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  • Lunedì 26 ottobre 2026

Cosa vuole fare Leonardo Maria Del Vecchio con “Il Fatto Quotidiano”

La sua società di investimento ha chiesto di esaminare i conti dell'editore del giornale per valutare un'offerta di acquisto

Leonardo Maria Del Vecchio, Roma, 20 marzo 2026 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Leonardo Maria Del Vecchio, Roma, 20 marzo 2026 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
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L’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio, figlio ed erede del fondatore della grande azienda di occhiali EssilorLuxottica, sembra interessato ad acquistare Il Fatto Quotidiano. La sua società di investimento personale, la LMDV che nei mesi scorsi era stata usata per altre grosse acquisizioni nel campo dell’editoria, ha annunciato che il consiglio di amministrazione ha autorizzato un’attività di due diligence sull’editore del Fatto, la SEIF (Società Editoriale Il Fatto S.p.A.), per promuovere successivamente un’offerta per l’acquisto.

La due diligence è l’analisi preliminare sulla situazione economica e finanziaria di una società che si vuole acquisire, per verificare che sia tutto in regola.

Nel comunicato, LMDV spiega che in questo caso intende svolgere «analisi più approfondite» per valutare «il fabbisogno operativo e di cassa di SEIF nei prossimi 24 mesi» e verificare se la società, come risulta da alcune stime preliminari fatte sulla base di documenti pubblici, «necessiti di un apporto di ulteriori mezzi finanziari non superiore a 4 milioni di euro, per supportarne la continuità aziendale ed editoriale». Se il fabbisogno del Fatto non superasse effettivamente i 4 milioni e la due diligence avesse un esito positivo, verrebbe avviata un’Offerta Pubblica di Acquisto (OPA). Un’Offerta Pubblica è la modalità che la legge impone per provare a comprare le azioni di una società quotata in borsa.

Nello specifico, l’Offerta Pubblica di Acquisto volontaria di LMDV offre agli azionisti della società da acquisire di pagare le loro azioni in denaro. LMDV ha fatto sapere che il prezzo che è disposta a pagare per ogni singola azione del Fatto è pari a 0,286 euro, per un valore finale complessivo pari a 7 milioni e 153 mila euro. Come di solito accade in questo tipo di operazioni il prezzo per azione è maggiore del prezzo di mercato, proprio per invogliare i soci a vendere. Il “premio”, in questo caso, sarebbe di circa il 30 per cento rispetto al valore delle azioni rilevato venerdì 23 ottobre a borsa chiusa, e pari a circa il 16,85 per cento rispetto alla media dei prezzi registrati dalle azioni SEIF nei sei mesi precedenti a quella data.

L’offerta di LMDV è finalizzata al delisting: ha cioè come obiettivo finale quello di ritirare SEIF dalla borsa per farne una società totalmente privata sotto il proprio controllo e libera dai costi, dagli obblighi di trasparenza e dalla negoziazione pubblica che impone il mercato azionario. L’offerta d’acquisto, infine, non sarebbe automatica, ma subordinata a sua volta, come la due diligence, ad alcune condizioni. In questo caso la condizione posta da LMDV riguarda il controllo delle quote.

Nello statuto attuale di SEIF nessun singolo azionista può possedere più del 17 per cento del capitale sociale. Questo vincolo era stato inserito fin dalla fondazione della società per evitare che un unico grande investitore potesse prendere il controllo del giornale.

I primi azionisti di SEIF con il 16,25 per cento di quote ciascuno sono Antonio Padellaro e Cinzia Monteverdi (che è anche l’amministratrice delegata). Gli altri soci hanno partecipazioni inferiori e tra loro ci sono il direttore responsabile Marco Travaglio, il direttore della testata online Peter Gomez e il giornalista e vicedirettore Marco Lillo. Per poter eliminare il limite del 17 per cento serve che in assemblea di SEIF una maggioranza qualificata modifichi lo statuto. Concretamente significa che se un numero sufficiente di azionisti accettasse l’offerta di LMDV raggiungendo la quota dell’82,9 per cento in assemblea, lo statuto potrebbe essere modificato, il limite del 17 per cento potrebbe decadere e LMDV potrebbe acquisire la totalità delle azioni di SEIF e procedere con il delisting.

Ma il Fatto ha scritto che gli azionisti fondatori di SEIF «non intendono cedere le proprie quote né aderire a un’eventuale offerta pubblica di acquisto», cosa che bloccherebbe l’acquisizione e farebbe fallire i progetti di Del Vecchio. Insieme, i soci fondatori detengono infatti più del 50 per cento delle azioni della società, mentre il cosiddetto “flottante” del gruppo, cioè la percentuale di azioni che si trova sul mercato libero, è del 40,02. Anche se Del Vecchio riuscisse a comprare tutto il “flottante” rimarrebbe comunque in minoranza e lontano dalla soglia necessaria per cambiare lo statuto e prendersi la società.

Commentando l’annuncio di LMDV, l’economista Mario Seminerio ha scritto che l’OPA «non ha alcuna possibilità di andare in porto» visti l’assetto societario attuale di SEIF e le dichiarazioni di rifiuto già fatte dai soci fondatori.

La conclusione di Seminerio è che Del Vecchio lo sapesse fin dall’inizio e che dunque il suo vero obiettivo siano «i conti di SEIF e la continuità aziendale». L’OPA di Del Vecchio sarebbe insomma un diversivo per riuscire ad accedere alla contabilità di SEIF tramite la due diligence e farne emergere la fragilità finanziaria quantificandone il fabbisogno di cassa. E se l’analisi sui conti dimostrasse che i 4 milioni stimati di fabbisogno operativo non bastano a SEIF per continuare l’attività e LMDV ritirasse di conseguenza la proposta «il titolo franerebbe e il tema della continuità aziendale diverrebbe centrale», aggiunge Seminerio: la pressione finanziaria sulla società, cioè, aumenterebbe, il prezzo delle azioni in borsa scenderebbe e si aprirebbe il problema concreto di come far sopravvivere il giornale. Il vero obiettivo di Del Vecchio, per Seminerio, sarebbe questo e non l’acquisizione del giornale.

Il consiglio di amministrazione di SEIF, che potrebbe anche rifiutarsi di fornire i dati necessari a fare la due diligence, si riunirà nei prossimi giorni.

La proposta di LMDV è arrivata dopo una serie di articoli pubblicati dal Fatto su Leonardo Maria Del Vecchio: sulla situazione debitoria delle sue attività e società, sulle intercettazioni dei suoi manager e la scelta dei direttori dei quotidiani del gruppo Editoriale Nazionale acquistato di recente da Del Vecchio. Qualche giorno fa è stata pubblicata anche un’inchiesta del New York Times, ripresa dal Fatto, secondo cui nel 2024 Del Vecchio avrebbe pagato il consulente Jed Wallace per screditare l’ex compagna Jessica Serfaty, dopo che lei lo aveva accusato di violenza domestica. Il titolo in prima pagina di lunedì del Fatto Quotidiano dice: «Il Fatto fa le pulci a Del Vecchio e lui prova a comprarsi il Fatto».