o a nascondere una cooperazione più profonda». 

Gli Stati Uniti hanno attaccato due petroliere battenti bandiera iraniana nel golfo di Oman

Lo ha detto in un comunicato il CENTCOM, il comando militare delle forze armate statunitensi in Medio Oriente. Ha precisato che le due navi erano vuote e stavano cercando di raggiungere un porto iraniano, violando il blocco che gli Stati Uniti stanno facendo a est dello stretto di Hormuz da settimane. Due aerei militari F/A-18 hanno fermato le navi dopo aver colpito con munizioni di precisione i loro fumaioli.

Più volte l’Iran ha detto di considerare il blocco statunitense un atto di pirateria, e attacchi simili a questo come violazioni del cessate il fuoco in vigore da inizio aprile tra Stati Uniti e Iran.

L’agenzia iraniana Fars ha anche scritto che nelle ultime ore ci sono stati scontri sporadici tra le forze armate iraniane e le navi militari statunitensi nello stretto. Per ora non ci sono altre informazioni.

L’Iran dice che sta ancora valutando la proposta degli Stati Uniti per mettere fine alla guerra

Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei. La sua dichiarazione è stata pubblicata dall’agenzia Tasnim, che è legata ai Guardiani della rivoluzione.

Baqaei ha anche commentato gli scontri della scorsa notte, sostenendo che gli Stati Uniti hanno violato il cessate il fuoco, e che le forze armate iraniane sono pronte a rispondere agli attacchi statunitensi.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, a Teheran nel 2025 (Ahmet Dursun/Anadolu via Getty Images)

In teoria gli Stati Uniti avevano detto che si attendevano una risposta entro 48 ore, cioè per venerdì sera.

Rubio ha confermato di aspettarsi una risposta entro venerdì

Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito di aspettarsi entro oggi una risposta dall’Iran sulla proposta presentata dagli Stati Uniti mercoledì, per mettere fine alla guerra. Gli Stati Uniti avevano detto di attendere una risposta entro 48 ore di tempo: quindi entro venerdì sera.

Del contenuto della proposta, molto vaga e non risolutiva, parlavamo qui:

Rubio ha aggiunto che se l’Iran attaccherà le navi statunitensi intorno allo stretto di Hormuz, gli Stati Uniti risponderanno (dall’inizio del cessate il fuoco, almeno in due occasioni Iran e Stati Uniti hanno attaccato le rispettive navi).

Ha parlato con i giornalisti da Roma, dove sta facendo un viaggio diplomatico di due giorni. Ha incontrato papa Leone XIV, in un momento in cui i rapporti con l’amministrazione Trump sono molto complicati, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, anche lei criticata duramente da Trump

Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Roma, 8 maggio 2026 (Stefano Rellandini/Pool Photo via AP)

Intanto Giorgia Meloni cerca forniture energetiche alternative

Ieri ha ricevuto a Roma il primo ministro del governo di unità nazionale libico Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh (la Libia dal 2020 è divisa in due, una controllata dal governo di Dbeibeh e l’altra da un governo non riconosciuto dalla comunità internazionale e guidato dal generale Khalifa Haftar). 

Inoltre una delegazione del COPASIR, l’organo parlamentare che controlla e verifica le attività dei servizi segreti, è stata in Libia per sondare, tra le altre cose, la possibilità di nuovi accordi per aumentare le forniture.

La Libia è solo una delle strade testate da Meloni, che sta negoziando anche con l’Azerbaijan e con l’Algeria.

Meloni con il presidente azero Ilham Aliyev in una foto del 2024 (AP Photo/Andrew Medichini)

Come abbiamo scritto varie volte, l’Italia è uno dei paesi europei più vulnerabili alla crisi energetica causata dal blocco di Hormuz, che per ora sta avendo effetti limitati ma che potrebbe peggiorare in base all’andamento della guerra.

È priva di fonti fossili autonome, di centrali nucleari attive e dipende quasi totalmente dall’estero: nel 2025, il 74 per cento dei rifornimenti arrivava da fuori.

Con la riduzione delle importazioni dalla Russia a causa della guerra in Ucraina, ha aumentato quelle dai paesi del Golfo, da cui prima delle guerra arrivava circa il 10 per cento del petrolio greggio e l’11 per cento del gas naturale. Per ovvie ragioni queste ultime forniture si sono fatte più incerte.

Inoltre, l’Italia non ha un sistema di fonti rinnovabili sufficientemente sviluppato e capace di attutire i colpi causati dall’insicurezza regionale sul mercato delle fonti fossili. 

Il regime iraniano può resistere anche mesi alle pressioni statunitensi

Lo dicono ora un’analisi della CIA e alcune fonti d’intelligence anonime sentite dal Washington Post, secondo cui l’ottimismo di Trump sulla fine della guerra è malriposto.

