L’abolizione del secondo intercalare
Serviva ad allineare il tempo della Terra a quello degli orologi atomici, ma complicava molte cose, soprattutto per i computer
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La Conferenza generale dei pesi e delle misure (CGPM), una delle tre organizzazioni costituite per gestire il Sistema internazionale di unità di misura, ha deciso questa settimana di fatto di abolire il cosiddetto “secondo intercalare”, un sistema che periodicamente permetteva di riallineare il tempo universale astronomico (UT1) basato sui movimenti della Terra e il tempo coordinato universale (UTC), basato invece sulla più regolare scansione del tempo offerta dagli orologi atomici.
Il tempo astronomico, basato sulla rotazione della Terra su sé stessa, è soggetto a piccole variazioni causate dall’influenza della Luna e da altri fattori, che nel tempo portano a uno sfasamento con l’UTC. Quando la differenza arrivava a 0,9 secondi, occasionalmente e a intervalli irregolari, per riallinearli la CGPM e altre organizzazioni internazionali che si occupano della gestione degli standard stabilivano un giorno in cui all’UTC veniva aggiunto un secondo: il “secondo intercalare”, appunto.
Il senso del secondo intercalare era mantenere allineati il tempo astronomico e quello più preciso degli orologi atomici. Il problema è che l’UTC è alla base di alcuni processi informatici essenziali e diffusi praticamente ovunque, e la sua modifica causa vari problemi.
Molti computer rischiano di andare in crash quando devono conteggiare un sessantunesimo secondo in un minuto, e si possono creare complicazioni nei sistemi basati sul coordinamento fra vari apparecchi. Questo rischia di disabilitare piattaforme importanti per la gestione di siti web, compagnie aeree, mercati finanziari, fra le altre cose. Per questo si discuteva da tempo se liberarsi del secondo intercalare, che comunque causa sfasamenti impercettibili nella vita quotidiana.
Inoltre le irregolarità nel moto terrestre hanno reso più probabile uno scenario non considerato prima: la sottrazione di un secondo intercalare. Finora i secondi avevano sempre dovuto essere aggiunti, per via del rallentamento della rotazione della Terra, e il procedimento era per lo più consolidato. Alcune grandi aziende informatiche, fra cui Google, avevano iniziato anche a distribuire il secondo aggiuntivo frazionandolo nell’arco di diverse ore, una pratica gestibile meglio rispetto all’aggiunta di un secondo intero tutto in una volta. Ora però la rotazione terrestre è in accelerazione, e la sottrazione di un secondo all’UTC potrebbe causare molti più problemi della sua aggiunta, in quanto inedita.
Ora la CGPM ha deciso che lo sfasamento fra il tempo astronomico UT1 e quello universale UTC potrà arrivare a un’ora (3.600 secondi), prima che vengano riallineati. Significa in pratica che il riallineamento avverrà con un’“ora intercalare”, ma non sarà necessario se non fra centinaia o migliaia di anni.



