• Mondo
  • Lunedì 26 ottobre 2026

Come si fa campagna elettorale porta a porta

Con un'app, una montagna di dati, un sistema rigoroso e senza andare a caso: negli Stati Uniti è un metodo usato da migliaia di volontari

di Laura Loguercio, da Grand Rapids (Michigan)

Volontari per il Partito Democratico fanno attività di porta a porta per le elezioni di metà mandato a Grand Rapids, Michigan (Laura Loguercio/il Post)
Volontari per il Partito Democratico fanno attività di porta a porta per le elezioni di metà mandato a Grand Rapids, Michigan (Laura Loguercio/il Post)
Caricamento player

Da settimane migliaia di volontari stanno bussando a migliaia di porte in tutti gli Stati Uniti, ogni giorno, per convincere le persone ad andare a votare alle elezioni di metà mandato del 3 novembre: e magari anche per votare il loro candidato preferito. In Italia la campagna elettorale porta a porta non è un’abitudine diffusa, ma negli Stati Uniti è una pratica fondamentale e comunissima, forse persino troppo: nei momenti più intensi gli elettori arrivano a non poterne più dei continui messaggi, delle telefonate, delle email e dei volantini.

Gli inviti a partecipare ai giri nei quartieri vengono pubblicizzati sui siti e sui canali social delle campagne elettorali di tutti i candidati, che poi ne parlano anche nelle interviste e soprattutto nei comizi: avere tanti volontari che fanno campagna porta a porta è visto generalmente come un segno di salute di un comitato elettorale. Una frase che i candidati ripetono spesso per indicare che stanno andando bene è: «Abbiamo bussato a moltissime porte!».

Può sembrare un’attività spontanea, ma niente è lasciato al caso. Democratici e Repubblicani usano moltissimi dati – e filtri e algoritmi per trattarli – allo scopo di non bussare a qualsiasi porta, ma di individuare le case delle persone che potrebbero effettivamente votare per il loro candidato o potrebbero essere convinte a farlo. Quindi seguono una lista precisa di indirizzi e intanto raccolgono altri dati, che torneranno utili in futuro.

Volontari nella sede del Partito Democratico nella contea di Kent, Michigan (Laura Loguercio/il Post)

Nella sede del Partito Democratico a Grand Rapids, una città di 200mila abitanti nella parte occidentale del Michigan, la volontaria Gail Zemmol dice che quest’anno c’è più movimento del solito. Lo attribuisce all’entusiasmo intorno alla candidatura al Senato di Abdul El-Sayed, che è musulmano e di sinistra ed è finito in mezzo a un’elezione che avrà implicazioni nazionali. Un sabato mattina di metà ottobre insieme a Zemmol c’era una ventina di volontari: alcuni preparavano i volantini da distribuire, altri lavoravano al computer. Quel giorno circa 50 persone sono andate a fare campagna porta a porta nei vari quartieri della città.

– Leggi anche: Il candidato che sta dividendo il Michigan

L’applicazione usata dal Partito Democratico per coordinare la campagna porta a porta si chiama MiniVAN. La mostra al Post Barry Johnson, un volontario di 73 anni. Per le elezioni di metà mandato il partito ha dato indicazione di visitare solo le case degli elettori del Michigan che ritiene voteranno per i Democratici. Non è possibile saperlo con certezza, ovviamente, ma in base a vari indicatori e alle informazioni pubblicamente disponibili – per esempio le donazioni fatte in passato o la registrazione nelle liste elettorali – l’algoritmo di MiniVAN prova a stabilire l’orientamento di ogni elettore o elettrice. È uno sforzo di mobilitazione e di informazione, più che di persuasione.

Anche i Repubblicani in Michigan stanno parlando principalmente con le persone che pensano possano votare per loro, o comunque hanno idee vicine a quelle conservatrici. Usano i360, un’app alternativa a MiniVAN. «Ci dà una visione completa di ogni elettore o elettrice», dice Brian Szmytke, analista politico e responsabile finanziario del partito nella contea di Oakland, a nord-ovest di Detroit. «Posso aprire l’app e vedere ogni interazione che abbiamo avuto con una certa persona dal 2023: quali argomenti le interessano, cosa ha detto sulla porta di casa e su quali candidati, quali cartelli elettorali ha nel giardino di casa, e così via».

L’app MiniVAN mostrata al Post da Barry Johnson (Laura Loguercio/il Post)

Tra i Democratici solitamente i volontari interessati a fare porta a porta si organizzano in coppia. Indicano sull’applicazione che sono disponibili in una certa fascia oraria, e MiniVAN assegna loro una lista precisa di case da visitare, tutte vicine fra loro. Di norma sono 50 case per sessione, ma possono essere di più o di meno in base al periodo della campagna elettorale: più ci si avvicina al voto, più gli sforzi aumentano. In questo modo i volontari possono sapere esattamente a quante porte hanno bussato, e nascono anche delle competizioni interne tra singole persone o tra le sezioni locali.

L’applicazione indica nome, cognome, sesso ed età delle persone maggiorenni che vivono in una certa casa e sono registrate negli elenchi elettorali, quindi possono votare (in molti casi la registrazione non è automatica, a differenze dell’Italia, ma bisogna esplicitare la volontà di aderire). Così i volontari sanno già chi si troveranno davanti quando suonano a un campanello.

Per ogni casa hanno una specie di kit preparato in anticipo: contiene volantini per tutti i candidati e le candidate sostenute dal partito, indicazioni sugli orari e sulle modalità di voto e suggerimenti anche su altre questioni su cui sarà possibile esprimersi, per esempio i referendum, che sono sempre moltissimi e sono diversi per ogni stato o addirittura per ogni contea.

L’obiettivo è convincere gli elettori a votare non solo per i candidati più noti, come quelli per il Senato federale o la carica di governatore, ma anche per gli incarichi locali. Negli Stati Uniti quelli elettivi sono molti più che in Italia: si vota per esempio per scegliere lo sceriffo, il procuratore distrettuale e i giudici statali e locali, ma anche i membri del consiglio di un certo distretto scolastico. In molti casi nelle elezioni locali i candidati si presentano come indipendenti, ma vengono sostenuti da un partito: il porta a porta è utile perché permette di dare indicazioni precise, caso per caso.

Barry Johnson e Kym Combs parlano con una donna durante l’attività di porta a porta a Grand Rapids, Michigan (Laura Loguercio/il Post)

Anche le interazioni non sono casuali. MiniVAN offre una specie di copione che i volontari meno esperti possono usare quando qualcuno risponde al campanello. Devono fare a tutte le persone con cui parlano una serie di domande specifiche, tra cui: «Ti consideri fortemente Democratico; Democratico; Repubblicano; fortemente Repubblicano?»; oppure: «Hai già deciso come votare?», cioè se di persona o per posta, e se il giorno dell’elezione o in anticipo. Devono poi inserire le risposte nell’app, che quindi accumula continuamente dati e migliora la profilazione.

Se nessuno risponde, i volontari lasciano i volantini sulla porta o in un altro luogo protetto, per esempio sotto a un portico. Nell’applicazione specificano che nessuno era in casa, che sarà riassegnata in qualche turno successivo.

Una sessione dura più o meno due ore e mezza. Le reazioni irritate o violente sono rare, dato che le case sono selezionate in anticipo in base all’affinità politica di chi ci abita. A volte però capita: Kym Combs, un’altra volontaria Democratica a Grand Rapids, dice che più volte ha subìto trattamenti scortesi, che attribuisce alla sua omosessualità. Da fine maggio ha bussato a più di tremila porte.

– Leggi anche: Come i dazi di Trump stanno dividendo due città