Vecchi abbienti e giovani attraenti

«Con Paolo ci dicevamo anche che gli uomini abbienti e i giovani attraenti si osservano con disprezzo a vicenda. Entrambi si illudono di avere il controllo, ma nessuna delle due parti potrebbe fare a meno dell’altra»

Eugène Jansson, The Marine Bath House (o Naval Bathhouse o Flottans badhus), 1907. Galleria Thielska, Stoccolma (Fine Art Images/Heritage Images/Getty Images)

Eugène Jansson, The Marine Bath House (o Naval Bathhouse o Flottans badhus), 1907. Galleria Thielska, Stoccolma (Fine Art Images/Heritage Images/Getty Images)
Francesco Avallone
Francesco Avallone

È laureato in psicologia e ha un dottorato in Family Medicine & Primary Care alla McGill University, dove si occupa di HIV e salute sessuale. Ha collaborato con Rolling Stone Italia, Il Tascabile e Lucy - Sulla cultura.

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Una sera di qualche anno fa, quando vivevo a Montreal, in Canada, Martin, un amico di amici, mi invitò a casa sua. Parlammo del più e del meno, dei nostri lavori. Faceva il drammaturgo, stava lavorando a uno spettacolo finanziato dal governo del Quebec. Mi raccontò che per il resto si manteneva prostituendosi e che, lavorando solo un paio di giorni al mese, guadagnava tutto ciò di cui aveva bisogno. Per il sesso completo si faceva pagare tra i 300 e i 400 dollari canadesi (circa 200 euro). Certo, non gli piaceva farlo, ma i suoi clienti erano tutto sommato uomini tranquilli, per lo più anziani e benestanti.

Tornato a casa, cercai il suo profilo su un sito di escort uomini. Non lo trovavo particolarmente bello, ma pensavo che avesse molto fascino, al di là della sua resting bitch face. Mi colpiva la sua energia sessuale, che emergeva soprattutto durante le sue performance teatrali. Sapeva come usare la propria sessualità per ottenere soldi e risorse – come quando la sua casa andò a fuoco e riuscì a recuperare le spese con una colletta su GoFundMe.

Mi sono spesso chiesto cosa desse a persone come Martin quel tipo di potere. Una risposta l’ho trovata in quella che in psicologia sociale si chiama Sexual Economics, che però fino a ora si è concentrata sul comportamento eterosessuale. Secondo questa teoria, generalizzando, il sesso è una risorsa che le donne possiedono e gli uomini cercano di ottenere. Si basa su un principio economico: chi desidera qualcosa meno di un altro ha maggiore potere di negoziare rispetto a chi lo desidera di più.

Gli autori sostengono che gli uomini siano generalmente più motivati delle donne a perseguire il sesso, in termini di frequenza desiderata e di quanto sono disposti a rischiare per ottenerlo. Questo squilibrio spiegherebbe perché le società tendono a caricare di valore la sessualità femminile (si pensi alla verginità, alla fedeltà, alla castità) e non quella maschile: è una merce rara, quindi preziosa.

Questo squilibrio darebbe inoltre un vantaggio alle donne nel campo della sessualità, che viene definito potere sessuale femminile, utilizzabile per ottenere risorse materiali o immateriali. Al contrario, gli uomini accumulerebbero risorse con lo scopo di fare più sesso.

Una teoria adiacente è quella del capitale erotico della sociologa Catherine Hakim. Alle tre forme di capitale personale – economico, culturale, sociale – teorizzate da Bourdieu, un altro sociologo, Hakim ne aggiunge una quarta: il capitale erotico, fatto di bellezza, sex appeal, presentazione di sé, competenza sessuale.

Già da adolescente avevo notato che il sesso poteva essere una risorsa, quando guardavo le ragazze del mio paese con un misto di ammirazione e invidia: gli uomini le desideravano, e in virtù del desiderio facevano cose per loro. Venivano trattate da ragazze-oggetto, ma avevano il potere di destabilizzare completamente i maschi, rudi e forti finché non le incontravano. Desideravo anche io piacere quanto loro, ma ero consapevole che non poteva succedere in un contesto in cui ero circondato quasi esclusivamente da uomini etero.

Crescendo, mi sono reso conto che il potere sessuale non riguardava solo le ragazze e le donne, ma potevamo usarlo anche noi ragazzi. Ho vissuto per un periodo a Los Angeles, un posto in cui mi sono sentito subito accolto. Ero riuscito a fare amicizia facilmente in un luogo noto per il suo opportunismo, dove, se non hai niente di materiale da offrire (che siano soldi o ingaggi per attori), la gente non mostra alcun interesse per te. Poi una sera il ragazzo di un amico, conosciuto per il suo solito cinismo, mi ha detto: «Be’, ma hai pur sempre il tuo corpo da dare». Lì per lì mi ha indignato. Come si permetteva? Non volevo ammettere che, almeno in parte, aveva ragione.

