E quindi cosa faranno i 500 soldati in più a Milano?
Di fatto quello che già facevano gli altri dell'operazione “Strade Sicure”, perché non avranno poteri equiparati a quelli della polizia
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Martedì, dopo i disordini avvenuti in alcune città nel fine settimana, il governo ha approvato un decreto-legge sulla sicurezza che prevede il potenziamento dell’operazione “Strade Sicure” e l’impiego a Milano di altri 500 soldati fino al 31 dicembre. La proposta iniziale era di permettere ai militari di operare come la polizia e gestire l’ordine pubblico, ma non è passata, perché il presidente della Repubblica Sergio Mattarella era contrario e anche per alcune perplessità interne alla maggioranza.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto si è detto «deluso e preoccupato» dalla decisione e in Consiglio dei ministri ha detto: «Dovete spiegarmi cosa farà l’esercito, a questo punto». L’esercito, in effetti, continuerà a fare quello che già faceva.
L’operazione “Strade Sicure” fu introdotta nel 2008 dal governo di Silvio Berlusconi con l’obiettivo non dichiarato di sopperire temporaneamente e in via straordinaria alle carenze di organico nella polizia di Stato. L’idea era anche che l’operazione dovesse durare sei mesi, ma non fu così: in parte per motivi economici (un aumento di organico nella polizia comporterebbe dei costi, mentre gli stipendi dei soldati dell’esercito sono già a bilancio); in parte per motivi elettorali, perché uno smantellamento totale o parziale di “Strade Sicure” è sempre stato percepito come un disimpegno rispetto alle necessità di garantire la sicurezza nelle città.
Anzi, l’organico dell’operazione negli anni è aumentato: da circa 3.000 soldati per sei mesi si è arrivati, nel 2023, a 6.000 soldati.
I militari non sono comunque sovrapponibili alla polizia e non lo sono mai stati, nemmeno dentro l’operazione “Strade Sicure”. Sono equiparati ad agenti di pubblica sicurezza e possono quindi vigilare sugli obiettivi sensibili (come sedi di istituzioni, ambasciate o edifici religiosi), controllare il territorio e identificare le persone, ma solo di fronte a un rischio concreto per l’incolumità pubblica. Non possono invece svolgere le funzioni attribuite agli agenti e agli ufficiali di polizia giudiziaria (cioè, in sostanza, tutti gli altri corpi di pubblica sicurezza come polizia, carabinieri, guardia di finanza). Non possono quindi arrestare persone, fare indagini, raccogliere prove o scrivere verbali per trasmettere informazioni direttamente all’autorità giudiziaria.
– Leggi anche: L’uso di soldati per l’ordine pubblico nelle città è un’anomalia italiana
L’obiettivo di Crosetto, con il nuovo decreto-legge sulla sicurezza, era attribuire per tre mesi ai militari i poteri di polizia giudiziaria. Ma Sergio Mattarella, che ha il comando delle forze armate, e i giuristi del Quirinale hanno ricordato al governo la separazione tra i militari in senso stretto, che non hanno una formazione adeguata in materia di pubblica sicurezza, e gli agenti che invece alla pubblica sicurezza sono preposti.
Erano contrari agli aumenti di funzioni dei militari anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il capo della polizia Vittorio Pisani, così come i sindacati più rappresentativi della polizia, che chiedono maggiori investimenti, non più militari nelle città. Queste posizioni hanno alla fine prevalso.
Il governo quindi ha fatto sapere che i 500 soldati che arriveranno a Milano saranno operativi per i «pattuglioni misti» con le forze dell’ordine. Piantedosi ha detto che verranno «messi a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza, per concorrere ai servizi che dovranno essere svolti nella città di Milano per il controllo del territorio e la sicurezza pubblica di quella città». Sostanzialmente significa che, nell’ottica del governo, aumenteranno la percezione di sicurezza ma continueranno ad avere funzioni complementari: accompagneranno e saranno di supporto agli agenti e agli ufficiali di polizia giudiziaria, che resteranno però i soli a poter intervenire, eseguire fermi e condurre indagini.



