Quanta stop motion c’è nella stop motion di oggi
Per chi se lo chiederà andando a vedere “Wildwood” al cinema e per chi se l'era già chiesto
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Wildwood – I segreti del bosco proibito esce al cinema in Italia questa settimana ed è un buon esempio di come si faccia oggi l’animazione in stop motion. Allo stesso tempo è un film che sarebbe stato impossibile fare solo in stop motion, e cioè senza aiuto del digitale.
L’animazione in stop motion è una tecnica nata insieme al cinema. Prevede che veri pupazzi vengano mossi in veri ambienti in miniatura, facendo foto che costituiranno i fotogrammi del video (ogni secondo contiene 24 fotogrammi). Da quando negli anni Duemila la computer grafica ha iniziato a costare meno e a essere usata in maniera massiccia, i cartoni in stop motion non sono scomparsi ma sono diventati sempre più digitali. Vedendo un film come Wildwood al cinema viene quindi spontaneo chiedersi quanta stop motion ci sia effettivamente. La risposta è complicata e cambia da film a film, ma in linea di massima si può dire che ce n’è ancora molta.
Wildwood è stato prodotto da uno dei pochissimi grandi studi di animazione in stop motion che esistono nel mondo, la Laika. Un altro molto noto è Aardman, quello di Wallace e Gromit, Shaun, vita da pecora e Galline in fuga. Il film è tratto dal libro omonimo di Colin Meloy (anche noto per essere il cantante dei Decemberists) in cui due bambini si addentrano in un bosco magico che contiene un mondo vastissimo, per recuperare il fratello neonato di una dei due, rapito da una banda di corvi. La vastità di questo mondo, le sue creature e gli effetti di luce, d’acqua e di folla sono resi anche grazie alla computer grafica.
Come avviene nei film con attori in carne e ossa, anche in quelli in stop motion i ritocchi digitali sono pratica comune. Ma non sostituiscono del tutto il lavoro artigianale: i pupazzi sono ancora mossi un fotogramma alla volta, i loro vestiti sono effettivamente cuciti uno a uno, e via dicendo. Il digitale sveltisce certi processi e aiuta nelle parti più spettacolari. Per esempio nelle scene di massa, quelle con tanti pupazzi, i personaggi secondari (le comparse) sono quasi sempre personaggi digitali e non pupazzi sul set. Oppure sono digitali gli effetti di illuminazione realistici, la nebbia e in certi casi anche l’acqua (che è complicato muovere un fotogramma alla volta).

Una scena di Wildwood (Fathom Entertainment / Courtesy Everett Collection)
La Laika è una pioniera del digitale nella stop motion. Lo studio è diventato noto con il suo primo film, Coraline e la porta magica, in cui già innovava molto il processo produttivo. Per esempio, è loro l’idea di usare stampanti 3D per creare le diverse espressioni dei pupazzi: la faccia di ogni personaggio ha la parte inferiore (quella di naso, bocca e guance) rimovibile. Quindi per ogni personaggio ci sono tante “parti di sotto” della faccia che corrispondono a diverse espressioni o posizioni della bocca, da usare per farli parlare o esprimere sentimenti. Questo implica che si crei una linea a metà del viso che separa la parte fissa da quella mobile, linea che nel film finito non c’è perché viene rimossa in postproduzione con il ritocco digitale.
La stop motion nasce insieme al cinema e per decenni è stata usata per gli effetti speciali. Già in film come Il mondo perduto (1925) o King Kong (1933) mostri e creature erano animati così, e la tecnica era usata ancora alla fine degli anni Settanta, per esempio nei primi film della trilogia di Guerre stellari per far muovere giganteschi mezzi da guerra o creature aliene in modi all’epoca realistici. I lungometraggi ad alto budget realizzati tutti in stop motion hanno cominciato a guadagnare pubblico negli anni Novanta, contemporaneamente alla nascita – con Toy Story – dei film in computer grafica. Nel 1993 Nightmare Before Christmas, ideato e prodotto da Tim Burton e diretto da Henry Selick, era stato l’apripista.
Per fare un film in stop motion si impiega lo stesso tempo necessario a farne uno in computer grafica: circa 3 o 4 anni di lavorazione. In una settimana un singolo animatore realizza più o meno 4 secondi di film.
Richiede però più pazienza. Come detto gli animatori spostano manualmente oggetti e personaggi 24 volte per ogni secondo e, se si commette un errore al ventesimo movimento di un’inquadratura, bisogna rifarla da capo perché i movimenti devono essere coerenti e non si può riportare il set a come era al movimento precedente, ma solo all’inizio della scena.
Su un singolo set in stop motion lavorano uno o due animatori alla volta e intorno a loro poco meno di 20 persone tra regista, direttore della fotografia, chi crea i pupazzi, scenografi, chi crea i supporti che tengono eretti i pupazzi, tecnici delle luci, produttori e compositing artist che lavorano alla parte digitale. Per risparmiare di solito si lavora su più set contemporaneamente, anche nello stesso grande ambiente: così si aumentano gli animatori ma non chi fa la supervisione.
Non ci sono molte buone ragioni per fare un lungometraggio in stop motion da quando esiste l’animazione digitale, che non ha quasi limiti e ha dimostrato di incassare di più al botteghino. Ciononostante viene considerata una forma di animazione di grande impatto, non adatta a qualsiasi storia ma estremamente coinvolgente, proprio perché se ne percepisce la componente artigianale.
Laika è il nome che Phil Knight, il cofondatore di Nike, e suo figlio Travis diedero ai Will Vinton Studios quando li acquisirono nel 2005 con un investimento considerevole. Per incassare di più e aumentare le potenzialità della stop motion lo studio ha da sempre adottato un approccio ibrido. I suoi film, come Kubo e la spada magica, ParaNorman, Boxtrolls o Mister Link, sono concepiti sapendo di poter usare la computer grafica come supporto.
Questa idea di animazione ibrida permette di rappresentare sequenze molto elaborate e fare quindi scene particolarmente spettacolari. Wildwood in questo senso è un film in stop motion che non ha nessun limite. Per farlo la Laika ha dovuto estendere i propri studi, così da ospitare 136 set diversi in cui muovere un totale di 231 pupazzi. Alcuni set erano così grandi che un animatore poteva camminarci dentro. È il massimo dell’artigianalità ma al tempo stesso quasi ogni scena di Wildwood contiene ritocchi digitali, che si tratti di un personaggio in più aggiunto sullo sfondo, della rimozione dei sostegni che tengono eretti i personaggi, di fumo, esplosioni o anche solo di un’estensione digitale dello sfondo.
Paradossalmente la tecnologia oggi viene usata per pulire l’animazione in stop motion al punto da renderla, volendo, indistinguibile da quella in computer grafica: per esempio rendendo più fluidi e meno “scattosi” i movimenti dei pupazzi. Questo tuttavia finirebbe per far apparire un film girato in stop motion uguale a uno in computer grafica, privandolo del suo elemento di fascino principale. Dopo anni di perfezionamento della stop motion, quindi, quello che si cerca di fare oggi è il contrario: mantenere i suoi difetti e il suo aspetto analogico, che sono ciò che la rende unica.



