Commento controfattuale

Il parlamento britannico è impiccato. Ma se fosse andata diversamente avrei scritto queste righe. Che ho comunque scritto come un esperimento di commento controfattuale:

Alla fine la patria del bipolarismo perfetto ha scelto di rimanere fedele alla propria vocazione, evitando per pochi seggi l’incertezza di un Parlamento bloccato e la necessità di coalizioni del tutto inedite per la sua storia recente. E al termine di una delle campagne elettorali più incerte dell’ultimo quarto di secolo, questa mattina la Gran Bretagna si è svegliata con quel Primo Ministro conservatore che attendeva da cinque anni di entrare a Downing Street. Per prepararsi all’appuntamento della vita David Cameron ha avuto tutto il tempo necessario e anche di più, rischiando di perdere proprio sul finale l’enorme vantaggio di consensi che aveva accumulato nella stagione del declino laburista.

I primi passi del suo governo ci diranno se questi anni sono stati impiegati proficuamente, ma Cameron merita già oggi una buona dose di fiducia preventiva per la capacità che ha dimostrato di innovare una tradizione politica prestigiosa ma che da troppo tempo sembrava incapace di interpretare la modernità. Fin dal 2005, quando venne scelto a sorpresa da un partito ormai logorato dall’isolamento e dall’opposizione, la sua leadership ha scommesso sulla conquista di quell’area di centro che aveva garantito al New Labour la realizzazione delle sue politiche più innovative.

Un centro da intendersi non nell’accezione italiana, e dunque come area paludosa del compromesso opaco, ma come leva delle riforme e del cambiamento. Ha dunque capovolto la retorica del nostalgismo thatcheriano nella quale erano affondati i Tories scommettendo su una società dove la diversità etnica e culturale, l’attenzione all’ambiente e la garanzia di servizi pubblici efficienti sono ormai considerati pilastri del discorso pubblico. Ed è riuscito a far convivere (per ora in termini puramente teorici) una parte del bagaglio ideale del Partito conservatore con le suggestioni più avanzate del neolaburismo, che tra i suoi successi può ben vantare quello storico di aver cambiato nel profondo la costituzione simbolica e culturale della Gran Bretagna.

Il passaggio dalla teoria alla pratica, come al solito, è destinato ad incrociare più di una difficoltà. Soprattutto perché il nuovo governo conservatore parte nel momento più difficile, per Londra non meno che per l’Europa. La sfida di risanare in tempi rapidissimi il deficit sposterà in secondo piano la parte più creativa del programma conservatore, costringendo il governo a misure dure e impopolari. Scelte indispensabili, che potrebbero tuttavia assumere una curvatura autolesionistica se Cameron scegliesse di puntare sull’unica carta politica sulla quale i Tories hanno fatto un serio passo indietro: lo scetticismo verso l’Europa, i suoi vincoli e le sue responsabilità.

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