• Mondo
  • Mercoledì 4 novembre 2026

Qualche grafico per capire meglio il risultato delle elezioni negli Stati Uniti

Dove e di quanto hanno vinto i Democratici? Quali posti si sono spostati più a sinistra? Dov'è che i Repubblicani hanno retto?

Caricamento player

La portata della vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato si capisce molto bene guardando dati e mappe sul voto di martedì. Mostrano che i Democratici hanno stravinto un po’ ovunque, e come sono cambiate le cose rispetto alle ultime elezioni, quelle che nel 2024 avevano eletto Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

Per cominciare, le basi.

Prima di queste elezioni i Democratici non controllavano né la Camera né il Senato. Martedì sono riusciti a ottenere il controllo di entrambi. Alla Camera si votava per rinnovare tutti e 435 i seggi, al Senato circa un terzo (per la precisione 35 su 100). Via via che procede lo scrutinio il numero dei seggi si sta assestando, ma grossomodo sarà questo.

Alla Camera i Democratici hanno ampiamente superato i 218 seggi necessari per la maggioranza, e ce ne sono ancora decine da assegnare. La maggioranza è quindi già sicura: manca solo capire quanto sarà ampia. Che i Democratici potessero ottenere la maggioranza della Camera era uno scenario dato come molto probabile dai sondaggi, sebbene fossero stati un po’ più cauti sulla dimensione della vittoria.

Meno probabile era che i Democratici riuscissero a prendersi anche il Senato, dove sono arrivati a 54 seggi, sopra i 51 necessari per averne il controllo. I Repubblicani si sono fermati a 44 senatori. Mancano i seggi di Alaska e Mississippi, per cui servirà ancora un po’ di tempo per sapere a chi andranno: ma se anche entrambi andassero ai Repubblicani, i Democratici hanno comunque ottenuto un risultato che nelle previsioni della vigilia era ritenuto ottimistico.

Dei 35 seggi per cui si è votato al Senato, 20 sono stati vinti dai Democratici, e appena 13 dai Repubblicani: questo rende ancora più netto il risultato dei Democratici (oltre che più duraturo: i senatori restano in carica per 6 anni).

Come si vede dal grafico qui sotto, al Senato i Democratici hanno ottenuto diversi seggi che prima erano dei Repubblicani, in stati anche storicamente molto conservatori. Sono quelli indicati con il motivo a righe blu. Al contrario i Repubblicani non sono riusciti a togliere nessun seggio ai Democratici.

Il caso che meglio riassume la portata di questa sconfitta dei Repubblicani è quello del Texas, dove i Repubblicani governavano da decenni; ma ci sono anche il Kansas, dove un candidato Democratico non vinceva dal 1932, e il South Carolina, che è uno stato tradizionalmente molto conservatore.

In Texas i Democratici sono riusciti a conquistare anche diversi seggi che appartenevano ai Repubblicani alla Camera, come si vede dal grafico. Neanche alla Camera i Repubblicani sono riusciti a sottrarre seggi ai Democratici.

I dati fin qui mostrano i risultati per seggi, ma è utile scendere a un maggiore livello di dettaglio così da capire come hanno votato i diversi stati. Il grafico qui sotto mostra i voti per singola contea alla Camera, con le bolle che sono proporzionali al numero di voti conteggiati. Le contee sono divisioni amministrative più piccole dei distretti, che invece sono la parte di territorio che elegge il singolo deputato.

Questo grafico con le frecce invece mostra quale partito ha guadagnato voti rispetto al 2024, nei seggi dove lo scrutinio è concluso. La lunghezza della freccia indica la dimensione del ribaltamento dei voti. Le frecce sono lunghe e fitte soprattutto a Est o Sud-est (in Georgia, North e South Carolina, Mississippi, Louisiana). Gli stati che mancano sono quelli in cui i conteggi sono ancora in corso.

Le poche frecce rosse sono in Illinois, Minnesota e Florida.

In 36 stati si votava anche per il governatore. Come si vede dalla mappa qui sotto sono stati finora cinque i candidati Democratici che hanno sottratto il governo locale ai Repubblicani: è successo in Iowa, Ohio, Georgia, Nevada e Texas, tutti stati in cui Trump aveva vinto alle presidenziali del 2024.

– Leggi anche: È una sconfitta soprattutto di Donald Trump