Ritornano i talk show

Nella prima puntata di Ballarò della stagione si è ritornato a parlare del tema principale che ha quasi monopolizzato il dibattito politico dell’ultimo anno: l’IMU. Dopo la pausa estiva è una buona occasione per ripassare qualche panzana che sull’IMU continua a essere diffusa (e che con ogni probabilità continuerà ad essere diffusa anche domani).

Maurizio Landini, segretario della FIOM, ha sostenuto che l’IMU non è un’imposta progressiva, cioè che non viene pagata in maniera maggiore da chi è più ricco rispetto a chi è più povero. Si tratta di un’opinione sull’IMU molto diffusa e ripetuta numerose volte in televisione da Landini e da molti altri politici di ogni schieramento politico.

Non è proprio così: l’IMU è un’imposta proporzionale “da manuale”, perché l’importo da pagare deriva dalla rendita catastale dell’immobile: più l’immobile è valutato, più bisogna pagare. Ma è anche progressiva per quanto riguarda le seconde case, perché l’aliquota cambia a partire dalle seconde case. Chi possiede più immobili abitativi, quindi, paga più che proporzionalmente di chi ne possiede solo uno.

L’IMU è considerata anche molto più progressiva rispetto alla vecchia ICI – nonostante l’ICI non abbia attirato su di sé altrettante critiche. A mettere la parola fine sull’IMU ci ha pensato la Commissione Europea che in un documento ha certificato la maggiore progressività rispetto all’ICI. Curiosamente, quando venne pubblicato questo documento, la stampa italiana lo interpretò nel senso opposto a quello reale.

Naturalmente, come tutte le imposte, l’IMU può esser resa ancora più progressiva, ad esempio stabilendo aliquote diverse a seconda dalla rendita catastale, cioè facendo pagare più che proporzionalmente chi ha una casa di maggior valore. Si può fare, naturalmente tenendo conto che già così l’IMU è un’imposta piuttosto progressiva – questo non significa che l’IMU sia una tassa perfetta e che non possa essere migliorata.

Un altro discorso, invece, è l’equità dell’IMU. Le rendite catastali su cui si basa il calcolo dell’IMU non sono aggiornate da molti anni e può capitare che in comuni diversi case con un valore di mercato simile si trovino a pagare IMU molto diverse. Per risolvere questo problema, però, non serve accentuare la progressività della tassa, ma aggiornare le rendite catastali.

A dimostrare che il tema della progressività dell’IMU è un tema trasversale, anche il ministro del PDL Nunzia De Girolamo ha definito l’IMU una tassa poco progressiva. Secondo De Girolamo la Service Tax, che dovrebbe sostituire l’IMU, sarà molto più progressiva. Purtroppo non possiamo verificare le parole del ministro De Girolamo visto che i dettagli definitivi su questa nuova tassa non sono ancora stati decisi.

Anche Giovanni Toti, direttore del TG4, ha parlato di IMU, definendo “aberrante” chi critica l’abolizione di una tassa qualsiasi in un paese con una pressione fiscale alta come quella italiana. Si tratta di un’opinione legittima, ma che trascura di notare che esistono diversi tipi di tasse.

In Italia sono particolarmente pesanti le tasse sul lavoro (IRPEF e soprattutto IRAP), mentre le tasse patrimoniali sono basse rispetto a molti altri paesi europei e, soprattutto, negli ultimi anni sono costantemente diminuite, mentre aumentavano in quasi tutto il resto d’Europa. Di questo tema ne avevamo parlato qui, dove potete trovare tutti i dati.

Questo tipo di politica viene riassunto in una frase che avrete certamente sentito spesso: “Spostare la tassazione dalle persone alle cose”. In altre parole significa cercare di togliere tasse al lavoro – e quindi ai redditi – e di spostarle sulle cose (coome barche, automobili, case ecc.). Molti economisti e organismi internazionali hanno suggerito all’Italia di seguire questa strada – durante la trasmissione lo ha fatto anche l’economista Carlo Padoan.

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