Guardare le stelle da sotto il polo Sud

Ogni secondo, il nostro corpo è attraversato da un flusso di circa 50 mila miliardi di neutrini che arrivano dal Sole viaggiando a una velocità prossima a quella della luce.

Se questa fosse una trasmissione intitolata come una famosa sonda spaziale, potrei tirarla per le lunghe, creando quel filo di allarmismo che fa sempre colpo. Invece vi tranquillizzo subito: la cosa non produce nessuna conseguenza. I neutrini, infatti, sono particelle che non lasciano grandi tracce del loro passaggio. Non hanno carica elettrica, hanno una massa piccolissima, e non interagiscono granché con il resto della materia. Un neutrino potrebbe attraversare uno strato di piombo spesso un anno-luce prima di essere assorbito.

Proprio per questa loro capacità di penetrare enormi quantità di materia – cosa che la luce e le onde elettromagnetiche non riescono a fare – i neutrini sono molto interessanti. Potrebbero farci vedere quello che succede in posti che altrimenti rimarrebbero nascosti: per esempio, nel cuore delle esplosioni di supernovae, o indietro fino agli agli attimi successivi al big bang. Ma riuscire a osservarli è impegnativo. Per i neutrini tutto è trasparente, anche i rivelatori che vorremmo usare per intrappolarli.

Così, l’inventiva dei fisici deve trovare strade complicate. Una di queste passa per il Polo Sud, e per un esperimento che ha un nome da rapper – Ice Cube. Quando grandi quantità di neutrini attraversano grandi quantità di ghiaccio, la possibilità che alcuni di loro vengano assorbiti – producendo altre particelle che a loro volta liberano radiazione elettromagnetica, misurabile dagli strumenti – non è più trascurabile. Piazzando migliaia di rivelatori nel ghiaccio, giù fino a oltre 2 chilometri di profondità, i fisici sperano di tracciare il passaggio dei neutrini e di osservare l’universo in modo completamente nuovo. Talmente nuovo che questo è l’unico telescopio puntato nella direzione sbagliata – verso terra, invece che verso il cielo. La massa del nostro pianeta, infatti, fa da schermo rispetto a tutte le altre particelle che possono causare un disturbo nelle misure, lasciando passare i neutrini.

Se tutto andrà bene, già verso l’inizio del 2011 Ice Cube potrebbe prendere i primi dati. Qualunque cosa vedrà, nessuno l’avrà mai vista prima.