Cosa funziona davvero contro il raffreddore

Una risposta che non vi piacerà

(FPG/Hulton Archive/Getty Images)
(FPG/Hulton Archive/Getty Images)
Caricamento player

Il raffreddore comune è una delle infezioni virali più diffuse al mondo, soprattutto nella stagione fredda quando si passa più tempo al chiuso e aumentano le probabilità di essere contagiati da chi è già malato. Tosse, naso chiuso e mal di gola sono i sintomi più comuni e impiegano una settimana circa prima di scomparire, con o senza rimedi che spesso lasciano il tempo che trovano. Evitare un raffreddore è pressoché impossibile, quindi meglio sapere con cosa si deve fare i conti.

Non c’è un solo virus che causa il raffreddore, e questo spiega perché siamo raffreddati più volte all’anno (secondo alcune stime almeno un paio di volte). I primi responsabili sono i rhinovirus, un genere di virus respiratorio che si diffonde attraverso l’aria e che si replica velocemente nelle mucose nasali, dove trova una temperatura ideale, di qualche grado inferiore a quella corporea. Ma ci sono altri virus che possono causare un raffreddore, come i coronavirus umani stagionali, gli adenovirus e ancora altri virus respiratori. Si stima che ci siano più di 200 virus che possono causare il raffreddore, che a loro volta hanno una miriade di varianti e tipi dovuti a come questi virus evolvono nel tempo.

La via principale di contagio è aerea. Ciascuno di noi emette in continuazione microscopiche gocce d’acqua quando respira, parla, tossisce o starnutisce, che rimangono poi a lungo sospese nell’aria (aerosol). Se si ha il raffreddore, nelle goccioline finiscono anche i virus che di fatto riescono a spostarsi da una persona a un’altra. In un ambiente chiuso è quindi più probabile che avvenga un contagio, perché la concentrazione delle particelle virali sospese nell’aria è maggiore. Più un ambiente è piccolo, affollato e poco ventilato, e più tempo si passa al suo interno, maggiore è la probabilità di prendersi un raffreddore da chi è già malato e si trova in quell’ambiente.

Altre vie di contagio possono essere le superfici degli oggetti, sulle quali si depositano le goccioline quando cadono per gravità. Per questo viene consigliato di lavarsi spesso le mani con il sapone per almeno una ventina di secondi e di non toccarsi la faccia con le mani sporche, perché le particelle virali potrebbero raggiungere più facilmente le mucose del naso e della bocca, avviando poi l’infezione. Gli studi svolti durante la pandemia da coronavirus hanno comunque mostrato come il contagio per via aerea sia molto più frequente di quello tramite le superfici per diversi tipi di malattie respiratorie.

Una nuvola di piccole gocce di saliva e muco prodotta con uno starnuto (Smith Collection/Gado/Getty Images)

In media una persona raffreddata è contagiosa nei primi giorni in cui sviluppa i sintomi, poi lo diventa meno. Se usa una mascherina quando si trova in ambienti chiusi può ridurre la diffusione delle particelle virali e di conseguenza il rischio che altre persone vengano contagiate. Spesso i virus che causano il raffreddore sono però trasmessi dai bambini, che si ammalano più spesso perché non hanno ancora sviluppato una memoria immunitaria contro molti dei virus in circolazione e trascorrono molto tempo a stretto contatto con altri bambini.

C’è poi la diffusa credenza che le correnti d’aria e il freddo in generale facciano venire il raffreddore. In realtà se non c’è un virus in circolazione non ci si ammala di raffreddore semplicemente perché si ha dell’aria fredda intorno. Negli ultimi anni alcuni studi hanno comunque segnalato che l’esposizione al freddo può rendere meno efficienti le difese antivirali innate della mucosa nasale. In questo caso, se si entra in contatto con i virus, l’organismo potrebbe faticare di più a contrastare la loro capacità di entrare nelle cellule e sfruttarle per replicarsi. Questo non dimostra che uscire poco coperti faccia venire il raffreddore di per sé, né che il freddo sia l’unica ragione per cui ci si raffredda per lo più in inverno.

