Xi Jinping che si lamenta con Justin Trudeau delle notizie trapelate sul loro colloquio al G20

Xi Jinping che si lamenta con Justin Trudeau delle notizie trapelate sul loro colloquio al G20

Mercoledì, durante le fasi finali del G20, il presidente cinese Xi Jinping si è lamentato con il primo ministro canadese Justin Trudeau delle notizie trapelate a proposito del loro colloquio di martedì durante il vertice, che si è tenuto a Bali, in Indonesia. Un video ripreso dalla telecamera di una tv canadese che seguiva Trudeau durante l’evento mostra Xi visibilmente infastidito rivolgersi al primo ministro canadese e dirgli, con l’aiuto del suo interprete, «Tutto quello di cui abbiamo parlato è arrivato ai giornali, non è appropriato. E non è così che è stata gestita la conversazione».

Durante il commento successivo Trudeau interrompe l’interprete cinese per dire a Xi che il Canada «crede in un dialogo libero, aperto e onesto» e continuerà a lavorare con la Cina «in maniera costruttiva», ma ci saranno cose su cui non saranno d’accordo. L’interprete allora risponde che «prima sarà necessario creare le giuste condizioni». Xi e Trudeau poi si stringono la mano e si allontanano in direzioni opposte.

Non si sa esattamente che cosa si siano detti Xi e Trudeau durante il loro incontro di martedì, durato circa 10 minuti: secondo i media canadesi però avrebbero parlato tra le altre cose di cambiamento climatico, dei recenti test missilistici della Corea del Nord, di diritti umani e delle infiltrazioni della Cina negli affari canadesi. La ministra degli Esteri canadese Mélanie Joly, che a sua volta ha incontrato il ministro degli Esteri della Cina, ha detto che entrambi i colloqui sono stati «rispettosi».

– Leggi anche: Cosa c’è e cosa non c’è nella dichiarazione finale del G20 a Bali

L’inviato di una tv danese ai Mondiali in Qatar costretto dalle autorità locali a interrompere un collegamento in diretta

L’inviato di una tv danese ai Mondiali in Qatar costretto dalle autorità locali a interrompere un collegamento in diretta

Un giornalista televisivo danese inviato in Qatar per i Mondiali di calcio maschili è stato costretto dalle autorità locali a interrompere una diretta: era collegato con il canale danese TV 2 da una strada di Doha, la capitale del paese, quando sono arrivati alcuni membri delle forze dell’ordine che prima hanno cercato di sottrarre la telecamera all’operatore che lo accompagnava e poi hanno minacciato di romperla. Il giornalista si è presentato come un inviato della televisione danese e ha mostrato sia il suo accredito che il permesso per filmare nei luoghi pubblici, ma non ha trovato molta comprensione: è infine stato costretto a interrompere il collegamento.

I rappresentanti dell’ente governativo nazionale che si occupa dell’organizzazione del torneo si sono scusati con il canale danese, dicendo che la troupe era stata «interrotta per errore» e confermando che aveva regolari permessi per svolgere la sua attività.

I Mondiali inizieranno tra pochi giorni, il 20 novembre, e l’assegnazione al Qatar è la più controversa nella storia della competizione: è infatti un paese ampiamente accusato di violazioni dei diritti umani e di essere responsabile della morte di migliaia di operai che hanno lavorato alla costruzione degli stadi, per la maggior parte migranti provenienti da India, Bangladesh, Sri Lanka e Nepal. L’incidente del giornalista danese mostra una certa abitudine alla repressione della libertà di stampa da parte delle autorità nel paese.

Il video di due attivisti per il clima che imbrattano un quadro di Klimt a Vienna

Il video di due attivisti per il clima che imbrattano un quadro di Klimt a Vienna

Martedì al Leopold Museum di Vienna un attivista austriaco del gruppo ambientalista Letzte Generation (“Ultima generazione”) ha imbrattato per protesta il quadro “Morte e vita” di Gustav Klimt con un liquido oleoso nero. È stato immediatamente allontanato da una guardia del museo, mentre un altro attivista è riuscito a incollare la propria mano al vetro che ricopre il dipinto. Per via del vetro, l’opera non è stata danneggiata.

Entrambi i gesti – l’imbrattamento e l’incollamento di parti del corpo alle opere – fanno parte di un tipo ben preciso di proteste che sono state messe in atto da vari gruppi ambientalisti nelle ultime settimane, ottenendo grande visibilità. Il 14 ottobre due attiviste del gruppo “Just stop oil” erano entrate in una sala della National Gallery di Londra e avevano imbrattato con della salsa di pomodoro una delle versioni dei “Girasoli” di Van Gogh e la stessa cosa era successa poco dopo con del purè di patate e un quadro di Monet nel Museo Barberini di Potsdam, in Germania. A inizio novembre, a una mostra su Van Gogh a Roma, quattro giovani avevano lanciato una minestra di verdura contro il quadro “Il seminatore”.

– Leggi anche: Imbrattare i “Girasoli” aiuta la causa ambientalista?

Il gruppo che ha rivendicato l’azione di protesta ha scritto su Twitter: «nuovi pozzi di petrolio e gas sono una condanna a morte per l’umanità». Nel video che mostra la scena si sente uno dei due attivisti gridare «conosciamo questo problema da cinquant’anni: dobbiamo agire, altrimenti il pianeta andrà in frantumi».

– Leggi anche: Cosa stanno facendo i musei italiani per proteggersi dalle dimostrazioni ambientaliste?

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