Cos’altro può fare LeBron James?
Nella sua 24esima stagione può migliorare alcuni dei suoi tanti record, provare a farne di nuovi e anche evitare di peggiorare certe sue statistiche
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Il basket è uno sport più misurabile di molti altri e l’NBA, il campionato più competitivo del mondo, è anche quello che sa misurarlo meglio di tutti, con una quantità di dati e statistiche forse senza paragoni, a volte persino troppo capillari e quasi superflui. Questi numeri aiutano a leggere meglio il gioco di una squadra, ma anche a capire la dimensione di un giocatore rispetto ad altri.
Per esempio, le statistiche di LeBron James – che nella notte tra martedì e mercoledì inizierà con i Philadelphia 76ers la sua 24esima stagione in NBA – sono uno dei modi più chiari per capire quanto sia stato dominante, costante e longevo nei suoi primi 23 anni di carriera, dal 2003 al 2026. E sono anche uno dei tanti motivi per cui viene considerato tra i due o tre giocatori più forti di sempre, se non il più forte.
Allo stesso tempo, viene da chiedersi a cos’altro possa aspirare, e quali altri record possa battere, un giocatore che ha già dimostrato praticamente tutto e che si proclama spesso “il re” del basket. C’è il rischio, anzi, che le sue statistiche eccezionali, e la continuità che ha mantenuto dai 18 ai 41 anni, vengano un po’ incrinate dalla (o dalle: ha due anni di contratto con Philadelphia) stagione che verrà.
Il primo, più importante obiettivo di James è vincere di nuovo l’NBA: è uno dei quattro giocatori ad avercela già fatta con tre squadre diverse (due volte con i Miami Heat, una volta con i Cleveland Cavaliers e un’altra con i Los Angeles Lakers); nessuno ce l’ha mai fatta con quattro.

LeBron James dopo aver vinto l’NBA con i Lakers nel 2020 (AP Photo/Mark J. Terrill)
Nella guida ufficiale dell’NBA, aggiornata ogni anno con tutti i record della lega, il cognome di James compare di continuo: quasi sempre come il giocatore più giovane e/o più anziano ad aver raggiunto un certo traguardo. Ma ci sono record più assoluti.
Per esempio James è il miglior marcatore nella storia dell’NBA con 43.440 punti complessivi. Lo diventò nel 2023, quando superò i 38.387 punti di Kareem Abdul-Jabbar, un record rimasto imbattuto per quasi quarant’anni e che molti appassionati consideravano irraggiungibile.
Tornando ai punti, James ha fatto così tanti canestri che se anche tutte le sue triple fossero valse due punti, sarebbe lo stesso il detentore di questo record. A parte la sua stagione d’esordio, dopotutto, ha sempre avuto una percentuale realizzativa più alta della media.
E questi sono solo i suoi punti fatti in regular season, cioè senza contare i playoff, le fasi finali del campionato, che non tutti i giocatori disputano con continuità e che per questo di solito non vengono presi in considerazione. Tenendone conto, James diventa persino il miglior realizzatore della storia del basket, con 51.961 punti, più di qualsiasi altro giocatore della storia (perlomeno tra quelli di cui risultano statistiche ufficiali).
James detiene moltissimi altri record, se si parla di canestri: quello di partite consecutive in cui ha segnato 10 punti o più. Ne ha fatte 1.297 (la serie si è interrotta lo scorso dicembre), con Michael Jordan secondo con 866. È impressionante, se si pensa che solo 25 giocatori nella storia dell’NBA hanno giocato più di 1.297 partite.
Non è stato comunque solo un giocatore capace di segnare tanto, ma anche un “playmaker nel corpo di un’ala”, come lo avevano presentato certi giornalisti e appassionati prima ancora che arrivasse in NBA. Con i suoi 206 centimetri per 113 chili è stato un atleta capace di attaccare con grande esplosività, difendere, prendere rimbalzi e allo stesso tempo impostare il gioco e fare ottimi passaggi; con il passare del tempo è diventato sempre più bravo e predisposto a far segnare i compagni. Ha dimostrato insomma di essere un giocatore completo, forse il più completo di tutti.
Oltre a essere il miglior realizzatore dell’NBA, infatti, è anche quello con la migliore combinazione di statistiche non legate ai punti. Per esempio, è anche il quarto giocatore per assist nella storia della lega, sotto però tre giocatori – John Stockton, Chris Paul, Jason Kidd – che sono sempre stati quasi solo dei playmaker, cioè giocatori chiamati soprattutto a passare la palla; James nel frattempo faceva un po’ di tutto.
Nella sua 24esima stagione diventerà quasi certamente il terzo, e se facesse circa 6,5 assist di media a partita giocandole tutte raggiungerebbe anche il secondo, Chris Paul.
James è anche l’unico giocatore della storia capace di fare in regular season più di 30mila punti, più di 10mila assist e più di 10mila rimbalzi. Sono i recuperi palla sotto canestro dopo i tiri sbagliati: James ne ha totalizzati 12.095, che lo rendono il 23esimo miglior rimbalzista di sempre. Di poco sopra Dennis Rodman, considerato uno dei migliori giocatori di sempre in questo fondamentale. In questo, come in altre statistiche assolute, pesa il fatto che LeBron abbia giocato molte più partite di altri, il che è evidentemente un simbolo della sua longevità.