La CIA ritiene che il regime possa resistere al blocco navale statunitense – il principale mezzo di pressione economica – anche dai 90 ai 120 giorni. Può farlo anche perché può trovare soluzioni alternative al passaggio dallo stretto di Hormuz (per esempio, le rotte via terra che passano per l’Asia centrale).

E anche perché, diversamente da quanto detto da Trump, ha ancora buona parte del suo arsenale militare con cui minacciare ritorsioni: il 75 per cento dei suoi sistemi di lancio e circa il 70 per cento dei missili che aveva prima della guerra, sempre per la CIA. Trump aveva parlato del «18-19 per cento».

«Regimi simili resistono anche anni sotto embargo» e senza guerre d’occupazione, ha detto una fonte del Washington Post.

Manifestanti pro regime a Teheran, 4 maggio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi, File)

Dall’inizio della guerra l’amministrazione Trump spera di far cedere il regime e spingerlo ad accettare le proprie condizioni attraverso la pressione: dei bombardamenti, delle minacce e del blocco navale. Finora non c’è riuscito.

Questo perché l’amministrazione Trump ignora o sottovaluta una sua caratteristica essenziale, e cioè che alla base della sua esistenza c’è una forte ideologia di resistenza contro il nemico esterno, e in particolare contro gli Stati Uniti.

L’Iran è pronto a sostenere la pressione perché vede la guerra come una minaccia esistenziale, per le idee su cui è fondato e ha costruito la propria narrazione, per il modo in cui è strutturato e per l’abitudine della sua popolazione a sopravvivere alle ristrettezze economiche.

Lo abbiamo spiegato estesamente qui:

 

Aspettiamo ancora una risposta dall’Iran alla proposta statunitense

Secondo l’articolo di Axios che ha dato per primo notizia del documento, gli Stati Uniti ne aspettavano una entro 48 ore, quindi teoricamente entro oggi.

Per il momento l’Iran ha detto soltanto che risponderà tramite il Pakistan e pubblicamente l’unico commento è stato quello del parlamentare Ebrahim Rezaei, che l’ha definita una «lista di desideri più che una realtà». È un segno che almeno una parte del regime, probabilmente quella più intransigente, non l’ha valutata positivamente.

Un cartellone propagandistico del regime iraniano a Teheran, 6 maggio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Ieri Trump ha detto che l’«offerta» includerebbe la richiesta di «non avere armi nucleari» e che l’Iran avrebbe accettato di «consegnare» agli Stati Uniti le sue scorte di uranio arricchito «e molte altre cose che vogliamo». Trump ha forzato più volte questo genere di dichiarazioni e quindi quello che dice va preso con molta cautela.

L’Iran finora si era sempre rifiutato di consegnare le scorte, e di assecondare molte altre richieste statunitensi. Inoltre non sappiamo quanto il documento degli Stati Uniti vada nel dettaglio: secondo quanto riportato dai giornali è molto preliminare e lascia tutte le questioni più complesse a negoziati successivi.

Gli Emirati Arabi Uniti dicono di aver intercettato attacchi dall’Iran

Hanno riferito che i sistemi di difesa si sono attivati per intercettare missili e droni in entrata.

Non è la prima volta che gli Emirati vengono attaccati dall’entrata in vigore del cessate il fuoco.

Lunedì l’Iran aveva ripreso i lanci di missili e droni verso più paesi del Golfo, come ritorsione per l’entrata in vigore del cosiddetto Project Freedom, il piano di Trump per scortare le navi commerciali nello stretto di Hormuz (fallito in poche ore).

In particolare, avevano colpito il porto di Fujairah, importante per gli Emirati perché l’unico attrezzato per le petroliere che non affaccia sul golfo Persico, ma sul golfo dell’Oman, e quindi permette di aggirare il blocco iraniano.

Per Trump è stato uno «scherzo»

Parlando con i giornalisti, Trump ha sminuito gli attacchi di ieri sera: «Hanno scherzato con noi ieri, io lo chiamo uno scherzo», ha detto riferendosi all’Iran.

Ha aggiunto: «se non ci fosse più un cessate il fuoco, ve ne accorgereste» ribadendo l’esortazione all’Iran a «firmare l’accordo in fretta» e minacciando di tornare a bombardare, come ha fatto spesso anche senza concretizzare le sue minacce.

Trump parla coi giornalisti a Washington, 7 maggio 2026 (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Un passo indietro: mercoledì gli Stati Uniti hanno consegnato all’Iran una proposta per mettere fine alla guerra, molto preliminare e che rimanda tutte le questioni più complicate a negoziati successivi.

L’Iran non ha ancora risposto: sappiamo che la sta valutando e che dovrebbe dare la sua al Pakistan, presumibilmente in queste ore.