Il potere sessuale permetteva a molti uomini gay di integrarsi in una città sconosciuta, di entrare in spazi a cui non avrebbero avuto accesso altrimenti. Ce l’avevano i twink, i ventenni di Los Angeles che si presentavano alle feste guidando delle Bentley decapottabili: un regalo generoso dei loro sugar daddy? Alcuni riuscivano a farsi pagare anche solo per ricevere del sesso orale. Su Grindr abbondavano le emoji di rose o diamanti per indicare la propria disponibilità a fare sesso in cambio di soldi. Farlo gratis, poi, era tutt’altro che difficile.

Niente di tutto questo succede alla maggior parte degli uomini a cui piacciono esclusivamente le donne – il corpo giovane di un ragazzo trova compratori quasi solo tra altri uomini. Esistono le donne clienti di escort uomini, quelle che viaggiano in Giamaica o in Africa per fare turismo sessuale, ma restano una minoranza. Difatti, gli uomini etero che vogliono ricevere attenzioni o soldi per la propria sessualità – penso agli attori porno gay for pay, ai ballerini negli strip club gay di Montreal – devono spesso rivolgersi a un pubblico maschile.

È lo stesso tema sollevato nella polemica di diversi mesi fa tra Fabrizio Corona e Alfonso Signorini. Secondo Corona, per alcuni giovani l’ingresso nel mondo della televisione seguirebbe logiche precise, erotiche, dunque estranee a qualunque criterio di talento o merito. Non mi sembrava una novità.

Il do ut des è parte fondante della storia dello spettacolo, forse di Mediaset, certamente di Hollywood, come di molti altri settori. Negli Stati Uniti l’indignazione per questa dinamica è culminata nel movimento #MeToo nel 2017, che si scagliava contro i molti uomini che usavano il proprio potere per ottenere prestazioni sessuali. Non si parlava d’altro, ma a Los Angeles non era raro sentire ragazze e ragazzi dire apertamente che sarebbero stati disposti ad andare a letto con le persone giuste pur di vedere la propria presunta arte riconosciuta.

– Leggi anche: Quanto fa male il chemsex? di Francesco Avallone

Secondo alcuni amici, anche i ventenni che si prestavano volontariamente a questo scambio andavano considerati vittime, esattamente come le ragazze nella stessa situazione. Dopo tutto, si trovavano in una posizione subalterna rispetto all’influenza mediatica, economica e sociale degli uomini potenti che li approcciavano. Altri, al contrario, sottolineavano che quei giovani sembravano tutt’altro che vittime ingenue, anzi, non erano altro che “marchette”, pienamente consapevoli delle dinamiche in gioco, capaci di stuzzicare gli uomini più potenti con lo scopo di perseguire i propri obiettivi.

Da parte mia, ero scettico sui discorsi che volevano relegare le donne e le minoranze sessuali allo status di vittime perpetue. Mi sembrava semplicemente l’ennesimo esempio dello scambio tra potere sessuale e potere economico. Da un lato ci sono giovani, talvolta senza alcun talento particolare, disposti a tutto pur di diventare famosi, che sanno di poter contare sulla propria attrattività. Dall’altro, uomini anziani, potenti, spesso non più attraenti, disposti a pagare anche tanto – in termini di soldi, reputazione – pur di fare sesso con persone più giovani.

È un tema che viene esplorato nell’ultima stagione di Euphoria: una delle critiche più feroci alla serie ha riguardato la sua presunta misoginia, dato che una buona parte dei personaggi femminili svolge qualche forma di lavoro sessuale: stripper, modella su OnlyFans, manager di una modella su OnlyFans, sugar baby. Ma è proprio attraverso il lavoro sessuale che le protagoniste riescono a ottenere una serie di risorse: un lavoro stabile e redditizio, un attico nel centro di Los Angeles, l’indipendenza da un marito indebitato. Dall’altra parte ci sono i rischi: quello di subire violenza sessuale, di essere viste come oggetti da sfruttare, di finire vittime di tratta. Gli uomini, invece, sono quasi tutti ricchissimi, ma la loro ricchezza non è gratis: sono fragili, rischiano di essere uccisi o di perdere tutto. Sono deboli, pur nella loro potenza economica.

