Lula parla ai suoi sostenitori fuori dalla prigione a Curitiba, 8 novembre 2019 (AP Photo/Leo Correa)
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  • lunedì 8 Marzo 2021

Lula potrà ricandidarsi

Grazie all'annullamento delle condanne di corruzione, l'ex presidente brasiliano potrà presentarsi alle presidenziali del 2022 contro Bolsonaro

Lula parla ai suoi sostenitori fuori dalla prigione a Curitiba, 8 novembre 2019 (AP Photo/Leo Correa)

Un giudice della Corte suprema brasiliana ha annullato le condanne per corruzione dell’ex presidente Lula, che potrebbe quindi candidarsi alle elezioni presidenziali del 2022 contro l’attuale presidente, Jair Bolsonaro. Il giudice Edson Fachin ha cancellato le condanne stabilite dal tribunale federale della città di Curitiba, sostenendo che non avesse la giurisdizione su quei casi e che i processi per quelle accuse dovranno essere ripetuti nel tribunale della capitale Brasilia.

Lula ha 75 anni ed è stato presidente del Brasile dal 2003 al 2011. È stato leader per molti anni del Partito dei Lavoratori, il principale partito di sinistra brasiliano. Era stato condannato per aver ricevuto un appartamento come tangente in circostanze legate allo scandalo che negli ultimi anni ha coinvolto Petrobras, la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile. Secondo il giudice Fachin, però, le accuse contro Lula non erano strettamente legate alle indagini su Petrobras e per questo Lula non avrebbe dovuto essere processato a Curitiba, dove era cominciata l’indagine su Petrobras.

Lula era entrato in carcere nel 2018 e, nonostante fosse stato liberato l’anno successivo in attesa che terminassero i ricorsi giudiziari, aveva perso i suoi diritti politici, tra cui la possibilità di candidarsi nuovamente per le elezioni presidenziali.

La sua popolarità è tuttavia ancora molto grande in Brasile e secondo molti osservatori se si fosse potuto candidare alle elezioni del 2018 avrebbe facilmente vinto contro l’attuale presidente Jair Bolsonaro. Il suo processo e la sua condanna, inoltre, erano stati sempre molto discussi, per i molti sospetti che fossero motivati da ragioni politiche: il principale giudice del tribunale di Curitiba, poi diventato ministro della Giustizia del governo Bolsonaro, era stato accusato di aver collaborato con i magistrati che indagavano su Lula per contribuire alla sua condanna.

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