Nel frattempo è ancora in vigore il cessate il fuoco dichiarato il 7 aprile ed esteso a tempo indeterminato da Trump lo scorso 21 aprile. Ieri però Stati Uniti e Iran si sono scontrati nello stretto di Hormuz. Non si sa chi abbia cominciato.

L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato l’accordo attaccando una petroliera iraniana e ha detto di aver risposto attaccando tre cacciatorpediniere statunitensi.  Gli Stati Uniti hanno detto, al contrario, di essere stati loro a rispondere all’attacco iraniano colpendo le strutture militari responsabili. Hanno colpito anche varie città iraniane, inclusa Teheran.

Cosa è successo oggi

– Giovedì sera Iran e Stati Uniti si sono accusati a vicenda di essersi attaccati: l’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che questo sia ancora in vigore, nonostante gli attacchi.

– Hanno dato versioni diverse dell’accaduto: l’Iran ha detto di aver sparato dei missili contro delle navi statunitensi che stavano attaccando una petroliera iraniana nello stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti hanno detto che tre sue navi stavano solo attraversando lo stretto, quando sono state prese di mira dall’Iran. 

– Gli Stati Uniti hanno poi confermato di aver attaccato alcune città iraniane, fra cui quella portuale di Bandar Abbas e la capitale Teheran, dicendo di averlo fatto per colpire i siti che avevano contribuito ad attaccare le loro navi che passavano per lo stretto.

– In queste ore era attesa la risposta iraniana a una nuova proposta di pace statunitense, che metterebbe fine alla guerra, ma rimandando al futuro le trattative su tutte le questioni più complicate, inclusa la graduale rimozione dei blocchi dello stretto di Hormuz.

– Intanto, Israele ha continuato a bombardare il sud del Libano, dopo che ieri aveva attaccato di nuovo Beirut, la capitale del Libano, per la prima volta dall’inizio del cessate il fuoco, lo scorso 16 aprile.

Donald Trump ha detto che il cessate il fuoco è ancora in vigore

L’ha detto per telefono a un giornalista dell’emittente televisiva statunitense ABC. 

Trump ha anche confermato il passaggio delle tre navi militari statunitensi attraverso lo stretto in un post sul suo social Truth, dicendo che sono state attaccate dall’Iran, ma che non sono state danneggiate. Ha aggiunto che ora le navi torneranno indietro per riunirsi a quelle che compongono il blocco imposto dagli Stati Uniti sulle navi iraniane nel golfo di Oman, in risposta a quello iraniano sullo stretto di Hormuz. 

Dalle parole di Trump, sembra che le navi abbiano attraversato lo stretto per vedere se fosse possibile per loro passarlo nonostante il blocco iraniano.

Gli Stati Uniti hanno dato la loro versione

In un comunicato il CENTCOM, il comando interforze statunitense in Medio Oriente, ha sostenuto che tre cacciatorpediniere della Marina statunitense stessero attraversando lo stretto di Hormuz (ufficialmente ancora chiuso dall’Iran) quando sarebbero state prese di mira. Non ha menzionato la petroliera iraniana, che secondo l’Iran stava venendo attaccata dagli Stati Uniti quando le forze iraniane hanno aperto il fuoco. 

Il CENTCOM ha confermato di essere l’autore dei bombardamenti successivi su alcune città iraniane, che ha definito attacchi di rappresaglia contro siti che avevano contribuito ad attaccare le tre navi statunitensi. 

Il comunicato però specifica che il CENTCOM «non cerca un’escalation», di fatto cercando di smorzare un po’ i toni.

Gli Stati Uniti non hanno spiegato perché delle loro navi militari stessero provando ad attraversare lo stretto, ancora chiuso dall’Iran. All’inizio della settimana il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato un nuovo piano, chiamato “Project Freedom, per guidare le navi commerciali attraverso lo stretto. L’aveva però sospeso solo due giorni dopo, quando l’Iran aveva risposto al piano riprendendo i bombardamenti con missili e droni contro i paesi arabi del golfo Persico, in particolare Emirati Arabi Uniti e Oman. 

L’esercito iraniano ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco

L’ha fatto con un comunicato in cui ha accusato gli Stati Uniti di aver attaccato l’isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz, e le città meridionali di Bandar Abbas e Minab, oltre che la capitale Teheran. Questi attacchi sarebbero avvenuti dopo uno scontro fra forze iraniane e statunitensi nel golfo Persico, vicino allo stretto. Non sono state segnalate persone morte o ferite.

Si sono sentite delle esplosioni anche a Teheran

L’ha riferito l’agenzia di stampa statale iraniana IRNA, aggiungendo che in città sono stati attivati i sistemi di difesa aerea.

