In Cina la bolla delle AI è già scoppiata?

Se ne sta parlando, visto che negli ultimi mesi le aziende del settore hanno subito pesanti perdite in borsa

(AP Photo/Ng Han Guan)
(AP Photo/Ng Han Guan)
Caricamento player

In meno di quattro mesi l’indice STAR50, che raccoglie i principali titoli tecnologici della Cina, ha perso circa il 40 per cento del suo valore dal massimo di luglio, pari a circa 480 miliardi di dollari di valore di mercato. A subire le perdite più pesanti sono stati i titoli delle aziende che si occupano di intelligenza artificiale (AI).

Da tempo molti analisti e commentatori guardano con preoccupazione agli investimenti in corso nel settore delle AI, temendo lo scoppio di una bolla speculativa a causa delle valutazioni altissime delle aziende e degli enormi investimenti nel settore. Negli ultimi giorni sia l’agenzia di stampa Reuters che il Financial Times hanno scritto che in Cina questa bolla sembra essere infine scoppiata.

Da maggio tutto il mercato azionario cinese ha perso più di 2.400 miliardi di dollari, secondo Bloomberg. Nel frattempo l’indice Nasdaq, che raccoglie le principali aziende tecnologiche statunitensi, ha perso appena il 6 per cento dal suo ultimo picco di tre settimane fa.

Alla base del crollo cinese non sembra esserci una singola causa ma una combinazione di fattori, tra cui le valutazioni troppo alte raggiunte dalle aziende, l’assenza di modelli di business solidi e il rischio che gli Stati Uniti o altri paesi occidentali vietino o limitino severamente l’uso di apparecchiature cinesi nei data center per ragioni di sicurezza (come già avvenuto in passato con le antenne per il 5G di Huawei).

A rendere il caso cinese delicato è anche il peso crescente che le aziende che si occupano di AI hanno su tutto il mercato azionario: oggi queste società rappresentano in tutto il 42 per cento del valore complessivo delle società quotate, secondo Goldman Sachs. Leo Wang, partner della società di private equity pechinese Qianchuang Capital, ha detto a Reuters che la scelta di dare un peso eccessivo alle aziende tecnologiche negli indici principali ha «creato una bolla grave in alcuni settori» e tolto capitali ad altri.

Secondo il Financial Times, un altro fattore è la strategia scelta dalle aziende del settore AI cinese, come Moonshot AI, MiniMax, Z.ai, DeepSeek e Alibaba, che hanno puntato su modelli aperti, offerti agli utenti gratuitamente o a prezzi molto bassi. Questo ha creato una corsa al ribasso che ha reso difficile trovare un modello di business sostenibile per le aziende, cosa che ora sta mettendo in allarme gli investitori.

Nel corso dell’ultimo anno alcune aziende del settore AI cinese, come Z.ai e MiniMax, si erano quotate alla borsa di Hong Kong, dove dopo un entusiasmo iniziale hanno registrato risultati deludenti: oggi MiniMax vale la metà di quanto valeva al momento della quotazione, mentre Z.ai ha perso il 63 per cento dal suo picco di giugno (pur restando in rialzo da inizio anno).

È impossibile però fare un confronto col settore statunitense, dove le quotazioni in borsa delle aziende che sviluppano i più famosi modelli di AI non sono ancora avvenute: Anthropic si sta preparando in questi giorni e dovrebbe essere la prima.

– Leggi anche: Ci sono entusiasmo e preoccupazione per la quotazione di Anthropic

A risentirne sono anche i settori più legati alle AI, come quello dei semiconduttori e dell’infrastruttura per i data center, e la robotica. Nel campo dei chip MetaX Integrated Circuits e Moore Threads Technology hanno perso metà del loro valore da luglio, dopo essere salite, al debutto in borsa lo scorso anno, rispettivamente del 700 e del 400 per cento. Anche il valore di Unitree, azienda produttrice di robot che si è quotata lo scorso agosto, si è dimezzato, e nei giorni scorsi ha recuperato solo in parte.

Il caso della robotica è particolarmente esemplare perché è un settore su cui la Cina ha puntato molto, favorendo la nascita di decine di aziende e startup, oggi operanti in un ambiente estremamente competitivo e con valutazioni spesso gonfiate. Già alla fine del 2025 il New York Times si chiese se l’industria robotica cinese non stesse creando una bolla speculativa. Recentemente il dirigente di un’azienda del settore ha detto che in Cina qualunque azienda produca un robot riesce sempre a venderne almeno cinquecento unità, «semplicemente perché cinquecento competitor lo compreranno per motivi di ricerca».

Le cose sono cambiate a settembre, quando, come ha riportato il sito The Information, l’autorità di vigilanza sui mercati cinese (CSRC) ha fatto sapere in modo non ufficiale di aver reso più severi i criteri con cui approva la quotazione in borsa delle aziende di robotica. Oltre a presentare nuovi prototipi, le società dovranno ora dimostrare di avere un modello di business sostenibile e delle entrate economiche solide. Nel mese dopo questa notizia sono calati del 40 per cento gli investimenti nel settore della “AI fisica”, come vengono detti i sistemi AI che operano e interagiscono con il mondo fisico.