Perché internet funziona peggio di una volta
Google, Instagram, Amazon: non è un’impressione, scrive Cory Doctorow in “Enshittification”, il nuovo libro di Altrecose
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Chi segue i cambiamenti introdotti dalle innovazioni digitali ha imparato ad avere familiarità, anche in Italia, con un neologismo inglese, enshittification: da più di due anni è entrato persino nei vocabolari, da quando Cory Doctorow lo citò in un articolo sulla rivista Wired. La parola, che in italiano si può tradurre come “merdificazione”, è poi diventata il titolo di un libro, che è Altrecose – il progetto di libri del Post – a pubblicare in italiano, l’11 novembre (ma le persone abbonate possono già acquistarlo in prevendita).
Doctorow racconta e spiega un’impressione familiare a tutti, quando usiamo le piattaforme digitali: ovvero che una volta il feed di social come Facebook e Instagram fosse fatto dei post delle persone che avevamo scelto di seguire. Oggi è pieno di altro: inserzioni, pagine che non conosciamo, contenuti che non abbiamo mai chiesto di vedere. Succede qualcosa di simile a molti altri servizi, di cui celebrammo inizialmente l’utilità: Google ci mostra testi generati dall’intelligenza artificiale e annunci pubblicitari prima degli altri risultati; buona parte degli ebook va persa se cancelliamo l’app della piattaforma; Amazon non ci mostra più i prodotti migliori; le stampanti rifiutano le cartucce di altre marche; e gli aggiornamenti delle app, che dovrebbero migliorarle, spesso ci costringono a imparare a usarle da capo.
Molti di questi peggioramenti, secondo Doctorow, hanno una causa comune: sono il risultato di decisioni prese dalle aziende che gestiscono le piattaforme. I servizi digitali cominciano offrendo condizioni vantaggiose agli utenti, poi favoriscono le aziende che li usano per raggiungere i loro clienti, finendo col peggiorare le condizioni di entrambi, in modo da ricavarne più denaro possibile. A chi si è chiesto se la colpa fosse sua, o dell’età, Doctorow risponde subito.
* * *
No, non siete voi: internet sta peggiorando, e pure in fretta.
I servizi su cui facevamo affidamento e che un tempo amavamo si stanno trasformando in montagne di merda, tutti insieme. Quel che è peggio è che il digitale si sta fondendo con il fisico, e questo significa che le stesse forze che rovinano le nostre piattaforme stanno rovinando anche le nostre case, le nostre auto, i posti dove lavoriamo e facciamo acquisti. Il mondo è fatto sempre più di computer in cui inseriamo i nostri corpi e di computer che inseriamo nei nostri corpi, e questi computer fanno schifo.
È una situazione esasperante, frustrante. E se per voi questi servizi hanno una certa importanza, è pure terrificante.
Sono un cyberattivista da venticinque anni e collaboro con la Electronic Frontier Foundation, un gruppo che si batte per i diritti umani digitali e che ha più o meno inventato il concetto stesso di “diritti umani digitali”. Sono stato osservatore per le Nazioni unite e ho contribuito alla stesura di trattati internazionali, ho fatto pressione su organi legislativi e agenzie governative di Stati Uniti, Canada, Europa e Regno Unito, ho assistito a proteste di piazza e blackout digitali.
Ma non ho mai visto nulla di paragonabile.
Nel 2022, dopo aver cercato per anni di far appassionare la gente all’esoterico mondo delle politiche di internet, ho coniato un termine che descrive l’improvviso collasso delle piattaforme che sta avvenendo intorno a noi: enshittification (“merdificazione”). Con mia agrodolce soddisfazione, questa definizione sta avendo molto successo, anzi si può dire che sia già entrata in orbita.
È una parola divertente e dispettosa, così come è divertente e dispettoso pronunciarla, e ne vado fiero, ma non è per questo che l’American Dialect Society l’ha nominata parola dell’anno del 2023, non è per questo che il Macquarie Dictionary australiano l’ha nominata parola dell’anno del 2024, e non è per questo che milioni di persone l’hanno usata per descrivere l’inarrestabile catastrofe digitale da cui si sentono travolte.
Se il termine “enshittification” è così popolare è perché rappresenta una teoria che spiega il declino sempre più rapido delle cose che ci sono care, chiarendo le ragioni del fenomeno e le possibili contromisure.
Perché dire “enshittification” non equivale solo a dire: «Qualcosa è peggiorato». Dietro c’è un’analisi che spiega in che modo un servizio online peggiora, come avviene questo peggioramento, e il “contagio” che sta facendo peggiorare tutto.
La vedete quest’epoca che stiamo attraversando? Questa Grande Merdificazione? Non è un mistero. Non è che le Grandi Forze della Storia si stiano abbattendo sulla nostra vita imponendoci di assistere inermi alla caduta dei servizi che un tempo rispondevano alle nostre esigenze. No, è un fenomeno fisico, come una malattia, e come tutte le malattie ha dei sintomi, un decorso e un’epidemiologia. Nella prima metà del libro approfondiremo queste componenti.
Ma lo scopo di questa analisi non è alimentare con dettagli tecnici lo sconforto e la rabbia che provate verso lo stato del mondo digitale: questo libro l’ho scritto per proporre una cura. Ed è di questo che parla la seconda metà.
L’era in cui viviamo, il Merdocene, è il risultato di precise decisioni strategiche prese da persone con un nome e un cognome, e una volta individuate queste decisioni e queste persone potremo finalmente agire. Potremo revocare quelle decisioni, dare un nome alle persone e addirittura scegliere il forcone più adatto per inseguirle. O almeno ci assicureremo che non abbiano mai più il potere di fare scelte strategiche al posto nostro.
Potremo costruire un’internet nuova e bella, che sia utile al progresso umano. Potremo creare il sistema nervoso digitale di cui abbiamo bisogno per poterci connettere e coordinare in un XXI secolo infestato da catastrofi climatiche, genocidi, autoritarismi e turbolenze economiche.
Potremo creare un’infrastruttura resistente all’enshittification per un mondo nuovo e migliore.
* * *
Cory Doctorow è scrittore, giornalista e attivista per i diritti digitali. La traduzione di Enshittification è di Amerigo Dercenno, la prefazione è di Vera Gheno; l’edizione italiana è arricchita da una postfazione dello stesso Doctorow.
Altrecose è il progetto editoriale del Post in collaborazione con Iperborea dedicato a libri che raccontano e spiegano la realtà. Enshittification, il quindicesimo libro pubblicato, sarà nelle librerie dall’11 novembre, ma le persone abbonate al Post possono già acquistarlo in prevendita sul sito, con spedizione gratuita, e riceverlo a casa prima dell’uscita.



