Nadal e il doping: proviamo a parlarne

Estate 2006. Il Tour de France viene decimato dai controlli antidoping e il mondo sportivo si ritrova a parlare di Eufemiano Fuentes, medico responsabile di aver arricchito il sangue di numerosi atleti con sostanze dopanti allo scopo di alleviarne la fatica e aumentarne le prestazioni. Scatta l’Operacion Puerto, Fuentes viene arrestato, una sessantina di ciclisti vengono identificati come abituali clienti e inizia a circolare la voce che atleti di altre discipline siano coinvolti: si parla di calcio e tennis.

Parlare di tennis in Spagna equivale a parlare di Nadal, un ragazzino fenomenale, dotato di bicipiti dalle dimensioni mai viste e capace di rimanere in campo per ore senza apparente sforzo.  Rafa ha appena vinto il secondo Roland Garros consercutivo, è numero due del mondo e il suo fisico è già entrato stabilmente tra gli argomenti irrinunciabili al bar. Il governo spagnolo, per bocca del ministro dello Sport, nega categoricamente che vi siano tennisti coinvolti nell’Operacion Puerto ma Philip Chassepot su Le Journal du Dimanche mette in giro la notizia: Nadal e il doping diventano così argomenti paralleli.

La giustizia si muove in fretta e Fuentes viene processato. Non per doping però, pratica che nel 2006 non era ancora perseguibile in Spagna, bensì per procurato rischio alla salute pubblica. Le udienze si trasformano in una farsa, il medico trova gioco facile nel spiegare che è meglio che uno affronti una salita con il sangue rinforzato piuttosto che senza, per la sua salute si intende. In più il giudice Serrano ordina che non vengano divulgati i nomi dei presunti clienti di Fuentes al di fuori del ciclismo. Un motivo in più per alimentare i sospetti di chi aveva già dato Nadal per colpevole.

Partono così le teorie più disparate che inevitabilmente sfociano nel complottismo: è la Nike a imporre il silenzio sul doping di Nadal per evitare il contraccolpo economico. Giornalisti di testate prestigiose non hanno resistito alla tentazione di dare per certo ciò che finora non è stato neanche lontanamente provato: Kurt Streeter sul Los Angeles Times nel 2008 arriva ad ipotizzare che sia Nadal che Federer abbiano giocato la storica finale di Wimbledon conclusasi 9-7 al quinto sotto effetto di sostanze illecite.

Nadal – Armstrong: per i giornali francesi il binomnio è fatto. Entrambi invincibili, entrambi dopati. E man mano che Rafa vince a Parigi (4 anni di fila) i cronisti transalpini ripropongono dubbi e sospetti, suscitando più volte reazioni stizzite nel campione spagnolo. Vero è che Nadal ha contribuito negli anni ad alimentare le maldicenze sul suo conto, scagliandosi sempre con veemenza contro le modalità dei controlli antidoping nel tennis, ritenuti eccessivamente oppressivi.

Ad inizio 2009 Nadal si infortuna alle ginocchia e gioca una delle stagioni più deludenti della sua carriera. Trascorrono quasi 12 mesi senza che Rafa vinca un torneo, il suo tono muscolare è oggetto di minuziose indagini, il suo peso corporeo diventa un’incubo nelle conferenze stampa tanto da spingerlo più volte a sfidare i giornalisti ad una pesa pubblica. Il 2010 è invece l’anno della consacrazione definitva con le vittorie a Parigi, a Wimbledon e a New York. Il quotidiano spagnolo Marca oggi intervista Mikel Sanchez, il medico che ad inizio 2010 ha riscostruito le ginocchia di Nadal grazie agli ormoni della crescita. L’intervista di Marca a Mikel Sanchez.

Sanchez esclude che il suo intervento possa aver migliorato le prestazioni sportive di Nadal e dalla sua ha le indicazioni della Wada (l’organismo mondiale antidoping) che per il 2011 ha permesso l’utilizzo terapeutico degli ormoni della crescita. Certo è che attraverso trasfusioni di sangue rigenerato le ginocchia di Nadal sono tornate a funzionare a pieno regime e per rimanere a questi livelli avranno bisogno di ulteriori interventi analoghi.

In rete sono decine i siti internet che danno senza mezzi termini del dopato a Nadal senza nessuna base scientifica o prove concrete.

Si vocifera che negli spogliatoi anche alcuni colleghi dello spagnolo storcano il naso e nutrano dei dubbi. Ma sono solo voci appunto. Forse ha ragione Stefano Semeraro quando dice che “Nessun doping può fare Nadal”.