Tempo fa chiesi a un amico, Paolo, chi, secondo lui, avesse più potere tra Berlusconi e le Olgettine. Mi disse che il vero potere era quello di Berlusconi, con i suoi soldi infiniti – una risorsa ben più rara della bellezza e della gioventù delle Olgettine. Probabilmente aveva ragione, ma, guardando Loro di Sorrentino, che parla degli scandali sessuali di Berlusconi (film guarda caso ormai introvabile in Italia), avrei scelto mille volte di avere il fascino delle Olgettine – soprattutto del personaggio di Kasia Smutniak – piuttosto che i soldi degli imprenditori e dei politici della cricca di Berlusconi.

Questi ultimi saranno anche stati più potenti nei fatti, ma le responsabilità e i rischi che questo potere si porta dietro, insieme alla loro totale mancanza di attrattività fisica, mi sembravano tutt’altro che desiderabili. Nel film, poi, il personaggio di Riccardo Scamarcio, un imprenditore machiavellico, ha bisogno proprio del potere sessuale di un esercito di escort per arrivare a Berlusconi e ottenere i suoi obiettivi economici e di status. Il sesso apre porte che il denaro e l’influenza da soli non riescono ad aprire.

Paolo era bello di quella bellezza che piace proprio a tutti, tanto che durante gli anni dell’università fu contattato su Instagram da una nota figura televisiva italiana. Quest’uomo, di vari decenni più grande, lo portava fuori a cena, gli faceva da mentore, a volte andavano anche in vacanza insieme. Diceva di stimare Paolo per il suo intelletto, ma sospettavo che volesse soprattutto un accesso alla sua gioventù e alla sua bellezza. Paolo, dal canto suo, voleva un assaggio della fama e del potere di quell’uomo. Lo mettevo in guardia e mi terrorizzava l’idea di conoscere quell’uomo di persona, mi sembrava plausibile che presto avrebbe preteso qualcosa in cambio. Ero sicuro che avvicinarsi a certi uomini, andare a casa loro, non poteva che aprire la porta a una serie di aspettative e richieste.

Con Paolo ci dicevamo anche che le due parti – gli uomini abbienti e i giovani attraenti – si osservano con disprezzo a vicenda. Da un lato ci sono i più grandi che guardano i più giovani con sdegno – se penso ad alcune delle persone che più mi hanno fatto soffrire durante i miei vent’anni, sono quegli uomini gay di quaranta, cinquant’anni che mi hanno trattato con sufficienza, sminuendomi.

Dall’altro, ci sono i giovani che spesso provano repulsione, deridono l’aspetto fisico dei vecchi, i loro corpi e, nel peggiore dei casi, li pensano come persone da sfruttare quanto più possibile. Disprezzano, di questi uomini, il desiderio che, quando non si è più giovani e belli, viene percepito automaticamente come qualcosa di grottesco e predatorio, e la sua espressione porta con sé il rischio dell’umiliazione. Entrambe le parti si illudono di avere il controllo, di tenere l’altra in pugno. Ma nessuna delle due potrebbe fare a meno dell’altra; anzi, ammira e invidia nell’altra esattamente ciò che le manca.

Anche io ero consapevole di certe dinamiche, che mi affascinavano e intimorivano allo stesso tempo. Anche io volevo sentirmi potente grazie alla mia sessualità. In fondo ammiravo il coraggio e l’assenza di vergogna dei miei coetanei che si prostituivano, facevano porno, avevano uno sugar daddy, gestivano un account OnlyFans, o semplicemente si muovevano nel mondo grazie alla loro seduttività. Dopotutto, cosa c’era da vergognarsi? Erano belli, sexy, mi sembrava sensato che si esponessero in quel modo. Anche io in fondo volevo essere come loro, come Martin, il mio amico canadese, che lavorava pochi giorni al mese e mi sembrava così forte e sicuro di sé – di certo non uno sprovveduto o una vittima. Se non l’ho fatto è perché non sarei riuscito a correre certi rischi: quello di subire violenze, di espormi online in un certo modo, di interagire con uomini ricchi per cui provavo repulsione.

A molti piacciono le cose che luccicano e si illudono che questi rischi non li toccheranno. Certo, ci sono uomini che se ne approfittano e il cui comportamento può essere tutt’altro che morale, ma non trascurerei il fatto che spesso, nell’entrare in certe dinamiche, entrambe le parti hanno delle responsabilità. È normale desiderare e voler usare il potere sessuale, ma è pur vero che non si può uscire da uno scambio senza pagare un prezzo.

– Leggi anche: Perché molti uomini gay sono ossessionati dalla propria bellezza, di Francesco Avallone

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