Chi vincerà le europee?

Lunedì 27 maggio, il giorno dopo le elezioni europee, per i vari partiti sarà più facile del solito dire di aver vinto. Non essendoci un governo da eleggere o una maggioranza da raggiungere, i capipartito potranno usare il voto come una specie di grosso sondaggio nazionale e, quale che sia la percentuale ottenuta, trovare un modo di presentarla come una vittoria. Per questo, come prima delle politiche dello scorso anno, vale la pena mettere per iscritto quali sono le condizioni, in termini percentuali, di voti assoluti, di risultati rispetto agli avversari e di distribuzione geografica, affinché i vari partiti possano effettivamente dichiarare di aver vinto.

Lega
Vittoria: 30 per cento
Trionfo: sopra il 30 per cento
Disastro: sotto il 25

Matteo Salvini si trova nella bizzarra situazione di essere il leader politico più forte del paese, ma anche quello su cui si sono concentrate maggiori aspettative e che quindi ha bisogno del risultato più alto per evitare di sembrare sconfitto. In realtà, dopo un anno di governo in condizioni difficili, qualsiasi incremento rispetto al 17 per cento ottenuto alle politiche del 2018 dovrebbe rappresentare una vittoria per lui, ma nel corso degli ultimi mesi i sondaggi hanno mostrato una tale crescita della Lega (fino al doppio del suo risultato di un anno fa) e i commentatori gli hanno messo una tale pressione che un risultato in altre circostanze eccezionale, ad esempio il 25 per cento, sarebbe considerato un disastro.

Fortunatamente per Salvini, il minimo sindacale per poter dichiarare una netta vittoria è più che alla sua portata: gli basta superare il Movimento 5 Stelle (cosa che tutti i sondaggisti danno per scontata dallo scorso settembre) e ottenere un risultato che sia più vicino al 30 che al 25 per cento. Con un simile risultato la Lega sarebbe probabilmente il primo o secondo partito più grande d’Europa, a poca distanza dalla CDU/CSU della cancelliera tedesca Angela Merkel.

Portare a casa un trionfo per Salvini significa superare nettamente il 30 per cento e diventare così il partito più grande d’Europa. Per arrivare a un simile risultato la Lega dovrà riuscire nell’impresa di eclissare quasi completamente Forza Italia in particolare al Sud e nelle isole, imponendosi come principale se non unico partito del centrodestra in tutto il paese (alle recenti elezioni locali in Sicilia, però, la Lega non ha ottenuto risultati eccezionali). Di un risultato così trionfale potrebbe fare le spese anche il PD, se la Lega dovesse mostrare ulteriore crescita nella “zona rossa”.

Movimento 5 Stelle
Vittoria: vicino al 30 per cento
Trionfo: sopra la Lega
Disastro: sotto il 25

Per il partito guidato da Luigi Di Maio la situazione non è affatto semplice. Il governo con la Lega si è rivelato tutto meno che una passeggiata. Salvini ha manovrato con abilità e i 5 Stelle sono spesso finiti in situazioni complicate che hanno messo in mostra le loro debolezze e messo in risalto la forza della Lega. Rimanere il primo partito in Italia sembra quindi un’impresa al di là delle capacità di Di Maio e del Movimento 5 Stelle.

Per dichiarare vittoria, quindi, basterebbe riuscire a contenere i danni, mantenendo il partito vicino al 30 per cento delle politiche di un anno fa (il Movimento subì un grosso calo alle europee già nel 2014 senza che questo danneggiasse il partito sul lungo periodo). Per poter davvero ricordare queste elezioni come una vittoria trionfale nella storia del Movimento, Di Maio dovrebbe riuscire almeno a pareggiare con la Lega, così da mantenere intatti i rapporti di forza al governo in Italia e ridimensionare in un colpo solo le ambizioni di Salvini. Un risultato simile potrà essere raggiunto solo in caso di massiccia affluenza al Sud, al livello record delle politiche di un anno fa, quando il Movimento raccolse gran parte dei suoi voti proprio nel Mezzogiorno.

