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  • Domenica 25 ottobre 2026

Lula e Bolsonaro non potrebbero essere più diversi

Per età, estrazione e idee, i candidati al ballottaggio delle presidenziali di oggi parlano a elettorati e pezzi di Brasile distinti

Flávio Bolsonaro mostra un cartello che fa il conto alla rovescia alla fine del mandato di Lula (in questo caso 4 giorni) durante un comizio a Guarulhos, il 21 ottobre
Flávio Bolsonaro mostra un cartello che fa il conto alla rovescia alla fine del mandato di Lula (in questo caso 4 giorni) durante un comizio a Guarulhos, il 21 ottobre (EPA/ISAAC FONTANA)
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Flávio Bolsonaro e Luiz Inácio Lula da Silva, che domenica si affrontano al ballottaggio delle presidenziali brasiliane, hanno visioni del paese quasi inconciliabili tra loro. Parlano a pezzi ed elettorati diversi del Brasile, che al primo turno si era praticamente diviso in due: il distacco tra Bolsonaro, candidato della destra, e Lula, presidente uscente di sinistra, era stato di nemmeno due punti percentuali, il più risicato della storia recente brasiliana. Anche al ballottaggio arrivano sostanzialmente appaiati nei sondaggi.

Bolsonaro e Lula hanno biografie e proposte politiche diversissime. La differenza più banale e visibile è l’età, con quello che si porta dietro.

Lula ha 80 anni ed è ancora in forma, come ha dimostrato col piglio combattivo del primo dibattito televisivo con Bolsonaro. È in corsa per il quarto mandato non consecutivo e la sua prima candidatura alle presidenziali risale al 1989: incarna inevitabilmente l’establishment, anche perché aveva impostato la campagna elettorale come una difesa di quanto fatto dai suoi governi. Non è più popolare come una volta, e la sua leadership non è più indiscutibile.

Bolsonaro ha 45 anni ed è un candidato per procura: al posto del padre Jair Bolsonaro, che non ha potuto candidarsi perché sta scontando la condanna a 27 anni per il tentato colpo di stato del 2022. Flávio ha ereditato il movimento politico fatto a immagine e somiglianza di Jair, con una continuità che è esibita persino nell’aspetto e nell’abbigliamento e sembra aver compensato un carisma più evanescente di quello dell’originale. È il candidato antisistema, o comunque la discontinuità con Lula.

Lula durante una grande manifestazione a Porto Alegre, il 19 ottobre (EPA/RICARDO RIMOLI)

Lula durante una grande manifestazione a Porto Alegre, il 19 ottobre (EPA/RICARDO RIMOLI)

A differenza sua, Lula proviene da una famiglia modesta: ha perso un mignolo quando lavorava come operaio e prima di entrare in politica era stato un importante sindacalista. Ha avuto un ruolo nel ritorno alla democrazia del Brasile alla fine della dittatura militare (nel 1985), di cui invece la famiglia Bolsonaro è dichiaratamente nostalgica.

– Leggi anche: Il bolsonarismo è lì per restare

Bolsonaro è cresciuto in una famiglia agiata. È nato nella clinica dell’accademia dove anni prima si era diplomato il padre; ha studiato legge e di fatto è un politico di professione. Ha avuto un’ascesa quasi inesorabile, grazie alle entrature paterne nei partiti di destra. È stato eletto per la prima volta nel 2002, al parlamento statale di Rio de Janeiro, e da allora ha sempre ottenuto il seggio che voleva (attualmente al Senato), con l’eccezione di quando arrivò quarto alle elezioni per il sindaco di Rio nel 2016.

I risultati del primo turno hanno riflesso, in parte, la biografia dei candidati.

Lula ha vinto in 12 stati tra cui quelli del nordest di cui è originario, tendenzialmente più poveri. Bolsonaro in 14, prendendosi il sud benestante. Lula ha fatto registrare un vantaggio di 20 punti percentuali tra gli elettori con livelli d’istruzione più bassi, di 15 tra quelli più poveri e di 10 tra i cattolici: è cattolico e la religione ha ancora un peso nella società e nella politica. Bolsonaro invece lo ha staccato di 15 punti nella classe media e di 33 tra i cristiani evangelici come lui, che sono sempre più numerosi e influenti, e in genere condividono la visione ultraconservatrice della destra bolsonarista.

