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  • Mercoledì 4 novembre 2026

I massi gettati da Greenpeace nel mare del Nord contro la pesca a strascico

Servono a ostacolare le reti in un'area a est dell'Inghilterra, per proteggere una specie di cetacei

Gli attivisti di Greenpeace lasciano affondare un enorme masso nel mare del Nord (Greenpeace)
Gli attivisti di Greenpeace lasciano affondare un enorme masso nel mare del Nord (Greenpeace)
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Gli attivisti dell’organizzazione ambientalista Greenpeace hanno gettato dei grossi massi in un tratto del mare del Nord per ostacolare le operazioni di pesca a strascico, nel tentativo di tutelare una specie di cetacei all’interno di un’area marina protetta. Si tratta delle focene comuni, simili a piccoli delfini, che secondo gli attivisti sono minacciate – soprattutto indirettamente – dalla distruzione dei fondali.

L’area si trova al largo della costa orientale dell’Inghilterra: dal Dogger Bank, un ampio banco sabbioso al largo dello Yorkshire, fino allo stretto di Dover, che separa l’Inghilterra dalla Francia. Quest’area protetta ospita il 20 per cento della popolazione di focene comuni che vivono nel tratto britannico del mare del Nord, ed è stata creata per limitare il rumore subacqueo e regolare le operazioni umane invasive che si possono svolgere al suo interno, come l’installazione di pale eoliche.

Secondo gli attivisti di Greenpeace però non prevede la misura più importante per una protezione efficace delle focene, ovvero il divieto di pesca a strascico e più in generale le restrizioni alla pesca.

La pesca a strascico è la tecnica con cui viene pescata la maggiore quantità di pesce nel mondo ed è considerata particolarmente dannosa per l’ambiente perché consiste nel trascinare reti da pesca sul fondale marino, danneggiandolo. I massi fatti affondare da Greenpeace dovrebbero ostacolare le reti, facendole incagliare e provocandone la rottura. Pescare in quei tratti, quindi, comporterebbe un rischio economico per i pescherecci.

Le focene in realtà non vivono sui fondali e di solito non rimangono impigliate nelle reti della pesca a strascico: succede più comunemente con le reti da posta, un altro tipo di attrezzo che viene lasciato fisso in mare in posizione verticale. Secondo Greenpeace però la pesca a strascico, oltre a disturbare le focene con i rumori, le minaccia comunque perché distrugge l’habitat delle loro prede, i pesci, riducendone anche il numero.

Per la sezione britannica di Greenpeace nel 2025 i pescherecci a strascico hanno lavorato per oltre 37.200 ore nella zona protetta, con un effetto paragonabile a «un bulldozer che si fa strada attraverso un prezioso parco nazionale». Gli attivisti dell’organizzazione, nota per le sue attività di protesta audaci, plateali e non violente, hanno detto di aver avvisato a giugno il governo britannico che se non avesse preso iniziative per tutelare ulteriormente quest’area sarebbero intervenuti.

Gli attivisti di Greenpeace spostano un enorme masso prima di farlo affondare nel mare del Nord (Greenpeace)

Gli attivisti hanno caricato gli enormi massi (molti dei quali firmati da personaggi famosi) a bordo della nave Arctic Sunrise e poi li hanno gettati in mare creando una barriera che, a detta loro, dovrebbe impedire la pesca a strascico su un’area di 116 chilometri quadrati, sui 37mila totali dell’area marina protetta. Nei prossimi giorni gli attivisti continueranno a pattugliare la zona per scoraggiare i pescherecci industriali.

Will McCallum, co-direttore esecutivo dell’organizzazione, ha detto al Guardian che Greenpeace ha fatto quello che avrebbe dovuto fare il governo britannico, ovvero «proteggere i nostri mari», visto che ogni giorno enormi navi attraversano questo tratto «depredandolo di pesce e uccidendo preziose specie selvatiche come focene, squali e uccelli marini».

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