Scendere sotto il 25 per cento dei voti sarebbe invece disastroso per il Movimento. Significherebbe perdere almeno 8 punti percentuali rispetto alle politiche e arrivare pericolosamente vicini al PD, con il rischio di esserne superati e di diventare così il terzo partito. Questo scenario potrebbe verificarsi solo di fronte a un crollo dell’affluenza al Sud che priverebbe il Movimento del suo principale bacino di voti.

Partito Democratico
Vittoria: sopra il 20 per cento
Trionfo: sopra il Movimento 5 Stelle
Disastro: sotto il 20 per cento

Il segretario del PD Zingaretti ha tenuto bassa l’asticella delle aspettative, come aveva già fatto in occasione delle primarie di partito: il suo obiettivo, ha detto, è arrivare sopra il 20 per cento, che significa migliorare leggermente il 18 per cento raccolto alle politiche di un anno fa. È un obiettivo possibile, visto che al PD basta essenzialmente mantenere i voti reali raccolti un anno fa (domenica voteranno meno persone, quindi mantenere lo stesso numero di voti assoluti significa aumentare la propria percentuale).

Il trionfo per il PD sarebbe riuscire a recuperare un po’ del voto che negli ultimi anni è finito nell’astensionismo e al Movimento 5 Stelle. Anche poche centinaia di migliaia di voti in più, come quelli che nella “zona rossa” potrebbero tornare grazie alla ricomposizione della scissione a sinistra, permetterebbe al PD di avvicinarsi al 25 per cento e magari superare il Movimento 5 Stelle: un risultato che renderebbe automaticamente Zingaretti il nuovo leader dell’opposizione nazionale e segnerebbe un’importante inversione di tendenza nelle fortune del PD. Questo scenario è speculare a quello del disastro per il Movimento 5 Stelle: un crollo dell’affluenza potrebbe infatti favorire l’elettorato PD, più motivato e spinto alle urne anche dalle elezioni amministrative che si svolgono domenica in molti comuni.

Lo scenario disastroso per il PD è non riuscire a mantenere i voti assoluti raccolti un anno fa e quindi scendere nel voto percentuale sotto il 20. Questo risultato rappresenterebbe un fallimento della strategia prudente di Zingaretti e probabilmente causerebbe un’accelerazione nella frammentazione del partito, in particolare di quella verso destra compiuta dall’area vicina all’ex segretario Matteo Renzi.

Forza Italia
Vittoria: sopra il 10 per cento
Trionfo: 15 per cento
Disastro: 9 per cento

Sembra passata una vita da quando sondaggisti ed opinionisti parlavano del grande ritorno di Silvio Berlusconi e di come, con la sua ineguagliata abilità di comunicatore, avrebbe ribaltato ogni pronostico per le ultime elezioni politiche. Invece accadeva soltanto un anno fa e Berlusconi, invecchiato e piuttosto affaticato, ha ottenuto il risultato peggiore nella storia di Forza Italia, consegnando nel giro di poche ore l’intero centrodestra e il governo del paese al suo alleato e rivale Matteo Salvini.

Dopo il disastro di un anno fa, gli obiettivi che Forza Italia si può porre per queste europee sono minimi. “Vincere”, tra molte virgolette, significa ottenere più del 10 per cento, la soglia psicologica minima ritenuta necessaria affinché gli ultimi colonnelli del partito non lo abbandonino definitivamente per trasferirsi armi e bagagli alla Lega di Salvini. Trionfare, in queste difficili circostanze, significa migliorare il risultato dell’anno scorso e quindi portarsi intorno al 15 per cento. Non è impossibile se, come il PD, Forza Italia riuscisse a mantenere i voti assoluti raccolti nel 2018.

Ma sembra molto complicato: il partito è allo sbando, i suoi candidati sono stati decimati da inchieste e arresti, Berlusconi è anziano e appannato e l’altro frontman della campagna elettorale, il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, non è certo un campione di carisma. Insomma, più che il trionfo alle porte sembra esserci il disastro: un risultato sotto la doppia cifra che probabilmente coinciderebbe con il crollo dei consensi di Forza Italia al Sud e la parallela crescita di quelli di Lega e Fratelli d’Italia. In quest’ultimo caso la sopravvivenza del partito non può essere data per scontata.

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