E ancora, James è uno dei tre giocatori nella storia dell’NBA ad aver registrato almeno 2.000 palle rubate e 1.000 stoppate, a dimostrazione delle sue grandi qualità difensive. Gli altri due sono Hakeem Olajuwon e Karl Malone, che negli anni Ottanta e Novanta erano tra i giocatori fisicamente più dominanti del campionato.
Quest’anno James potrebbe (dovrebbe, anzi) battere un altro storico record di Kareem Abdul-Jabbar, quello delle vittorie in regular season: gliene mancano 27.
Le combinazioni dei suoi record sono tantissime e tutte raccolte in questa lunga e aggiornata pagina di Wikipedia, dove si trovano pure record abbastanza assurdi e inutili. Indovinate chi è il giocatore ad aver segnato complessivamente più punti nel giorno del suo compleanno?
Probabilmente James è anche il giocatore dell’NBA su cui sono stati fatti più meme, e cantate più canzoni.
Una buona sintesi, però, è che su 1.622 partite giocate in NBA (un altro record) James ha fatto in media 26,8 punti, 7,5 rimbalzi, 7,4 assist, 1,5 palle rubate e 0,7 stoppate. Ha mantenuto cioè per 23 anni numeri eccezionali anche per una sola annata: nella scorsa stagione di NBA solo otto giocatori sono andati oltre i 26,8 punti di media.
James, in sintesi, è stato capace di mantenere un rendimento altissimo per 23 anni, senza mai scendere sotto le 45 partite giocate a stagione. È l’effetto della cura maniacale che ha sempre avuto per il suo fisico, che gli ha permesso di giocare contro più di un terzo dei giocatori nella storia dell’NBA. E in squadra assieme a suo figlio Bronny, nei Lakers.
In questo senso, c’è un altro dato davvero impressionante: il giocatore più vecchio contro cui ha giocato James, Kevin Willis, è nato nel 1962, il più giovane nel 2006.
Eppure a James serve ancora tempo per diventare il più vecchio giocatore della storia della lega. Dovesse finire questa stagione senza infortuni, supererebbe (ancora) Kareem Abdul-Jabbar.
Avere buone statistiche o giocare per così tanto tempo, però, non significa sempre essere decisivo. Soprattutto in un campionato dove i giocatori sono spesso accusati di fare stat padding, cioè di anteporre le proprie statistiche personali alle necessità della squadra, forzando giocate poco utili o sensate per quanto sta succedendo nella partita.
Non è il caso di James, che – con rarissime e brevi eccezioni, concentrate soprattutto all’inizio della carriera – ha sempre migliorato il gioco della sua squadra. Ci sono statistiche avanzate che lo dimostrano: la più completa è il Value Over Replacement Player (VORP), che misura l’impatto di un giocatore rispetto a un sostituto di abilità comuni. Più questo numero è alto, più un giocatore è decisivo per una squadra. James è primo in questa classifica con un punteggio di 159,39, oltre 40 punti in più di Michael Jordan, secondo.
Che James sia un giocatore decisivo, però, lo dimostrano anche i fatti. Ha portato quasi sempre ai playoff, e spesso fino alle finali di NBA, tutte e tre le squadre con cui ha giocato: i Cleveland Cavaliers, i Miami Heat e i Los Angeles Lakers. E non ha sempre avuto compagni di squadra così forti.
LeBron James ha partecipato a 10 finali NBA, vincendone 4: significa aver preso parte al 12,5 per cento di tutte le 80 finali disputate finora. In altre parole, ha giocato più finali di 27 squadre su 30: solo Boston Celtics, Lakers e Golden State Warriors ne hanno disputate di più. Secondo i calcoli di Opta, James ha pure vinto più partite ai playoff (188, un altro record) di altre 21 squadre.
È anche il giocatore che ai playoff (cioè quando conta di più) ha fatto il maggior numero di canestri decisivi, cioè segnati nei secondi finali e determinanti per cambiare il risultato: 5, contro i 3 di Michael Jordan, l’unico altro giocatore che ne ha fatti più di 2. L’ultimo di questi canestri arrivò nel 2018, contro i Toronto Raptors.
Anche durante i playoff della scorsa stagione, giocati con i Lakers senza i suoi due compagni di squadra più giovani e più forti, James era stato determinante.
Questi numeri e questi canestri da soli non fanno di LeBron James il più forte giocatore di sempre. Dopotutto c’è pure chi ha vinto più MVP (il premio di miglior giocatore del campionato), chi ha vinto più volte l’NBA e chi ha cambiato di più il modo di giocare a basket.
Di certo, però, queste statistiche fanno capire la dimensione, la completezza, la competitività e la costanza di James. E suggeriscono che, nonostante i 41 anni e qualche acciacco fisico, possa ancora competere ad alto livello nel campionato più importante del mondo: magari non sempre da protagonista, ma con un certo peso.
– Leggi anche: Perché LeBron James ha scelto i Philadelphia 76ers



