I Democratici hanno giocato sporco in Alaska
Il New York Times ha scoperto che hanno candidato un omonimo del senatore Repubblicano uscente per disperdere i suoi voti
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Il New York Times ha scoperto che il Partito Democratico era coinvolto nella candidatura al Senato in Alaska di una persona con un nome quasi identico al senatore uscente dei Repubblicani, Dan S. Sullivan. Solo che quest’uomo non c’entrava niente con la politica: era stato messo lì per confondere. L’idea era che gli elettori di uno stato saldamente Repubblicano avrebbero visto il nome e pensato di votare per il senatore uscente, mentre invece stavano votando il “finto” Sullivan, candidato con i Democratici.
Trovate simili non sono del tutto inedite nella politica statunitense, né necessariamente illegali, ma questa in Alaska è stata particolarmente spregiudicata.
La candidatura di Daniel J. Sullivan, uno sconosciuto insegnante in pensione, era stata vista fin dall’inizio come un possibile stratagemma per confondere l’elettorato avversario, in un anno in cui i Democratici hanno ottime possibilità di vincere i seggi dell’Alaska nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre. I Democratici però avevano sempre negato che fosse una loro iniziativa.
Lo scandalo può danneggiare la loro candidata senatrice, Mary Peltola, che nei sondaggi ha un paio di punti di vantaggio sul vero Sullivan. Ha dato inoltre ai Repubblicani un appiglio che potrebbe rivelarsi decisivo: alle elezioni rischiano di perdere la maggioranza alla Camera, e per non perderla pure al Senato hanno bisogno di conservare il seggio dell’Alaska.

Donald Trump con Dan Sullivan durante un comizio a Wasilla, in Alaska, il 13 ottobre (AP Photo/Lindsey Wasson)
Il presidente Donald Trump ha già minacciato di non convalidare i risultati dello stato e il governatore locale Mike Dunleavy, anche lui Repubblicano, ha ordinato di aprire un’indagine per manipolazione elettorale, che si aggiunge a una già in corso a livello federale, ordinata da Trump.
Il New York Times ha avuto accesso a comunicazioni dello staff di Peltola e della dirigenza nazionale dei Democratici, e ha parlato con l’ex direttrice della campagna di Peltola, licenziata quest’estate. Secondo l’inchiesta Peltola, a differenza di alcuni suoi collaboratori, non avrebbe partecipato attivamente al piano ma comunque ne sarebbe stata al corrente. Lei ha negato.
In Alaska le primarie non vengono fatte separatamente da ciascun partito: i candidati si presentano tutti insieme, e poi i quattro più votati avanzano alle elezioni di metà mandato. Confondere l’elettorato avversario quindi può aumentare le chance dei propri candidati: sia alle primarie sia alle elezioni, quando verrà eletto un solo senatore e spostare voti farà ancora di più la differenza.
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Il Sullivan sconosciuto si era registrato come Repubblicano il giorno stesso della candidatura. In un primo momento era stato escluso dal voto, salvo poi essere riammesso dalla Corte Suprema dell’Alaska dopo un ricorso. Ad agosto, prima delle primarie, aveva cambiato di nuovo, registrandosi come indipendente. Sulle schede delle primarie, a cui era arrivato terzo con circa il 2,5 per cento dei voti, comunque non era stato indicato il partito.
La scheda elettorale del 3 novembre è fatta così, con la specifica “in carica” e l’affiliazione ai Repubblicani per il senatore Sullivan.

Un fac-simile della scheda elettorale per il Senato in Alaska (dal sito della commissione elettorale dell’Alaska). Ci sono più caselle perché è un sistema di voto a scelta classificata: gli elettori possono votare quattro candidati in ordine di preferenza e, se nessuno ottiene più del 50 per cento come prima scelta, quello che arriva ultimo viene “eliminato” e i voti delle schede in cui era la prima scelta vengono redistribuiti tra i candidati rimasti in base alle seconde scelte, e così via finché qualcuno non ottiene più del 50 per cento.
Secondo le ricostruzioni del New York Times, nell’estate del 2025 una persona dello staff di Peltola fu incaricata di trovare quanti più omonimi di Sullivan possibili in Alaska. Quello prescelto vive in un minuscolo villaggio di pescatori dell’Alaska sudorientale, raggiungibile solo in aereo o via mare, e in un’intervista dello scorso agosto aveva sostenuto che la sua candidatura fosse autentica.

La Glenn Highway, con i monti Chugach sullo sfondo, in una foto del 14 ottobre (AP Photo/Lindsey Wasson)
Sempre secondo l’inchiesta, Daniel J. Sullivan fu reclutato da Jerid Kurtz, un referente dei Democratici che il Democratic Senatorial Campaign Committee, l’organo nazionale del partito che coordina le campagne locali, aveva presentato alla campagna di Peltola come un esperto di strategie elettorali ardite. Kurtz riferì che l’insegnante odiava Trump e non era interessato a fare il politico, ma era disponibile ad aiutare Peltola.
Il New York Times ha parlato con almeno altre due persone che Kurtz avrebbe incontrato per cercare di convincerle a candidarsi.
Qualcuno dei Democratici suggerì addirittura di formare un partito finto, sempre per togliere voti ai Repubblicani, da chiamare MAGA Party (MAGA è l’acronimo del più noto slogan trumpiano: Make America Great Again). Poi il progetto venne abbandonato. Una delle organizzazioni create allo scopo di raccogliere fondi per Peltola (i cosiddetti PAC) ha versato 87mila dollari a un’attività di Kurtz.
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