Perché Flávio Bolsonaro chiede di annullare le presidenziali in Brasile
Quelle che ha perso contro Lula: contesta il posticipo della chiusura di alcuni seggi, ma deve dimostrare che senza avrebbe vinto lui
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Domenica sera, poco dopo la fine dello scrutinio, il candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro ha chiesto l’annullamento del secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane. Bolsonaro non ha accettato la sconfitta subita contro il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, di sinistra, che ha ottenuto il 51,8 per cento dei voti: circa 4,4 milioni più di lui.
È uno scenario che non è nuovo per il Brasile. Quattro anni fa anche il padre di Flávio, l’allora presidente uscente Jair Bolsonaro, non riconobbe la vittoria di Lula contro di lui e cercò di mantenere il potere con un colpo di stato, che fallì e per cui è poi stato condannato a 27 anni di carcere.
Flávio Bolsonaro contesta soprattutto la decisione di prolungare di due ore il voto in tutto il Brasile, presa mentre i seggi stavano chiudendo e applicata in modo disomogeneo sul territorio nazionale: in alcuni seggi si è potuto votare fino alle 19, in altri fino alle 17. Bolsonaro sostiene che questo renda «impossibile» certificare il risultato. Se l’è presa soprattutto con il giudice della Corte Suprema che ha preso la decisione, nominato da Lula, e più in generale con quelli che ha chiamato «gli amici di Lula» nella Corte, che secondo lui hanno cambiato le regole «a gioco in corso» per favorire il suo avversario.
Le accuse di Bolsonaro si inseriscono in uno scontro che va avanti da anni tra la sua famiglia e la Corte Suprema. I Bolsonaro accusano la Corte di essere schierata con Lula almeno dal 2021, quando il tribunale annullò le condanne per corruzione di Lula e gli permise di candidarsi alle elezioni dell’anno dopo, che vinse contro Jair. È stata poi proprio la Corte Suprema a condannare Jair Bolsonaro per il tentativo di colpo di stato.
Lunedì pomeriggio Flávio Bolsonaro ha detto che la polizia brasiliana gli avrebbe chiesto di consegnare il passaporto e che gli avrebbe impedito di lasciare il paese, secondo lui su ordine della Corte Suprema. Al momento né la polizia né la Corte hanno commentato le sue dichiarazioni.
Per capire cos’è successo alle elezioni di domenica bisogna fare un altro passo indietro, e guardare alcune questioni un po’ tecniche.
In Brasile una sentenza della Corte Suprema del 2023 obbliga le amministrazioni locali a fornire nel giorno delle elezioni il trasporto pubblico gratuito e con la stessa frequenza dei giorni feriali. Lo scopo è evitare che chi non ha un’auto – quindi spesso le persone più povere – abbia difficoltà ad andare a votare.
Domenica, il giorno delle elezioni, questa cosa non è successa. Nel pomeriggio Lula aveva chiesto al Tribunale superiore elettorale (Tse), l’organo che gestisce le elezioni, di prolungare il voto in alcune zone del paese, come nello stato nord-orientale di Bahia, proprio per la mancanza di autobus. Anche Bolsonaro aveva fatto la stessa richiesta, ma per motivi diversi: in alcuni stati del sud e del sud-est le forti piogge avevano reso complicate le operazioni di voto.
La campagna di Lula aveva segnalato il problema al Tse già poco dopo mezzogiorno, ma il presidente del tribunale, Kassio Nunes Marques, che è anche giudice della Corte Suprema ed era stato nominato da Jair Bolsonaro, per ore non aveva fatto nulla. Per questo è stato criticato dalla campagna di Lula. Nunes Marques si è giustificato dicendo di aver ricevuto la richiesta di proroga verso le 15:30 e di aver voluto raccogliere informazioni tecniche prima di decidere.
Nel frattempo la campagna di Lula si era rivolta anche alla Corte Suprema, chiedendo di prolungare il voto in tutto il paese. Il caso era stato assegnato per sorteggio al giudice Cristiano Zanin verso le 16:30. Zanin, nominato invece da Lula e in passato anche suo avvocato, ha firmato la decisione alle 17:01, un minuto dopo l’orario ufficiale di chiusura, e ha prolungato il voto fino alle 19 in tutti i seggi.
Alcuni seggi erano ancora aperti perché in Brasile, come in molti altri paesi, arrivata l’ora di chiusura si permette di votare anche a chi è in coda. I seggi che però avevano già chiuso non avrebbero potuto riaprire (l’urna elettronica usata per le elezioni non accetta più voti dopo la chiusura). Per questo Nunes Marques ha telefonato a Zanin e i due giudici si sono accordati perché la proroga valesse solo per i seggi ancora aperti. Non si sa quanti seggi siano rimasti aperti fino alle 19.

Il presidente del Tribunale superiore elettorale e giudice della Corte Suprema brasiliana Kassio Nunes Marques, il 23 settembre 2026 (Ton Molina/Bloomberg/Getty Images)
Finito lo scrutinio è stato però lo stesso Nunes Marques a confermare la vittoria di Lula e la validità delle elezioni. Diversi partiti di centro e centrodestra che avevano sostenuto Bolsonaro al secondo turno hanno riconosciuto la vittoria di Lula. Fanno parte del cosiddetto centrão, un insieme di formazioni politiche che cerca di avere sempre buoni rapporti con il governo in carica, di qualsiasi orientamento sia, per fare accordi su nomine, leggi e finanziamenti.
Anche la maggior parte dei leader internazionali si è congratulata con Lula, compresi diversi presidenti sudamericani di destra. Solo il presidente statunitense Donald Trump, storico alleato dei Bolsonaro, ha sostenuto che le elezioni non siano state regolari. Le ha paragonate a quelle statunitensi del 2020, che ha sempre detto di aver vinto senza alcun fondamento (Trump perse contro Joe Biden).
Non è chiaro cosa intenda fare concretamente Flávio Bolsonaro: per ottenere l’annullamento dovrebbe dimostrare che senza la proroga, o con una proroga valida ovunque, avrebbe vinto lui: cioè che i 4,4 milioni di voti di vantaggio di Lula si devono interamente alle due ore in più concesse solo in alcuni seggi. Gli esperti lo considerano molto improbabile, anche perché la campagna di Bolsonaro aveva chiesto a sua volta di prolungare il voto, e alcuni giudici del Tse hanno già escluso che le elezioni possano essere annullate.