Un raffreddore dura all’incirca una settimana. Naso chiuso e mal di gola tendono a ridursi dopo qualche giorno, perché le vie respiratorie hanno bisogno di tempo per riprendersi dall’infiammazione. Nei primi giorni, il sistema immunitario attiva le sue difese innate, che cercano di limitare l’infezione. La risposta provoca anche un’infiammazione delle mucose, responsabile di buona parte dei sintomi. Nel frattempo si sviluppa una risposta immunitaria più specifica, che contribuisce a eliminare il virus.

Superata l’infezione, l’organismo mantiene nella propria memoria immunitaria le caratteristiche del virus, in modo da identificarlo più facilmente in caso di un nuovo incontro, anche se questo non garantisce di evitare un’altra infezione. La memoria tende però a ridursi nel corso del tempo e i virus continuano a mutare, producendo varianti che possono sfuggire al controllo delle cellule immunitarie. Per questo motivo, e per la grande varietà di virus che causano la malattia, ci si ammala spesso di raffreddore, a volte anche a poche settimane di distanza da una precedente infezione.

Bere acqua a sufficienza e rimanere a riposo può aiutare a sentirsi meglio, ma non c’è molto che si possa fare per accelerare la guarigione. Farmaci da banco come compresse per la gola e spray nasali aiutano a ridurre i principali fastidi del raffreddore, ma non intervengono direttamente sulla causa. Gli antinfiammatori sono efficaci nel ridurre i sintomi, ma è sempre meglio usarli sotto controllo medico, visto che possono avere effetti collaterali o interagire con altri farmaci o con problemi di salute.

Gli antibiotici nella maggior parte dei casi non servono: intervengono sulle infezioni batteriche e non su quelle virali responsabili del raffreddore. In alcuni casi possono essere prescritti se la malattia ha causato qualche complicazione, ma anche in questo caso la valutazione spetta a un medico.

Angela Merkel si soffia il naso nel 2015, quando era cancelliera della Germania (AP Photo/Michael Sohn)

In generale contro i virus esistono farmaci specifici, gli antivirali, che hanno la capacità di ridurre la replicazione dei virus nelle cellule. Ne sono stati sviluppati di vario tipo, per esempio contro l’HIV (il virus che causa l’AIDS) o contro il SARS-CoV-2, il coronavirus che ha causato la recente pandemia. Per il raffreddore comune, invece, non esistono antivirali specifici approvati. Non è quindi una questione di farmaci troppo potenti o necessariamente più rischiosi dell’infezione: semplicemente, non abbiamo ancora una terapia di questo tipo da usare contro i virus che causano il raffreddore.

Non ci sono prove solide che rimedi come vitamine, erbe, decotti e integratori per “potenziare le difese immunitarie” aiutino a prevenire il raffreddore o a farlo durare di meno. Nel caso dello zinco, uno dei rimedi più consigliati, una revisione del 2024 ha concluso che gli integratori con questo ingrediente probabilmente hanno poco o nessun effetto preventivo, ma potrebbero ridurre la durata dell’infezione se assunti quando il raffreddore è già iniziato. Le prove sono comunque incerte e gli effetti indesiderati più frequenti. Una tisana calda può avere un effetto calmante della tosse e fluidificante del muco, ma semplicemente per effetto del calore e del maggiore apporto di liquidi. Il resto è quasi sempre una spesa inutile ed evitabile.

A oggi non esiste un vaccino universale contro il raffreddore, l’unica soluzione che potrebbe davvero “potenziare” il sistema immunitario. Le ricerche sono in corso da tempo, ma vista la grande varietà di virus che possono causare l’infezione è difficile produrre un vaccino che sia adatto in tutte le circostanze.

Esistono invece vaccini contro malattie respiratorie che possono causare problemi di salute molto più seri del raffreddore, come il COVID e l’influenza. Soprattutto l’influenza viene spesso sottovalutata, ma un’infezione nel momento sbagliato – se per esempio si hanno altri problemi di salute – può causare serie complicazioni, specialmente nelle persone anziane e con fragilità. L’Istituto superiore di sanità stima che ogni anno muoiano circa 8mila persone a causa dell’influenza. Il vaccino riduce fortemente il rischio di sviluppare gravi complicazioni ed è gratuito per gli over 60 e per diverse altre categorie di persone (in alcune regioni è gratuito per tutta la popolazione).