I Fontaines D.C. hanno fatto in fretta

Nel giro di pochi anni hanno raggiunto un successo ormai molto raro per una band rock

Grian Chatten dei Fontaines D.C. nel 2025 (Jim Dyson/Getty)
Grian Chatten dei Fontaines D.C. nel 2025 (Jim Dyson/Getty)
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In sette anni i Fontaines D.C. sono passati dall’esibirsi in piccoli e polverosi locali di Dublino a ottenere una legittimazione ormai molto rara nel rock, un genere musicale che ha perso la centralità commerciale e culturale che aveva fino a qualche tempo fa. Sono acclamati trasversalmente dalla critica, che tratta l’uscita di ogni loro disco come un evento, e possono contare su un pubblico vasto e fedele, che in questi giorni sta facendo salire nelle classifiche l’ultimo disco Dopamine Chamber e sta facendo registrare il tutto esaurito nelle date del tour, passato pochi giorni fa da Bologna.

Ormai è molto raro che una band, e tanto più una band di chitarre, raggiunga una fama come la loro: non si vedeva probabilmente dai tempi degli Arctic Monkeys. “Starburster” e “I Love You”, le loro canzoni più famose, hanno oltre 200 milioni di ascolti su Spotify, dove sono passati da un milione di ascoltatori mensili a 12 in soli tre anni. Mo Chara, cantante del trio hip hop irlandese dei Kneecap e grande amico della band, ha detto che la popolarità dei Fontaines D.C. è evoluta in modo così veloce e naturale che è come se fosse stato «il mainstream ad avvicinarsi a loro, non il contrario».

I Fontaines D.C., tutti irlandesi e tutti intorno ai trent’anni, sono riusciti a raggiungere lo status di cui godono non soltanto con la loro musica, una reinterpretazione del post punk britannico con molti elementi di nostalgia. Sono diventati una delle band più rilevanti di questi anni anche per la disinvoltura con cui si espongono su questioni politiche e sociali.

Vanno particolarmente fieri della storia e delle tradizioni dell’Irlanda, che insieme ad altre personalità, come Sally Rooney, hanno contribuito a rendere particolarmente alla moda nell’industria culturale. E nelle occasioni pubbliche, nei post sui social network, tra una canzone e l’altra ai concerti, non perdono occasione per sostenere la causa palestinese.

I Fontaines D.C. hanno affiancato a questo attivismo politico esplicito un’estetica efficace e ormai molto imitata. Il loro stile fatto di magliette da calcio retrò, t-shirt consunte, tute coloratissime e kilt ha riscosso un successo enorme sui social network e attirato l’interesse delle grandi aziende di moda, che li chiamano spesso come testimonial.

In questi anni la band ha saputo costruirsi anche un’immagine da “bravi ragazzi” che contrasta moltissimo con la loro apparente spacconeria. Nonostante l’enorme popolarità che hanno raggiunto non hanno adottato i divismi e le posture tipici delle rockstar: hanno modi molto gentili, si fermano volentieri a chiacchierare con i fan e i giornalisti, che li descrivono spesso come persone simpatiche e alla mano, disponibili a prolungare le interviste ben oltre il tempo inizialmente concordato.

I Fontaines D.C. suonano insieme da dodici anni. Cominciarono a farsi notare nella vivace scena del post punk britannico e irlandese alla fine degli anni Dieci del Duemila, un periodo in cui il genere stava vivendo un inatteso momento di riscoperta grazie al successo di band come Idles e Shame. Fin da subito a distinguerli fu la voce piatta e inflessibile del cantante Grian Chatten, con il suo marcatissimo accento irlandese.

Nel 2019 furono notati dalla Partisan Records, una importante etichetta indipendente di New York, che nell’aprile di quell’anno pubblicò Dogrel, il loro disco d’esordio. Le canzoni avevano per protagoniste persone povere e marginalizzate ed erano ambientate in una Dublino gentrificata e inaccessibile, colonizzata da grosse multinazionali interessate a beneficiare del vantaggioso sistema fiscale irlandese. Il disco fu molto apprezzato dalla critica e ottenne un enorme successo soprattutto in Irlanda, dove i Fontaines D.C. si fecero la fama di band fieramente proletaria.

Il loro successo aumentò grazie a Hero’s Death del 2020 e soprattutto grazie a Skinty Fia del 2022, il disco che li fece conoscere alla maggior parte delle persone che oggi sono loro fan. Era un album meno rabbioso e più melodico del precedente, i cui testi si concentravano sulla diaspora irlandese e sull’esperienza vissuta dai membri della band, che avevano da poco lasciato Dublino per trasferirsi a Londra.

Il disco affascinò moltissimo critica e pubblico anche per la folta presenza di parole e strofe in gaelico, una lingua che i Fontaines D.C. stanno facendo riscoprire insieme ai Kneecap, e che anche grazie al loro contributo sta attirando un certo interesse all’estero.

Romance, il loro quarto album pubblicato nel 2024, spiazzò fan e addetti ai lavori per le numerose concessioni al pop. Subito dopo l’uscita la critica di Pitchfork Margaret Farrell lo definì «uno strano Frankenstein di britpop, musica gotica e alt rock anni Novanta», ipotizzando che i Fontaines D.C. volessero rinnovare il loro stile per uscire dalla nicchia del post punk e affermarsi come una band più grande e ambiziosa, «da stadio».

Che il gruppo volesse cambiare direzione lo si intuiva anche dalla scelta del produttore: Romance fu infatti il primo disco della band curato da James Ford, che aveva già collaborato con gruppi inglesi famosissimi come Arctic Monkeys e Depeche Mode. È un album pieno di canzoni orecchiabili, ritornelli facili da ricordare e ballate delicate, e in effetti allargò moltissimo il loro pubblico: per dare l’idea, quattro delle cinque canzoni dei Fontaines D.C. più ascoltate su Spotify provengono appunto da Romance.

I Fontaines D.C. hanno fatto un’operazione simile anche con Dopamine Chamber, che è uscito il 16 ottobre. È un disco ancora più pop e melodico del precedente, pieno di suoni di sintesi e di rimandi alla musica elettronica europea degli anni Ottanta. Parla di tante cose, soprattutto della pervasività della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nella vita di ogni giorno.

Finora la critica lo ha apprezzato. Laura Snapes del Guardian ha assegnato all’album il massimo della valutazione, cinque stelle su cinque, descrivendolo come «il lavoro inventivo e sorprendente di una band che si sente sempre più a suo agio nell’essere la migliore della sua generazione». È piaciuto moltissimo anche a Jon Dolan di Rolling Stone, secondo cui è un «album che arriva dritto al cuore in questi tempi da incubo». 

Nel 2027 i Fontaines D.C. saranno uno dei gruppi di punta del Primavera Sound di Barcellona, uno dei festival musicali più importanti al mondo, accanto a band di culto come Massive Attack e Chemical Brothers. E secondo diverse indiscrezioni l’anno prossimo potrebbero suonare anche sul Pyramid Stage, il palco principale del festival di Glastonbury.

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