Rap nucleare

Gli Assalti Frontali sono uno dei primi gruppi hip hop italiani, nati dalle ceneri del movimento studentesco della Pantera e legati a doppio filo al mondo delle occupazioni, dei centri sociali e di quella che viene definita “militanza”. Dopo essere stato portavoce di questo movimento (basterebbe ricordare l’inno rap contro la guerra in Iraq “Baghdad 1991”, di nuovo d’attualità), oggi il gruppo romano sconta l’isolamento culturale e mediatico che ha portato i centri sociali – a seguito della dispersione e frammentazione post Genova 2001 – lontano dalla rappresentanza politica, fin dentro a un ghetto la cui unica uscita potrebbe essere l’elaborazione di un pensiero nuovo, contingente e antiretorico.

Invece no, e vediamo come. Gli Assalti Frontali escono all’inizio del 2011 con un nuovo disco “Profondo Rosso”, la cui prima canzone contiene una dedica all’astrofisica Margherita Hack: “Io sto con Margherita Hack/Sto con i pionieri dell’hip hop/E coi ribelli on the street”. Poi succede che il Giappone viene devastato dallo tsunami e dal terremoto, scoppia la centrale nucleare di Fukushima e il dibattito sui pericoli di questa fonte energetica torna in auge con rinnovata urgenza e complessità. E succede che la Hack dichiari che voterà a favore della costruzione di centrali nucleari in Italia al referendum di giugno. E cosa fanno gli Assalti Frontali? Scrivono un pezzo al Manifesto dicendo che forse la Hack “si è rincoglionita”, paragonandola ad “un tiranno qualsiasi”: il titolo dell’articolo è “E noi non stiamo più con Margherita Hack”. Punto. Come se lo “stare con” – la cui versione aggiornata è il “Mi Piace” cliccato su Facebook – facesse parte di un pensiero e di una proposta politica.

Non si tratta invece di una politica del tifoso che supporta non più il partito, ma le personalità della cultura e della società a cui spetterebbe il dovere di mettere in discussione le proprie idee? Non succede forse lo stesso ai Saviano, ai Camilleri, ai Moretti, a cui a torto si chiede di farsi non più voci ma portavoci? Non sarebbe ora – soprattutto per chi fa musica, quindi cultura – di smettere di delegare idee e opinioni, investendo invece sulle proprie? Costruire l’alternativa non significa scegliere con chi stare, per poi abbandonarlo come un amante infuriato quando si sente tradito: significa invece “stare nelle cose”, studiando i problemi e offrendone una soluzione anche a costo di dispiacere ai fan, come accade a Margherita Hack. L’astrofisica Hack sa bene che il nucleare è questione ben più complessa di un match di pallone ed è troppo intelligente per prendersela se uno le dà della “rincoglionita”. Purtroppo o per fortuna nessuno si può scegliere ammiratori o detrattori.

Ma, cari Assalti Frontali, ricordatevi che se voi “non state” con Margherita Hack, io e lei non “stiamo” con voi. Invece speriamo (ma non pretendiamo) da voi qualcosa di più del semplice retorico facile e vecchio “No al Nucleare punto e basta senza se senza ma”.