L’Iran dice di aver risposto a un attacco statunitense contro una sua petroliera nello stretto di Hormuz

L’ha riferito l’ente radiotelevisivo pubblico IRIB, citando un ufficiale dell’esercito, ma l’evento non è stato confermato da alcun giornale o fonte statunitense. 

Secondo quanto riferito dall’ufficiale, delle «unità nemiche» statunitensi (probabilmente delle navi) avrebbero attaccato una petroliera iraniana che stava passando attraverso lo stretto. L’Iran avrebbe risposto sparando dei missili, che avrebbero costretto gli Stati Uniti a ritirarsi.

Ci sono state delle esplosioni nella città di Bandar Abbas e nell’isola di Qeshm, in Iran

L’hanno riferito diversi media iraniani, citando l’attivazione di sistemi antiaerei per intercettare droni, la cui origine non è chiara. Parlando con il New York Times, due funzionari iraniani rimasti anonimi hanno detto che erano stati attaccati il molo di Bahman e un cantiere navale a Qeshm, l’isola più grande dello stretto di Hormuz, e una base dell’aeronautica militare a Bandar Abbas, una città che affaccia sullo stretto davanti all’isola. 

I funzionari hanno accusato gli Emirati Arabi Uniti dell’attacco, sostenendo che si tratti di una risposta a quello compiuto negli scorsi giorni dall’Iran contro il porto emiratino di Fujairah, un terminal petrolifero fondamentale. Gli Emirati per il momento non hanno commentato. La giornalista di Fox News Jennifer Griffin invece ha riferito che l’attacco sarebbe stato compiuto dagli Stati Uniti, citando un militare statunitense, anche lui rimasto anonimo.

Un rimorchiatore iraniano e sullo sfondo una nave cargo iraniana ancorata nel porto di Bandar Abbas, nello stretto di Hormuz, il 4 maggio del 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)

La situazione è ferma

Dopo che diversi giornali hanno scritto della nuova proposta di pace degli Stati Uniti, e dopo le conferme di alcuni funzionari iraniani, non è successo granché. Non ci sono aggiornamenti importanti, né dall’Iran né dagli Stati Uniti. Il governo iraniano sta valutando la proposta. Secondo alcune fonti sentite da CNN una risposta dovrebbe arrivare già oggi.

Cos’è successo stanotte

– Diversi giornali, tra cui CNN e il Wall Street Journal, hanno confermato l’esistenza di una nuova proposta di pace che gli Stati Uniti hanno inviato all’Iran per mettere fine alla guerra.

Axios, che è solitamente molto bene informato sui negoziati tra i due paesi, è stato il primo a parlare della proposta, e anche quello che ha dato più dettagli. Il documento è un memorandum non vincolante, che prevede di mettere fine alla guerra subito, e di iniziare un periodo di 30 giorni di negoziati tra Iran e Stati Uniti. Durante questo periodo verrebbero discusse tutte le principali questioni lasciate in sospeso, compresa la sospensione del programma nucleare iraniano e la riapertura progressiva dello stretto di Hormuz.

– Il ministero degli Esteri iraniano ha confermato di avere ricevuto una proposta statunitense. Il portavoce del ministero, Esmaeil Baqaei, ha detto che l’Iran sta valutando la proposta e che «riferirà le proprie impressioni al Pakistan», che fin dall’inizio della guerra è stato il paese che si è impegnato di più per mediare tra Iran e Stati Uniti.

– Ci sono stati nuovi attacchi in Libano. Israele ha bombardato Beirut, per la prima volta dall’entrata in vigore del cessate il fuoco lo scorso 16 aprile. L’esercito israeliano ha detto che quattro soldati sono stati feriti, uno in modo molto grave, da un drone di Hezbollah nel sud del Libano.

Israele ha colpito Beirut per la prima volta dopo settimane

È stato colpito Dahieh, un quartiere a sud della capitale libanese dove Hezbollah, gruppo politico e militare alleato dell’Iran, è più presente: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che l’obiettivo era uccidere un comandante della Forza Radwan, un corpo per operazioni speciali di Hezbollah. 

L’esercito israeliano ha detto che il comandante si chiama Malek Balou: una fonte vicina a Hezbollah ha detto ad AFP che è stato ucciso, ma non si sa se ci siano altri morti o feriti. L’agenzia di stampa statale libanese ha detto che l’attacco è stato compiuto con degli aerei, mentre i media israeliani hanno detto che a sparare sono state delle navi della marina. Hezbollah non ha commentato. 

Soccorritori fra le macerie del palazzo colpito dall’attacco israeliano (AP Photo/Hassan Ammar)

È il primo attacco israeliano su Beirut da settimane: lo scorso 16 aprile era entrato in vigore un cessate il fuoco con il governo libanese e da allora c’erano stati reciproci attacchi tra Israele ed Hezbollah soprattutto nel sud, dove l’esercito israeliano ha occupato un grosso pezzo di territorio.