È una sconfitta soprattutto di Donald Trump
Come una serie di scelte del presidente su candidati e politiche ha contribuito al disastro dei Repubblicani nelle elezioni di metà mandato
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I Repubblicani sono usciti nettamente sconfitti dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti (qui una sintesi dei risultati). Nella notte il presidente statunitense Donald Trump ha postato sui suoi social un messaggio per sostenere di non avere alcuna responsabilità per il risultato, anzi: «Non ero candidato, e se lo fossi stato avremmo vinto in modo schiacciante», ha scritto.
La realtà però è ben diversa, perché queste elezioni erano viste soprattutto come una specie di referendum sull’operato del presidente, e la sconfitta del Partito Repubblicano è in primo luogo una sconfitta di Trump e un effetto della sua bassissima popolarità in tutti gli Stati Uniti.
I Repubblicani hanno perso il controllo del Senato e della Camera, ma anche molte elezioni per la carica di governatore, alcune in stati in cui vincevano da decenni. La serie di vittorie per il Senato per esempio in Iowa, Kansas, Texas, Ohio, North e South Carolina sarebbe stata inimmaginabile un anno fa, «a dimostrazione di come la guerra del presidente Trump contro l’Iran e le sue politiche economiche abbiano ampliato drasticamente il campo di battaglia», ha scritto il New York Times.

Un comizio di Trump a Myrtle Beach, South Carolina, il 21 agosto 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)
Le elezioni di metà mandato sono storicamente sfavorevoli al partito che esprime il presidente. Raramente però lo sono state in queste dimensioni. Il risultato ha confermato i sondaggi pre-elettorali sulla popolarità di Trump, che ha gli indici di approvazione più bassi da quando vengono commissionati questi sondaggi: stiamo parlando di decenni. È per questo che diversi candidati Repubblicani avevano fatto una campagna cercando di prendere un po’ le distanze da lui.
Allo stesso tempo però Trump aveva provato in più occasioni a personalizzare il voto, chiedendo ai suoi sostenitori di andare ai seggi e fingere che il suo nome fosse «sulla scheda elettorale». Aveva fatto campagna in vari stati, anche se in alcune situazioni in modo confuso e caotico.
La risposta degli elettori è stata piuttosto uniforme in tutti gli Stati Uniti: difficile quindi legarla solo a questioni statali o all’efficacia di specifici candidati. Trump era stato eletto nel 2024 anche grazie alla promessa di abbassare i prezzi e di farsi coinvolgere di meno nelle crisi internazionali: “America First” era lo slogan, quindi prima gli interessi degli Stati Uniti.
Ha invece cominciato una guerra all’Iran che ha avuto enormi ripercussioni sull’economia mondiale e su quella statunitense, portando soprattutto i prezzi dei carburanti a livelli molto alti. Il costo della benzina negli Stati Uniti è considerato un fattore che può influenzare notevolmente le elezioni. Anche le politiche migratorie iper-aggressive, con le retate, le violenze e gli arresti dell’ICE, hanno probabilmente allontanato dal partito le minoranze, soprattutto quella latinoamericana, che invece nel 2024 aveva votato in larga parte per Trump.

Donald Trump abbraccia il candidato al Senato in Texas Ken Paxton a Lubbock, il 26 ottobre 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
C’è poi un altro motivo per cui questa sconfitta Repubblicana è una sconfitta di Trump: il partito è oggi quasi completamente composto da persone a lui fedeli, spesso scelte proprio perché particolarmente vicine al presidente o sue adulatrici.
Nelle primarie dei Repubblicani per scegliere i candidati a queste elezioni Trump aveva sostenuto rappresentanti della corrente MAGA («Make America Great Again»), anche contro politici di maggiore esperienza. Quei rappresentanti avevano vinto le primarie ma ora hanno perso nettamente contro i Democratici.
In due delle elezioni più seguite, e delle sconfitte più clamorose, c’è stata proprio una scelta specifica di Trump che ha contribuito al disastro elettorale.
In Texas il senatore uscente era il Repubblicano John Cornyn, 74 anni, in carica da quattro mandati e candidato per un quinto. Cornyn era considerato vicino a Trump e in Senato aveva votato secondo le indicazioni del presidente nel 99 per cento dei casi. Per Trump però non era abbastanza allineato: «John Cornyn è una brava persona e ho lavorato bene con lui, ma non mi ha sostenuto nei momenti difficili», ha detto quando ha scelto di sostenere alle primarie Ken Paxton.
Paxton è un alleato stretto di Trump, come ha dimostrato nel corso degli anni sostenendo le teorie infondate secondo cui Trump avrebbe vinto le elezioni presidenziali del 2020. Già al momento della sua candidatura era universalmente considerato un candidato più debole rispetto a Cornyn, dato che la sua reputazione era stata in parte compromessa da una lunga serie di scandali. La sua campagna elettorale è stata disastrosa, e negli scorsi mesi si è molto parlato anche della sua separazione dalla moglie Angela, che ha chiesto il divorzio citando l’adulterio come causa principale.
Paxton era un difensore della famiglia tradizionale e dei valori cristiani ma durante la campagna elettorale si è presentato pubblicamente con una nuova compagna, una influencer cristiana: tutto questo potrebbe avere influito negativamente sui suoi consensi tra gli elettori Repubblicani.

Trump con Darline Graham, a Rock Hill, South Carolina, il 26 ottobre 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
In Texas un Democratico non vinceva al Senato dal 1988, in South Carolina dal 1998: anche qui Trump ha avuto un ruolo diretto nella scelta della candidata che poi si è rivelata perdente, Darline Graham.
Graham è la sorella del senatore Lindsey Graham, importante politico del Partito Repubblicano e amico e collaboratore di Trump, morto improvvisamente lo scorso luglio. Due giorni dopo la sua morte, il governatore Repubblicano Henry McMaster aveva nominato al suo posto la sorella, Darline Graham, fino ad allora funzionaria pubblica e responsabile della Commissione statale per i ciechi. Trump poi l’aveva convinta a candidarsi e aveva fatto campagna per lei alle primarie contro Ralph Norman, candidato che rappresenta la parte più tradizionale del partito. Aveva anche mobilitato il Super PAC MAGA per finanziarne la campagna. I Super PAC sono organizzazioni nate per raccogliere fondi a favore o contro un candidato e sono sempre più influenti.
Durante la campagna elettorale, Graham si è mostrata però spesso in difficoltà, soprattutto per la scarsa esperienza in politica. Durante un dibattito ad agosto, a una domanda su Taiwan, aveva ammesso di non saperne molto di sicurezza nazionale. È stata poi sconfitta dalla Democratica Annie Andrews.
Quelli in Texas e in South Carolina sono due dei casi più evidenti dell’influenza che ha avuto Trump nella scelta di candidati vicini a lui che si sono rivelati poi perdenti alle elezioni di stanotte. È per questo che la frase di Trump postata sui suoi social – «Non ero candidato, e se lo fossi stato avremmo vinto in modo schiacciante» – risulta ora poco credibile e senza alcun fondamento.



