Cos’è stato il 25 aprile

 

Il vostro 25 aprile è stato tante cose, un collage che visto da lontano restituisce l’immagine di un giorno che non ha perso il suo significato, semmai l’ha evoluto. E consapevolmente. Per questo abbiamo pensato di restituirvi quasi tutti i suoi pezzi.


Il vostro 25 aprile è stato chi RICORDA:

  • come @Monicagualtieri: il 25 Aprile di mia madre bambina: cortile, un soldato “tutto nero”. Regalava caramelle polo e burro di arachidi a tutti i bimbi…
  • come LIBERA: Quando vivevo a Milano, era molto facile vivere il 25 aprile: […] cortei e manifestazioni, non ricordo più quanti. Mitica quella del ’94 (oceanica), un mese dopo la vittoria di Berlusconi, la cui diretta di Radiopopolare fu immortalata nel libro di Nanni Balestrini “Una mattina ci siamo svegliati”. Oggi, da esule, non ho manifestazioni per condividere, ma una grande risorsa. Radio3 la commemora per tutto il giorno, con musiche, poesie, testimonianze che entrano in ogni trasmissione. Mi sento parte dell’Italia che non dimentica.
  • O ancora come DAVRO con un bellissimo ricordo di uno che stava dall’altra parte: Il 25 aprile mio padre aveva il broncio. Repubblichino, non accettava la festa del 25 aprile. Ricordo che a pranzo, durante il tg che mostrava celebrazioni in tutta Italia, il suo sguardo si rabbuiava come un cielo prima della tempesta, e cominciava il suo discorso anticelebrativo, iniziando dai morti che aveva visto, ammazzati dai partigiani, indignandosi per la resa italiana che sapeva poco di liberazione quanto di annientamento da parte degli angloamericani con città rase al suolo dai bombardamenti, per finire su personaggi famosi che si erano addormentati fascisti e svegliati antifascisti per salire sul treno vittorioso del momento. Aspettavo che esaurisse l’impeto e, nelle rare pause, gli facevo notare che i fascisti avevano ucciso, colonizzato, abusato del potere, che avevano approvato leggi razziali, che avevano deciso di allearsi con serial killer deliranti che avrebbero alla prima occasione esteso il nazismo ariano anche a casa nostra e consumato altri genocidi, sostenendo quanto fosse stata positiva la liberazione sanguinosa ma necessaria da parte di alleati e partigiani della prima e ultima ora. Le mie considerazioni erano interrotte da proteste veementi e alla fine il litigio era inevitabile, ed era un litigio che ci feriva, a me per l’amore sconfinato verso mio padre, e a lui per vedere offeso il suo passato. Quindi, per anni, fin quando non ho lasciato la casa familiare, il 25 era atteso con l’ansia di non poter evadere da un ineluttabile destino che ci aveva fatto vivere la storia con emozioni e informazioni differenti e ci spingeva a convincere l’altro ad un revisionismo impossibile.Ricordo mia madre in disparte che diceva una parola buona per appoggiare le tesi di entrambi e subiva l’ira di entrambi.Da quei giorni mi sono spesso chiesto se non fosse meglio chiamare il giorno della liberazione “giorno della libertà”, e ricordare i morti e i sofferenti di entrambe le parti per cercare di unire e non dividere chi ha comunque amato l’Italia e l’ama ancora, e per celebrare la libertà di espressione che abbiamo ricevuto tanti anni fa per essere liberi di amare e contestare e non per odiare.

 

Il vostro 25 aprile è stato chi RIFLETTE:

  • Come @grendeneCla: un pensiero ai nonni che ci raccontano la #Liberazione come storia viva. Morti loro, sarà solo una pagina di storia.
  • Come Anna Wood ‎Veronica Antonucci: ma la Liberazione da Equitalia, dalle mafie, dall’italietta fatta di raccomandazioni e spintarelle, dal futuro certo solo per chi ha i SOLDI per comprarselo, e dalle caste che non sono solo quelle politiche ma sono le gabbie sociali per cui se uno è figlio di un operaio o di un immigrato non potrà mai pensare di avere il futuro che preferisce ma solo quello che gli appiccicano addosso….QUANDO? (scusate la polemica… w il 25 aprile ma ora abbiamo bisogno di una nuova Liberazione IMHO). Questo sarebbe un 25 aprile perfetto!!
  • Come @30sdc: Sono contrario alle “commemorazioni” sono favorevole alle memorie che vivono nella contemporaneità. […] Simili riti assomigliano alla comunione della messa fatta da una persona che crede poco.
  • Come SAURON51IT: Mio padre aveva partecipato alla Resistenza. Ho ancora i suoi cimeli. Ma non ha mai sopportato che, 20 o 30 anni dopo, ancora si facessero “le sceneggiate” come diceva lui. E che tanti ci avessero lucrato una carriera. “Era la cosa giusta da fare e si è fatta, e basta” senza menarla tanto.
  • O ancora LIBERA, che prende a prestito le parole del poeta spagnolo Marcos Ana, rinchiuso 23 anni nelle carceri franchiste, nel libro “Ditemi com’è un albero”: “Una guerra civile è sempre una tragedia nazionale, che tutti soffriamo, ma non si può stabilire un giudizio salomonico, ed equiparare tre mesi in cui si è perso il controllo a un genocidio, freddo e sistematico, durato quasi quarant’anni. Senza dimenticare che lottare contro la libertà non è la stessa cosa che difenderla. Come è stato diverso il comportamento dei vincitori da quello di noi vinti che, mettendo al di sopra di tutto il bene della Spagna, invochiamo la riconciliazione nazionale per superare le conseguenze fratricide della guerra civile e porvi fine!”

 

O chi, infine si LIBERA DELLA QUOTIDIANITÀ.

  • Come SABRISCRIVE: La bicicletta. Oggi siamo state in giro per prati, tra raggi di sole e cestini di nuvole. La bicicletta, perché la usavano anche allora, le donne che pedalando trasportavano messaggi segreti.

—-

hanno contribuito a scrivere questo post: @e_dro15, @monicagualtieri, @CarolinaZimara, @grendeneCla, @30sdc, Anna Wood ‎Veronica Antonucci, SABRISCRIVE, DAVRO, SAURON51IT, LIBERA, Pingback.