Un cartello che dice «Fuori Lula, fuori il PT», cioè il suo partito, durante una manifestazione della destra a Manaus, il 19 ottobre (EPA/RAPHAEL ALVES)

Un cartello che dice «Fuori Lula, fuori il PT», cioè il suo partito, durante una manifestazione della destra a Manaus, il 19 ottobre (EPA/RAPHAEL ALVES)

Entrambi i candidati hanno cercato un punto debole nel programma dell’avversario, per battere soprattutto lì: quello di Lula è probabilmente la sicurezza, quello di Bolsonaro la discrepanza tra le promesse di ridurre la spesa pubblica e quelle evasive di mantenere i programmi sociali più popolari introdotti da Lula.

Sul primo punto, Bolsonaro ripropone la retorica “legge e ordine” che negli ultimi anni ha funzionato elettoralmente in vari altri paesi dell’America Latina. Vuole costruire prigioni enormi sul modello di quelle di El Salvador di Nayib Bukele; impiegare l’esercito nella lotta al narcotraffico e abbassare fino a 14 anni l’età della responsabilità penale. Questo approccio incontra la percezione di insicurezza diffusa nell’elettorato, soprattutto per il radicamento di bande armate e gruppi criminali transnazionali.

Macchine per il voto elettronico a Brasilia, il 20 ottobre (AP Photo/Eraldo Peres)

Macchine per il voto elettronico a Brasilia, il 20 ottobre (AP Photo/Eraldo Peres)

Storicamente la sinistra di Lula aveva insistito sulla necessità di accompagnare la repressione alla prevenzione e a programmi sociali per ridurre la povertà. Nella fase finale della campagna Lula ha corretto il tiro per recuperare consensi, per esempio si è detto d’accordo ad abbassare fino a 16 anni l’età della responsabilità penale per i crimini più gravi. Inizialmente invece si era concentrato sul raccontare Bolsonaro come un pericolo per la democrazia, visto che darebbe la grazia al padre e alle persone condannate per il tentato golpe del 2022.

Sul secondo punto, Lula ha rinfacciato la vicinanza di Bolsonaro a Javier Milei, per sostenere che copierebbe i tagli alla spesa pubblica del presidente ultraliberista dell’Argentina. Bolsonaro ha effettivamente promesso di razionalizzare la spesa pubblica alla Milei ma, incalzato da Lula, ha pure sostenuto che manterrebbe diversi programmi sociali, a partire dai sussidi mensili di Bolsa Família che Lula introdusse durante il primo mandato nel 2003.

– Leggi anche: La “uberizzazione” dell’economia brasiliana ha messo in difficoltà Lula

Peraltro negli ultimi mesi, in ottica elettorale, Lula aveva potenziato vari sussidi: quelli di Bolsa Família per esempio sono aumentati del 15 per cento. Questo ha contribuito a portare il debito pubblico fino all’82 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL), lasciando meno spazio di manovra al prossimo presidente, chiunque sarà. Dopo il primo turno tra l’altro Lula ha fatto una serie di nuovi annunci onerosi, come rendere gratuiti i mezzi pubblici nel weekend.

Malgrado i programmi sociali e i buoni risultati economici del Brasile, quasi un brasiliano su due pensa che l’economia sia peggiorata, e anche questa percezione è un problema per Lula. Nei sondaggi, come detto, il distacco con Bolsonaro è inferiore al margine d’errore. In uno degli ultimi fatti prima del ballottaggio, che però non riguardava le intenzioni di voto ma le aspettative, le persone preoccupate per il ritorno al potere dei Bolsonaro (44 per cento) hanno superato quelle preoccupate che Lula restasse presidente (42 per cento) per la prima volta da agosto.